di Armando Pannone

Lo sconcerto aumenta tra la popolazione, sottoposta al tambureggiante fuoco di fila
dei titoloni sui giornali e ai duelli televisivi nei talk- show.

Tutti, naturalmente,
discordanti.

La disinformazione attuale sulla situazione economica del Paese é l’arma
più temibile della propaganda politica.

E si maschera molto bene da pluralismo
dell’informazione.
I soggetti interessati, in questa condizione di assoluta precarietà di ruoli, cercano di
accreditarsi come depositari della verità e della giustizia.

Siamo in periodo di
elezioni, un appuntamento importante, decisivo per qualche forza politica.
Opinionisti di calibro e guru dell’economia si alternano sui diversi palchi, sfoderando
rassicuranti sorrisi e calibrando discorsi con il bilancino, per non alienarsi simpatie e
consensi, attentissimi a non scivolare su argomenti delicati sui quali sarebbe logico
aspettarsi l’esposizione di idee chiare.
Teatro di battaglia, la condizione economico- finanziaria dell’Italia.

Il nostro Paese, a
detta delle più importanti agenzie mondiali di rating, appare in ripresa.
La fiducia degli investitori è cresciuta grazie ad un governo stabile e apprezzato, e
questo clima favorevole sta riportando l’Italia ad un ruolo di primo piano nello
scenario internazionale.

Il segnale è dato dall’accettazione delle modifiche strutturali
al PNNR proposte dall’Italia, che lo sta attuando in maniera puntuale e senza ritardi.
Dopo il periodo ispirato ai principii della decrescita felice, del superbonus, del
reddito di cittadinanza, dovremmo salutare con moderato entusiasmo questa obiettiva
inversione di tendenza.

Nel campo delle relazioni internazionali, il prestigio della
nostra Nazione si è accresciuto, a causa di una maggiore stabilità interna che
consente di adottare politiche di indirizzo più omogenee, rispetto a maggioranze
composite e litigiose a cui siamo stati abituati per troppo tempo.

Persino il cammino
delle riforme istituzionali ed epocali sembra più spedito e l’agenda delle grandi opere
è fitta e cadenzata.
In uno scenario globale complesso e travagliato, con le maggiori potenze impegnate
in una guerra economica senza esclusione di colpi e comunque coinvolte nei
sanguinosi conflitti tra Russia ed Ucraina e tra Israele ed i terroristi di Hamas, l’Italia
si sta ritagliando un importante ruolo diplomatico volto alla mediazione umanitaria
ed alla circoscrizione dei teatri di guerra.

Tutto bene, allora?

Neanche per idea.

Di idee diametralmente opposte le opposizioni.
I sindacati trascinano i lavoratori in piazza, protestando contro la manovra economica
che penalizzerebbe il potere d’acquisto delle famiglie.

Le categorie proclamano
scioperi in tutta Italia. Le opposizioni politiche presentano le loro controriforme
esibendo dati allarmanti, calando l’asso nella manica: i tagli alla sanità pubblica.

Un
argomento da sempre vincente e convincente, quando venga tirato fuori al momento
giusto. Magari ci si dimentica che i tagli alla sanità pubblica sono costanti da decenni
e che il numero chiuso degli studenti per l’accesso alla Facoltà di Medicina è in
vigore da molti anni.

Poco importa, la colpa è sempre degli avversari, di chi viene
dopo, anche se eredita situazioni drammatiche, conti in disordine e politiche
ondivaghe in tema di sicurezza interna e relazioni internazionali.
Ultimo terreno di scontro, la discesa in campo contro la violenza sulle donne. In
piazza ci sono scesi tutti, è vero, ma ognuno per conto proprio.

Tutte le forze
politiche sono state concordi nell’inasprire le pene e a prendere in considerazione un
progetto di educazione all’affettività.

Ed è qui che si riaccende lo scontro politico.

La sinistra vorrebbe inserire programmi che contengano riferimenti al mondo liquido,
LGBT, puntando su di un’identità meno legata alla sfera della sessualità definita.

La parte tradizionale della politica vorrebbe invece programmi votati alla tutela dei ruoli
sessuali tipici e maggiore coinvolgimento delle famiglie nelle scelte educative dei
figli.

I giornali, manco a dirlo, soffiano sul fuoco della polemica acerrima, su cui si
giocano numerosi consensi.

La gente, in tutto questo gridare, opporsi, inveire contro
l’avversario, è stanca e perplessa.

Non aiuta la posizione ondivaga della Chiesa cattolica, divisa tra un’ala progressista, che è favorevole anche al mondo LGBT ed un’ala tradizionalista, che difende a spada tratta famiglia tradizionale e identità
sessuale definita.

Il peso dei consensi e la stabilità degli assetti interni anche qui è
notevole.

La sicurezza interna è un altro terreno di scontro politico, intrecciandosi
con il tema dell’immigrazione clandestina e il fenomeno dei minorenni che
delinquono, per cui è stato invocato un adeguato inasprimento delle pene e
l’abbassamento dell’età punibile come deterrente per arginare l’escalation della
criminalità.
Quale è la verità?

Ogni uomo, di sera, ha diritto ad un briciolo di verità, scriveva il
premio Nobel Saul Bellow.

Di sera, in Italia, a seguire i notiziari e i talk show di
approfondimento, a molti gira la testa.

Forse, siamo disabituati a giudicare sui
contenuti, piuttosto che sull’ immagine.

Sarà, ma la causa principale, a mio avviso, è
da ricercarsi nelle formule creative con cui si arriva al potere e si cerca di mantenerlo
il più a lungo possibile, tra ribaltoni, rimpasti, crisi al buio.

La vera riforma appare
quindi quella elettorale, dopo quella della giustizia e del premierato, che permetta una

stabilità di governo all’Esecutivo in carica e lo protegga da rischi e trappole lungo il
cammino.

E, ancora una volta, i partiti non sono d’accordo sulle soglie di
sbarramento e tentano di far approvare formule creative, tutte italiane, pur di
conservare il posto nella stanza dei bottoni.
Problema culturale, quindi?

L’approccio italiano alla politica è da rivedere
profondamente.

La riprova è che il popolo sta bocciando clamorosamente chi
desidera gestire macchine per il consenso piuttosto che affrontare di petto problemi
seri di sopravvivenza quotidiana.

Sarebbe auspicabile anche una coraggiosa
inversione di tendenza nella stampa, che forma un’opinione pubblica sempre più
incattivita, radicalizzata, poco informata con obiettività.
Non si intravedono segnali di cambiamento, nel costume italiano.

Troppo importante
la posta in palio per voler cambiare passo.

Quindi, tutti a chiedersi: ma l’Italia è in ripresa o in crisi?

Provate a farvi un’idea da soli.
Armando Pannone

Di Admin

Scopri di più da Giornalesera.com

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere