Il 7 ottobre 2023, il presidente russo Vladimir Putin è arrivato a Dushanbe, capitale del Tagikistan, e l’accoglienza che ha ricevuto è stata ben al di sopra delle aspettative.

Ma in un mondo in cui le apparenze contano più della sostanza, la vera domanda è: perché un paese, membro della Corte penale internazionale (CPI), ha deciso di ignorare un mandato d’arresto che lo obbligava a fermare il leader di una delle potenze nucleari mondiali?

La risposta è semplice, ma affascinante: il culto della personalità.

Mentre molti paesi si sentono costretti ad affrontare le conseguenze delle loro scelte politiche, il Tagikistan ha optato per una celebrazione dallo stile quasi aristocratico.

Emomali Rahmon, presidente del Tagikistan, ha dimostrato che non c’è nulla di cui vergognarsi nell’accogliere un leader accusato di crimini di guerra, soprattutto quando questo accoglimento è accompagnato da due tappeti di fiori e una spruzzata di bandiere russe.

“Un tocco di classe”, verrebbe da dire.

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Human Rights Watch ha tentato di sollecitare Dushanbe a negare l’ingresso a Putin o, almeno, a rispettare il mandato d’arresto, suggerendo che “Putin deve comparire davanti al tribunale dell’Aia, non partecipare ai vertici”.

Peccato che il vertice “Asia Centrale – Russia” e la riunione della CSI (Comunità degli Stati Indipendenti) sembrassero aver preso il sopravvento sulla giustizia internazionale.

Evidentemente, la geopolitica può spesso sembrare un grande ballo sul palcoscenico mondiale, e i protagonisti danzano su melodie ben diverse dalle sue note costituzionali.

Dushanbe non ha eseguito il mandato d’arresto, e ciò non è passato inosservato. Naturalmente, Mosca ha a lungo negato le accuse contro Putin, sostenendo che non riconosce la giurisdizione della CPI.

Una posizione che, a dire il vero, è facile da mantenere quando sei circondato da alleati che condividono idee simili.

In questo delicato gioco di potere, il Tagikistan ha scelto di schierarsi decisamente dalla parte del presidente russo, con un certo brio che farebbe arrossire anche i più esperti diplomati di geopolitica.

Ma cosa significa tutto questo per la regione?

Se c’è una cosa che il Tagikistan ha dimostrato con questa scelta è che, in politica, le priorità e i valori possono cambiare più velocemente di un capo d’abbigliamento in un armadio all’inizio di una nuova stagione.

La decorazione della capitale con i colori della bandiera russa è stata solo la ciliegina su una torta già colma di ironia.

Coloro che speravano in un gesto di giustizia sono stati invece accolti da un festival di ossequi e lodi.

Certo, la figura di Rahmon emerge su tutte le altre come un maestro del culto della personalità, probabilmente superando persino Trump in questa gara che nessuno ha richiesto.

Come dire, se stai cercando un modo ingegnoso per approcciare la leadership, segui la ricetta di Rahmon: un mix di adorazione per il potere e una buona dose di indifferenza verso i crimini dei partner internazionali.

Perché, alla fine, è tutta una questione di immagine e vantaggi politici, giusto?

E così, mentre i leader di tutto il mondo si interrogano sul futuro della giustizia internazionale e sulla loro capacità di resistere alla pressione dei loro rapporti diplomatici, il Tagikistan ha trovato la sua strada: un ballo di gala con Putin

. E chi avrebbe mai pensato che dietro la cortina di ferro della giustizia, si nascondesse un palcoscenico di applausi e celebrazioni?

In definitiva, la visita di Putin in Tagikistan serve da monito per tutti quelli che credono nella sovranità della legge e nel potere delle istituzioni.

Se c’è una lezione da apprendere qui, è che la geopolitica non sempre risponde ai principi etici che ci aspetteremmo.

Piuttosto, essa danza sulle note di alleanze strategiche e rispetto reciproco tra leader, dove il diritto internazionale sembra essere poco più di una frase scritta su un foglio di carta.

Mentre ci prepariamo ad assistere agli eventi futuri, resta da vedere come Dushanbe gestirà le eventuali ripercussioni di questa scelta audace.

Ma una cosa è certa: la festa è appena cominciata, e noi siamo soltanto spettatori di un dramma che promette di continuare a stupirci con la sua ironia.

Dopotutto, la bellezza della politica è che offre sempre nuove opportunità per riflettere, ridere e, perché no, anche disperarsi.

Di Admin

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