La morte, nella cultura giapponese, è vista come un momento di transizione. Tuttavia, l’aldilà non è sempre un luogo di pace. Se i rituali funebri non vengono eseguiti correttamente, o se il defunto muore con sentimenti di rabbia, vendetta o dolore, la sua anima potrebbe rimanere intrappolata nel mondo dei vivi. In Oriente due grandi sono le religioni, con miriadi di fedeli:
• Shintoismo: La morte è vista come impura, e i defunti possono diventare kami (spiriti) benevoli o malevoli a seconda delle circostanze.
• Buddismo: La morte è una transizione verso la reincarnazione o l’illuminazione. Tuttavia, le anime che non riescono a lasciare il mondo dei vivi diventano yūrei (spiriti erranti).
Tipologie di non morti e spiriti nel folklore giapponese
A. Yūrei (幽霊) – Gli Spiriti Erranti
Gli yūrei sono forse le entità più simili ai fantasmi occidentali, nel senso che sono spiriti di persone defunte che ritornano nel mondo dei vivi. Sono persone morte in modo violento o tragico, oppure che non hanno ricevuto riti funebri adeguati. Sono vestiti con un kimono bianco funebre (simbolo della morte nel Buddismo). Hanno Lunghi capelli neri sciolti e le mani penzolanti e senza energia. Infine ritornano per risolvere questioni in sospeso o per vendicarsi di coloro che li hanno danneggiati in vita.
Oiwa è uno degli yūrei più famosi della tradizione giapponese, protagonista della leggenda di Yotsuya Kaidan, in cui ritorna per vendicarsi del marito che l’aveva tradita e uccisa.

B. Onryō (怨霊) – Spiriti Vendicativi
Gli onryō sono un tipo specifico di yūrei, caratterizzati dalla loro sete di vendetta. Sono soprattutto spiriti di donne tradite od, in seconda battuta, di persone uccise ingiustamente.
Simili agli yūrei, ma la loro presenza è più inquietante e spesso accompagnata da fenomeni soprannaturali come terremoti, incendi o epidemie. Un esempio famoso è Okiku, la protagonista della leggenda del pozzo di Himeji, è uno onryō che perseguita il suo assassino, apparendo ogni notte per contare piatti fino a farlo impazzire.

C. Gashadokuro (餓者髑髏) – Lo Scheletro Gigante
Il gashadokuro è uno scheletro gigantesco formato dalle ossa delle persone morte di fame o durante le guerre. Questi spiriti tornano nel mondo dei vivi per tormentare i vivi e cercare vendetta.
È letteralmente uno scheletro enorme, spesso invisibile di notte, che appare improvvisamente per attaccare i viaggiatori solitari, decapitandoli o divorandoli. Come facilmente comprensibile, la sua origine deriva dalla morte per fame o per abbandono, che porta alla formazione di questa creatura, che simboleggia la sofferenza collettiva di guerre e carestie.

D. Shikabane (屍骸) – I Morti Viventi
Il concetto di shikabane (cadavere rianimato) è presente nelle storie di monaci e onmyōji (esorcisti) che lottano contro morti tornati alla vita per scopi malvagi.
Quindi, sono cadaveri rianimati tramite magia nera o per volontà di spiriti maligni. (Necromanzia).
Sono letteralmente corpi in decomposizione, con movimenti lenti e intenzioni malvagie, del tutto paragonabile agli zombie occidentali che si vedono spesso nei film con quel tocco dark dato dalla necromanzia. In alcune leggende, gli shikabane vengono controllati da uno stregone per attaccare i templi o terrorizzare i villaggi.

E. Jikininki (食人鬼) – I Mangia-Carne
I jikininki sono spiriti maledetti che si nutrono di carne umana, spesso cadaveri, e che rappresentano una punizione per la loro avidità in vita. Hanno origine dalle persone che in vita erano avide o empie, condannate a divorare i morti come punizione. Sono ritratti come umani dall’aspetto deforme, con occhi incavati e pelle cadaverica. Si dice che i jikininki vaghino nei cimiteri o nei campi di battaglia per cercare corpi da divorare.

Il Regno dei Morti (Yomi-no-kuni, 黄泉の国)
Per capire un po’ meglio la concezione della Morte secondo la mitologia giapponese, è d’uopo anche raccontare del Regno dei Morti: il Yomi è il regno dei morti, simile all’Ade greco. È un luogo oscuro e contaminato, dove le anime dei defunti dimorano eternamente.
Izanami e Izanagi:
La leggenda della dea Izanami, che muore dando alla luce il dio del fuoco e viene confinata nel Yomi, rappresenta la paura della morte e della sua contaminazione nel mondo dei vivi. I giapponesi praticano rituali elaborati per garantire che l’anima del defunto raggiunga la pace e non ritorni come uno spirito inquieto.
• Riti funerari buddisti: Preghiere e offerte sono fatte per guidare l’anima verso l’illuminazione.
• Omamori e talismani: Gli amuleti sacri proteggono i vivi dagli spiriti maligni.
• Feste come l’Obon: Una celebrazione annuale in cui si onorano gli spiriti degli antenati, che ritornano brevemente nel mondo dei vivi.
Nel folklore giapponese, i non morti rappresentano la tensione tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Attraverso figure come yūrei, onryō e gashadokuro, la cultura giapponese esplora le paure profonde legate alla morte, alla vendetta e alla possibilità che i defunti possano ritornare per tormentare i vivi. Queste storie non solo riflettono l’antica concezione della morte, ma continuano a influenzare la narrativa contemporanea.
