De Ficchy Giovanni
Per i conservatori il wokismo ha allontanato i bianchi (che rimangono il nerbo delle Forze armate) e ridotto la prontezza al combattimento.

Martedì di gran fermento a Quantico, Virginia.
La Base dei Marines, che più di un semplice campo di addestramento, è l’epicentro di un’infinità di attività, si prepara ad accogliere circa 800 Generali delle Forze Armate.
Ma attenzione, non sono solo militari in uniforme; qui ci sono anche i geni del DNI, della Counter Intelligence e degli uffici dell’FBI, tutti pronti a discutere di questioni cruciali con lo stesso fervore con cui un adolescente discute della nuova serie Netflix.
A presiedere questo sontuoso incontro sarà niente meno che Peter Hegseth, il noto commentatore televisivo e fervente sostenitore delle tradizionali virtù militari.
E chi meglio di lui per richiamare all’ordine un gruppo così eterogeneo e assortito di alti ufficiali?
Il Commander in Chief, DJT, farà la sua apparizione trionfale, probabilmente con un discorso che promette di essere tanto esplosivo quanto una granata fumogena.
Le agende di questa riunione sembrano essere un mix perfetto di serietà e quella leggera ventata di modernità che fa venire voglia di mettere le mani nei capelli.
Tra i temi caldi ci sarà il recente cambio di “postura” delle Forze Armate americane.
Dall’Ethos militare, dicono, si dovrebbe passare a requisiti fisici e mentali rivisitati, ma non ditelo ai marines, che sono abituati a sopportare ogni tipo di esercitazione e privazione.
È come chiedere a un pesce di imparare a volare: non funziona, eppure ci provano lo stesso.
E poi c’è l’aspetto “woke”.

Oh sì, cari lettori, proprio così!
I temi del DEI (Diversità, Equità e Inclusione) e simili approcci moderni nella formazione militare saranno sicuramente al centro dei discorsi.
Immaginate la scena: un generale in alta uniforme che discute di inclusività sotto un grande stendardo americano.
Meraviglioso, vero?
Sì, perché nulla dice “io difendo la patria” come un dibattito sul linguaggio neutro di genere durante l’addestramento al combattimento.
Certo, Hegseth non mancherà di ricordare a tutti i convenuti il principio fondamentale dell’esercito: obbedire ai propri superiori.
Sarà un momento magico, quasi come sentire un disco rotto che ripete le stesse note. “Se non siete d’accordo, potete sempre rassegnare le dimissioni”, dirà lui, mentre la platea annuisce in un misto di rispetto e incredulità.
Perché, ovviamente, ogni buona discussione su inattesi cambiamenti include sempre un richiamo al dovere e alla disciplina.
Non ci sono altre opzioni, amici miei: o si obbedisce o si lascia.
E parlando di lasciare, fatemi chiarire una cosa: basta con le “fregnacce” dei festini con le drag queen e roba del genere.
Qui non siamo sui set di Hollywood, ma nel cuore pulsante della potenza militare statunitense.
Le drag queen possono essere divertenti e tutto il resto, ma, per favore, non portateli a fare tiri a segno o esercitazioni di combattimento.
Chiaramente, ci sono momenti e luoghi per tutto, e questo probabilmente non è il caso.
Ma nonostante questi toni sarcastici, chi può negare l’importanza di tali riunioni?
Potremo ridere e deridere, ma la verità è che la sicurezza nazionale è una questione seria.
Le decisioni che verranno prese martedì avranno ramificazioni significative per gli Stati Uniti e per il mondo intero.
Gli strategisti dell’Amministrazione discuteranno piani e misure, alcune delle quali potrebbero sembrare eccentriche, altre potrebbero rivelarsi illuminate.

Chi può dirlo?
Carrie, l’analista della CIA, potrebbe alzare la mano per esprimere qualche preoccupazione sulla diversificazione delle unità di combattimento, mentre il generale Smith sbatterà il pugno sul tavolo, affermando che “l’unità è la nostra forza”.
E così scorreranno le ore, tra discussioni accese e qualche battuta infelice, mentre il Commander in Chief annuirà a intermittenza, probabilmente pensando a qualcos’altro o, più probabilmente, ai suoi prossimi tweet.
In questo clima di tensione e di attesa, uno si potrebbe chiedere: quale sarà il risultato finale di questa storica riunione?
E, soprattutto, chi avrà il coraggio di prendere una posizione contro l’establishment?
Di certo non i Generali, abituati a un’organizzazione piramidale dove l’ordine regna sovrano e dissentire è visto con occhi di disapprovazione.
Alla fine della giornata, rimanendo nell’aria di sarcasmo, possiamo tranquillamente affermare che martedì a Quantico non sarà solo un giorno come un altro.
Sarà una sorta di spettacolo di teatro dell’assurdo, dove la realtà supera la fantasia e dove ogni attore, armato di gradi e insigni, avrà il suo minuto di fama.
E mentre ci si aspetta che l’armonia prevalga, nel backstage si sussurrerà di strategie e di chi ha osato sfidare le norme.
Quindi, preparatevi.
A Quantico, nel cuore dell’apparente caos, si sta preparando una tempesta che, purtroppo, non sarà visibile nemmeno con gli occhiali da sole più cool.
