
Nell’odierno panorama di notizie, sembra che l’unico argomento degno di discussione sia il conflitto israelo-palestinese.
Tuttavia, nel mentre, altre atrocità si consumano nel silenzio più totale.
È curioso come i riflettori dei media tradizionali siano quasi sempre puntati su Israele, mentre i massacri in Nigeria, Sudan e Yemen passano inosservati.
Un vero mistero della comunicazione contemporanea!
In Nigeria, gli islamisti hanno realizzato un’opera d’arte macabra: decine di migliaia di cristiani assassinati, se non vogliamo scomodare la definizione di “pulizia etnica”.
Quindici milioni di persone costrette ad abbandonare le proprie case sembrano un dettaglio trascurabile nell’agenda dei media.
Chissà, forse i giornalisti sono troppo occupati a scrivere articoli di opinione sulla crisi energetica, o magari sul nuovo ristorante vegan inaugurato a Brooklyn.
E che dire delle violenze sessuali e delle torture medievali?

Pratiche quasi nostalgiche, portate in vita dai militanti islamici che reclutano anche bambini.
Ma non preoccupatevi, perché gli attivisti universitarî, quelli stessi che si scagliano contro ogni menzione di Israele, non sembrano interessati nemmeno a un piccolo raduno per le vittime di Boko Haram.
Troppo impegnati a combattere il “colonialismo” occidentale per accorgersi di una pulizia etnica in corso proprio sotto i loro occhi.
Se pensavate che la situazione in Nigeria fosse inquietante, preparatevi a immergervi nella narrativa del Sudan.
Qui la guerra civile ha già causato 150.000 morti civili e 12 milioni di sfollati.
Ma, si sa, il Sudan non fa notizia come Gaza.
Il co-fondatore di Ben & Jerry’s, evidentemente più preoccupato delle questioni legate a Israele, non ha aperto un gelato a favore degli oppressi sudanesi.
Scommetto che i leader di Francia, Gran Bretagna e Canada se la ridono a crepapelle, ignari del fatto che c’è un intero continente che sta bruciando.
E mentre le forze armate sudanesi si divertono a pubblicare video delle loro azioni spietate, il mondo occidentale continua a ignorare queste atrocità.
La pulizia etnica dei non arabi in Sudan?
Non fa notizia. I cristiani in Medio Oriente, un tempo fiorenti in terre religiose, ora sono ridotti a una minoranza che vive nella paura.
In Iraq, la popolazione cristiana è diminuita da 1,4 milioni a circa 120.000.
Ma chi ha tempo per preoccuparsi dei cristiani quando ci sono battaglie ideologiche più importanti da combattere?
La storia della diaspora cristiana non finisce qui.
In Siria e Libano, le comunità cristiane stanno subendo un processo di decimazione che richiederebbe un documentario intero per essere illustrato adeguatamente.
Ma, come sempre, l’attenzione va verso Israel, nonostante i cristiani siano stati presenti in queste terre molto prima dell’arrivo dell’Islam.
Quando i musulmani prendono il controllo, le chiese vengono abbattute e gli abitanti terrorizzati scappano per salvarsi.
Eppure, i progressisti continuano a ricorrere al discorso sull’occupazione, completamente ciechi alle vere ingiustizie che si perpetuano in silenzio.
Quindi, eccoci qui, a chiacchierare di Yemen.
Gli Houthi, sostenuti dall’Iran, hanno impresso una ferita profonda nel loro paese, relegando 17 milioni di persone al rischio di fame.
Le celebrità?
Assenti, impegnate a condividere tweet sul clima e sulla liberazione della Palestina.
Chissà, forse anche i bambini yemeniti affamati avrebbero bisogno di un bel filtro Instagram per attirare l’attenzione.
E se questo non bastasse, c’è l’invisibilità dei curdi sottoposti a pulizie etniche turche.
Nessuna protesta, nessun grande cartellone esposto in nome della giustizia sociale.
La gente è troppo occupata a demonizzare l’AIPAC piuttosto che considerare l’impatto devastante che i paesi arabi e musulmani hanno sulle minoranze etniche.
Ma ehi, parliamo di valori occidentali, giusto?
Se solo il candidato sindaco della Grande mela potesse vedere oltre il suo naso!
A questo punto, è evidente che molti, giovani e meno giovani, sono stati indotti a vedere Israele – e gli ebrei americani – come il loro nemico.
La narrativa viene costruita attorno a un genocidio immaginario, mentre le vere tragedie minacciano di sommergere il continente africano e il Medio Oriente.
Ah, il paradosso della selettività delle indignazioni!
Ci si aspetterebbe che con tutto questo malessere, le masse possano unirsi nel denunciare le vere ingiustizie.
Ma no, la realtà è ben diversa.
Gli occidentali sembrano contenti di ignorare le vere atrocità perpetrate sotto i loro occhi fino a quando non coinvolgono Israele in qualche modo.
La vera pulizia etnica che meriterebbe attenzione è relegata al dimenticatoio dell’indifferenza collettiva.
Quindi, ecco una domanda: se gli islamisti non fossero coinvolti e le loro vittime fossero cristiane, ci sarebbe lo stesso livello di interesse?
Probabilmente no.
Ed è spaventoso quanto possa essere semplice ignorare il dolore altrui quando non si allinea con l’agenda ideologica personale.
