Gli effetti degli attacchi ucraini alle raffinerie russe iniziano a farsi sentire

Nel grande palcoscenico della geopolitica, dove le tensioni si manifestano con colpi di scena degni della migliore opera lirica, la crisi del carburante in Crimea sta assumendo i toni di una tragicommedia.

Mentre nelle “grandi città di serie A” la benzina scorre ancora a fiumi – un lusso per pochi, ma pur sempre un lusso – nelle periferie e nelle città di “seconda scelta”, il panorama è ben diverso.

Qui, le colonne di automobili ai distributori sono lunghe come il Danubio e il razionamento sta diventando la norma.

Dal 1° ottobre, le autorità crimeane hanno pensato bene di intervenire con una nuova misura: il limite di rifornimento è fissato a soli 20 litri per automobilista.

Solo due giorni prima, il limite era stato di 32 litri.

Un passo indietro che, per chi ha una vaga idea di cosa sia la logica, suona più come uno schiaffo che come un gesto di cortesia.

Questo drammatico giro di vite sulla benzina fa capire che qualcosa non va nel regno delle idee brillanti che governano l’economia russa.

E mentre i cittadini non possono nemmeno riempire i loro serbatoi, il conto alla rovescia dei prezzi è già cominciato.

La benzina ha visto il suo prezzo schizzare del 50–60%.

È un bel momento per essere automobilisti in Crimea, lo possiamo dire?

Certo che sì!

Una vera e propria festa dell’auto, ma solo a metà: i russi possono lamentarsi del caro prezzo del carburante e del razionamento, mentre il Cremlino assiste al dramma con un sorriso complice, come un attore che applaude se stesso.

“Oh, quanto mi costerà questo viaggio?” si sentirà dire dai russi quotidianamente, mentre cercano di barcamenarsi tra i vari limiti imposti.

In una situazione di questo tipo, è quasi confortante sapere che esiste un margine di libertà per lamentarsi.

Sì, cari amici, lamentatevi pure!

Il governo ha dato il benestare e, fortunatamente, nessuno vi porterà via in galera per aver osato manifestare il vostro disappunto.

L’importante è non menzionare mai i droni ucraini o le raffinerie distrutte da attacchi aerei, perché quello sarebbe “disfattismo”, e in Russia, si sa, il disfattismo non è proprio visto di buon occhio.

Immaginate una conversazione tra due automobilisti in fila per il rifornimento: “Hai sentito, hanno abbassato il limite a venti litri? Non ci posso credere!”

E l’altro risponde, “E io che pensavo fosse un regalo natalizio anticipato.”

I due si scambiano occhiate complice e in un contesto simile, il sarcasmo diventa la loro arma migliore.

Ma non andiamo troppo lontano con la fantasia.

Su tutto questo scenario aleggia un’interessante ironia: la possibilità di lamentarsi è un diritto che viene concesso, ma solo su determinate condizioni.

Se dovessi pronunciare la parola “droni” in un caffè, beh, probabilmente potresti vederti additato come il nuovo nemico dello Stato.

Ed è qui che scatta la vera magia: i russi possono parlare di tutto, tranne che delle cause reali delle loro difficoltà.

In un contesto come questo, dove anche il razionamento del carburante diventa argomento di conversazione leggera, si potrebbe dire che ci si sta abituando a una nuova normalità.

Le strade deserte sono un segno di tutto ciò che sta accadendo, ma ci si può sempre fermare a ridere (anche se amaramente) di tutto quello che ne consegue.

Mentre i grandi dirigenti russi continuano a promettere una ripresa, gli automobilisti viaggiano nel limbo dei loro serbatoi vuoti, sperando che la benzina rimanga un argomento di conversazione e non un motivo di preoccupazione.

Per ora, le metropoli rimangono ostili al razionamento – almeno finché non sarà il loro turno di affrontare la dura realtà del consumo ridotto.

Quindi, per concludere, nell’eterna danza tra il potere e la popolazione, possiamo solo augurarci di trovare sempre un po’ di carburante per alimentare le nostre auto e, perché no, anche le nostre risate.

E chissà, magari un giorno potremo finalmente discutere liberamente di quegli “orridi droni”, ma fino ad allora, continuiamo a lamentarci della benzina a buon mercato.

Ah, la dolce ironia della vita!

Di Admin

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