L’Australia e il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche dell’Iran: un drammatico capitolo in salsa sarcastica

Ah, l’Australia!

La terra dei canguri, delle spiagge paradisiache e… ora anche del ritorno al passato con espulsioni diplomatiche che ci fanno venire in mente i tempi bui della Seconda Guerra Mondiale.

Sì, avete indovinato: il Ministro degli Esteri australiano, Penny Wong, ha deciso di dare una nuova definizione al concetto di “conviviamo pacificamente” inserendo il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche dell’Iran nella lista degli stati sponsor del terrorismo.

Non perché sia la cosa giusta da fare, ma perché, beh, a quanto pare l’intelligenza australiana ha scoperto che questi individui si sono messi a “giocare” con la comunità ebraica locale.

Immaginate un film horror dove gli antagonisti sono cattivi ma non così cattivi da non saper mantenere un certo stile.

Ecco, proprio quel gusto di “tolleranza zero” che fa tanto sensazione nei titoli dei giornali.

Le accuse sono pesanti: presunti attacchi incendiari antisemiti a Sydney e Melbourne, orchestrati dall’Iran.

E noi pensavamo che il massimo del dramma fosse l’ultimo reality show!

Ma no, Australia ha deciso di passare a un copione più serio.

Ma andiamo avanti!

La parte più succosa?

Martedì 25 novembre, l’Australia ha gentilmente concesso all’ambasciatore iraniano la bellezza di sette giorni per fare le valigie e tornare da dove è venuto.

È come dire: “Ehi, amico, è stato bello conoscervi, ma ora siete un po’ troppo ingombranti per il nostro barbecue settimanale”.

Ma chi se lo aspettava?

La prima espulsione diplomatica dalla Seconda Guerra Mondiale?

Veramente, signori, non sapevamo che fossimo tornati indietro nel tempo!

La questione dell’intolleranza e del terrorismo è sempre un argomento caldo e oh, come si fa a staccarsi da queste vicende che hanno dell’assurdo. Immaginate una conversazione tra i diplomatici: “Quindi, oltre ai canguri, alla birra e agli spettacolini di surf, volete aggiungere anche la nostra inquieta relazione con l’Iran al mix?”

Certo, perché a nessuno interessa davvero la vera storia, quello che si legge è: “Australia conspira contro l’Iran!”.

E non dimentichiamo la reazione del mondo.

Gli analisti politici sono già accampati fuori dalle ambasciate, pronti a scrivere saggi su questa mossa strategica.

“Cosa significa per la geopolitica? Oh, sarà la fine della collaborazione culturale!”

E mentre tutti si affrettano a “analizzare”, il cittadino medio australiano rimane a guardare i fuochi d’artificio sul Sydney Harbour Bridge, ignaro di come il suo governo stia gestendo la politica estera come se fosse un gioco di Risiko.

In sintesi, che turbinio di eventi!

Un’accusa qui, un’espulsione là, e nel mezzo canguri che saltano felici.

Certo, è tutto molto serio, ma ogni tanto serve un pizzico di umorismo per smorzare la tensione.

Dopotutto, chi avrebbe mai pensato che l’Australia potesse ritrovarsi nel bel mezzo di una crisi diplomatica così spessa?

Forse dovremmo iniziare a distribuire cappelli da cowboy e fucili giocattolo per rendere il tutto un po’ meno tragico e più avventuroso.

Ecco la realtà: mentre alcuni paesi sembrano scivolare nel caos, l’Australia sta cercando di sistemare le cose a modo suo, anche se potrebbe sembrare più come un sitcom che un dramma storico.

Ma chi può dirlo?

Magari è solo un altro episodio della serie “Scontri diplomatici internazionali”.

Rimanete sintonizzati, perché le sorprese non sono finite qui!

Di Admin

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