
Il 12 ottobre, un giorno che gli italiani in America aspettano con fervore, è un’occasione per riflettere su quanto possa essere straordinaria la storia.
O almeno, lo si crede, mentre ci si prepara a festeggiare il Columbus Day, un tributo che sfida ogni logica.
Ah, Cristoforo Colombo!
L’esploratore genovese che ha messo piede sull’Isola di Guanahani nel lontano 1492, ignaro di aver aperto le porte a una nuova era.
Ma chi ha bisogno di dettagli storici quando si può semplicemente celebrare?
Per gli italoamericani, il Columbus Day è quasi una festa sacra.
Indossano le magliette con l’immagine del loro idolatrato Colombo, totalmente ignari delle complessità legate alla sua figura.

Perché, diciamolo, il valore di un uomo si misura non solo dalle sue azioni, ma anche dalla quantità di spaghetti e pizza che gli italiani hanno portato in America, no?
Un vero colpo di genio: scoprire un continente e, nel contempo, dare vita a una cucina che ha conquistato il mondo.
E chi se ne frega delle conseguenze storiche!
Ma non ci fermiamo qui. A ottobre, in molte città americane, si celebra anche l’Italian Heritage Month.
Un mese intero dedicato a noi, alla nostra cultura, ai nostri valori. Il tutto condito da eventi stravaganti che vanno dai festival gastronomici a parate in cui si sfilano le bandiere tricolori.
Abbiamo l’incredibile opportunità di mettere in risalto il nostro “straordinario” contributo alla costruzione dell’America.
E quale modo migliore di farlo se non attraverso la celebrazione dell’uomo che ha accidentalmente scoperto il continente che ha poi dato assaggi di ciò che significa globalizzazione?
Un vero capolavoro, non c’è che dire.

Eppure, il sarcasmo non nasconde la verità di fondo: il Columbus Day è una celebrazione controversa. Non dimentichiamoci delle voci critiche, quelle che ricordano le atrocità commesse durante le esplorazioni europee.
Ma chi ha voglia di ascoltare tali dettagli quando si può ballare insieme al ritmo di “That’s Amore” e raccontare storie di come gli italiani abbiano “fatto grande l’America”?
La storia ha sempre avuto il suo modo di sovrapporsi alla narrazione popolare, permettendo di affermare che Colombo portò la pizza e la pasta, senza menzionare le sue responsabilità in questioni ben più gravi.
A questo punto, non resta che chiedersi: perché non rendere il 12 ottobre una vera e propria festa di famiglia?
Potremmo organizzare gustosi banchetti di ravioli, bruschette e dolci tipici, con tanto di vino rosso che scorre a fiumi.
Magari, mentre brindiamo alla nostra eredità italiana, potreste anche considerare di vergognarvi un po’ per quello che i nostri antenati hanno combinato.
Ma certo, chi ha tempo per la vergogna quando si può danzare con i tamburi della tradizione?
Il messaggio è chiaro: il Columbus Day è sia una celebrazione sia un argomento delicato, una sorta di pomeriggio di mezza estate con un tocco di arsura.
Un giorno che può trasformarsi in un confronto tra orgoglio etnico e una ricca storia di ingiustizie.
Ma ci piace pensare che, con un po’ di sarcasmo, possiamo affrontare qualsiasi argomento, giusto?
Dunque, mentre preparate le vostre migliori ricette italiane per festeggiare il 12 ottobre, non dimenticate di riflettere, se anche solo per un attimo, su cosa significhi davvero celebrare una figura come Colombo. Magari, durante la parata, provate a domandarvi: “Quante altre ‘scoperte’ avremmo dovuto evitare?”.
Finito il mese di celebrazioni, gli italiani in America, nei loro cuori, porteranno con sé nuove storie, risate e piatti da condividere, mescolando i sapori della tradizione all’ironico brivido della storia.
Perché alla fine, chi può resistere a una buona fetta di torta italiana, mentre si discute animatamente su un passato che continua a influenzare il presente?
E, chissà, magari Colombo avrà finalmente diritto a una bella risata, nel momento in cui ci rendiamo conto che, nonostante tutto, siamo tutti un po’ italiani ora.
