Qualche giorno fa, il Dicastero per la Dottrina della Fede ha pubblicato un documento mariano dal titolo evocativo di Mater Populi fidelis, approvato da Leone XIV il 7 ottobre 2025.

Ebbene, in esso si decreta che Maria non debba più essere chiamata “Corredentrice” né “Mediatrice”.

Un bel modo per ricordarci che, in fondo, la vera mediazione salvifica è e rimane quella di Gesù Cristo.

Non ci sono dubbi su quanto questi ultimi due titoli possano essere stati sovraccarichi di significati, ma detto tra noi, ci si aspetterebbe una celebrazione del soggetto in questione, piuttosto che questo affetto in forma di negazione.

La prima sorpresa è stata vedere chi ha presentato la nota a Roma.

In una Curia generalizia dei Gesuiti affollata di esperti e giornalisti, ci si aspetterebbe un mariologo di spicco, magari uno di quelli che potrebbe far tremare le pareti con le sue dissertazioni sulla figura di Maria.

Ma no, abbiamo avuto a che fare con un docente di Cristologia.

E pensare che abbiamo perso René Laurentin e Stefano De Fiores, icone del pensiero mariano!

Non sarà che si sono dimenticati di invitare i mariologi?

Magari avevano impegni più urgenti, come schiacciare qualche chiodo sul loro lay-out di meditazione cristiana.

Sfogliando il documento, eccoci colpiti da un altro particolare: non una nota di riferimento agli studi di mariologia. Niente. Niente di niente.

Se fossimo cinici diremmo che, forse, chi l’ha redatto non era nemmeno a conoscenza che esistesse una branca di studio dedicata alla Madonna.

O forse è un’invenzione di pochi…

Ma ci chiediamo: è possibile che nella curia non avessero una bibliografia a portata di mano?

Pare che si siano concentrati sull’evangelizzazione dei mariologi stessi, sperando che escano sotto un minuto scrivendo ‘Fede’ e ‘Maria’ in grande su un cartello.

E poi, c’è la sala affollata!

Mi ricordo bene quella giornata e vi assicuro che era piena di giornalisti e prelati, ma dove diavolo erano i mariologi?

Tutti impegnati nell’attività crucialmente alternativa di passare il pomeriggio a guardare il soffitto, immagino.

Possibile che nessuno avesse trovato il tempo di venire a commentare quello che definirei il più importante documento mariano degli ultimi vent’anni?

Nessun rappresentante della mariologia ufficiale, nessun segnale, nessuna bandiera al vento. Strano, vero?

E il silenzio continua a risuonare.

Passano i giorni e la pontificia Facoltà Teologica Marianum tace.

Che strana ed insolita scelta per una facoltà che si dedica allo studio della figura di Maria

. Non una parola, non una riga.

Il loro sito sembra deserto come il Sahara.

Addirittura, la loro mancanza di reazione è così assordante che si fa fatica a non sospettare che stiano tramando qualcosa dietro le quinte.

Poi ci sono le accademie e le società mariane, che dovrebbero manifestarsi con fervore e entusiasmo.

Ma anche in questo caso, il silenzio prevarica la scena.

Solo la società tedesca si è espressa, e neanche con toni di assoluta approvazione.

Gli altri?

Hanno deciso di trascorrere il loro tempo a meditare sull’importanza del silenzio, giusto?

Non so, potrebbe avere un suo fascino, ma quando si tratta di una figura così centrale come quella di Maria, ci si aspetterebbe un minimo di attenzione.

E così, mi chiedo: come va interpretato questo silenzio assordante?

Forse è l’ennesima dimostrazione di dissenso, una sorta di indifferenza strategica nei confronti delle disposizioni della Dottrina della Fede.

O magari sono tutti d’accordo nel pensare che sia passato di moda chiamare Maria con quei titoli.

In fin dei conti, nessuno vuole correre il rischio di apparire fuori moda tra i colleghi, non è vero?

Che tristezza. Speriamo almeno che abbiano scambiato qualche email o messaggio vocale tra di loro per discuterne.

E certo, è curiosamente vero che solo gli ambienti tradizionalisti abbiano osato esprimersi, ed ovviamente con toni negativi.

Chissà, forse sono stati gli unici a sentire la necessità di riempire il vuoto lasciato dagli accademici impalliditi.

Che ne dite, saremo costretti ad assegnare loro un premio per la coerenza?

Resta una questione aperta, questa mancanza di reazioni è davvero indicativa di un clima di paura, di impasse o semplicemente di indifferenza?

Lo scopriremo, prima o poi, anche se per ora sembra che il mare di silenzio continui a infrangersi sulle rive della mariologia.

In conclusione, ci troviamo di fronte a una situazione che scotta.

La Nota della Dottrina della Fede ha acceso un dibattito – o quantomeno dovrebbe – all’interno del mondo accademico e della Chiesa.

Eppure, mentre l’eco di queste parole rimbomba nel vuoto, le menti brillanti dei mariologi continuano a restare in silenzio, come se avessero firmato un patto di non belligeranza.

Il tutto mentre le polemiche continuano a fiorire tra le file tradizionaliste.

Chi sa, forse l’unico “mediator” di questo intricato gioco sarà il divino senso dell’umorismo – o, forse, il prossimo documento mariano potrebbe risolvere questa insolita quiete.

Di Admin

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