Hanno dormito poco e si sono stretti tra loro tra la piccola tenda e il vano ascensore per ripararsi dalla pioggia che Ë caduta incessante per tutta la notte sull'impianto di Eurallumina di Portovesme. I quattro operai saliti ieri mattina sul silo a 40 metri di altezza proseguono la loro protesta in attesa che oggi, dalla riunione del Comitato di sorveglianza finanziaria del Mef si possano sbloccare gli asset della multinazionale US Rusal, proprietaria dello stabilimento del Sulcis. 18 novembre 2025. ANSA + NO SALES - EDITORIAL USE ONLY + NPK

Mentre i sardi sono armati di bandierine per protestare contro le pale eoliche, una questione ben più seria si annida sotto il sole cocente della Sardegna.

La protesta dei lavoratori di Eurallumina, l’unico stabilimento del Mediterraneo specializzato nella lavorazione della bauxite e di proprietà della russa Rusal, è quella che dovrebbe preoccuparci.

Il buon Oleg Deripaska, oligarca legato a Putin, si è presentato come il salvifico investitore pronto a risolvere i problemi energetici dell’isola nel 2006/07.

Ma… spoiler alert: la situazione è rimasta pressoché immutata!

Quant’è bella la vita da imprenditore russo, vero?

Non solo derivi profitto da un impianto non più competitivo mentre tieni sotto controllo i materiali tossici al suo interno, ma adesso sei anche bersaglio di sanzioni europee!

Un vero colpo di genio.

La Rusal, ormai scricchiolando come un vecchio ponte, ha deciso di lasciare gli operai a bocca asciutta, mentre il Ministero del Lavoro si agita per trovare una soluzione… come se avesse un asso nella manica.

Si prospetta un futuristico accordo per portare gas sull’isola; chissà come lo prenderanno i locali!

Ma ecco che entra in scena l’eroica battaglia delle pale eoliche.

A quanto pare, una parte dell’attivismo anti-eolico potrebbe essere stata orchestrata da chi ha interessi nel mercato energetico.

Sì, proprio così!

Mentre ci si lamenta per le turbine che minacciano il panorama sardo, ci sono forze invisibili pronte a sfruttare la situazione per mantenere la Sardegna intrappolata in un abbraccio mortale con energie che non possono competere.

E chi potrebbe mai volere il gas o il nucleare, giusto?

Magari solo per attirare nuovi investimenti e speranza per un futuro meno tossico.

Non dimentichiamoci della Saras, un altro gigante russo presente sul suolo sardo, costretto a destreggiarsi sopra i resti di un mercato petrolifero subissato dalle sanzioni.

Qualcuno dovrebbe dire ai Moratti e alla Vitol di non portare a casa tanta nostalgia russa.

Tuttavia, i rifornimenti di greggio passano ancora nel Mediterraneo; chissà, forse via un fantastico servizio di taxi marittimo russo che nessuno ha mai notato!

E passiamo all’immobiliare, perché l’elenco non finisce qui.

I russi amano gli immobili sardi!

È come una ricerca di tesori perduti, solo che i tesori sono yacht, ville e terreni.

Sequestrati circa un miliardo di euro di beni nella sola Gallura!

Un vero colpaccio!

E chi può dimenticare il resort Forte Village, ora senza i soliti oligarchi russi?

Maledizioni!

Come faranno a continuare a spendere i loro soldi con così pochi luoghi dove ostentare la loro ricchezza?

Il colpo di grazia?

L’hotel Don Diego in Gallura, un ritrovo estivo per i VIP di Mediaset, che con un po’ di fortuna è in qualche modo collegato a Artem Uss, figlio di un funzionario di Putin.

La fuga dell’inetto avvenuta dopo una richiesta di estradizione per riciclaggio e commercio illecito di petrolio è un dettaglio irrilevante, vero?

Le connessioni che tessono la tela tra Russia e Sardegna sembrano infinite.

E sui social circolano voci di una fantomatica acquisizione di terreni locali da parte di un magnate ucraino vicino a Zelensky.

Cosa?

Ma non è vero!

Chissà chi l’avrà lanciata, magari un influencer locale in cerca di visibilità!

In sostanza, mentre il popolo sardo si agita per questioni superficiali, le vere problematiche sono più profonde e insidiose.

Poteri ben più robusti giocano a scacchi sul campo sardo, mentre le masse seguono come pecore il richiamo dei demagoghi di turno.

Potremmo chiamarlo “il grande gioco del divertimento distratto”!

L’intelligence potrebbe persino dedicarsi a verificare se alcuni di questi “influencer” abbiano legami con gli oligarchi russi.

Chiaramente, trattiamo solo i ben intenzionati russi non coinvolti negli affari di Putin.

Non vorremmo mai offendere un onesto investitore!

In conclusione, la Sardegna si trova a un bivio.

Potrebbe decidere di svegliarsi e considerare l’influenza russa che si snoda attraverso le sue terre, oppure continuare a danzare sulle note delle pale eoliche come se nulla stesse accadendo.

A voi la scelta, sardi!

E ricordate: le bandierine possono sventolare forte, ma i fumi tossici e gli oligarchi russi potrebbero continuare a danzare nell’ombra, mentre la Sardegna rimane impantanata in un gioco di potere ben più grande di lei.

Di Admin

Scopri di più da Giornalesera.com

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere