Due parole sui fatti del momento: Francia, droni e NATO

In questo mondo di eventi frenetici e notizie che si rincorrono, come se fossimo in una giostra impazzita, è difficile non restare sorpresi da ciò che accade davanti ai nostri occhi.

In Francia, per la prima volta, si è aperto il fuoco contro una minaccia ibrida.

Ora, chi l’avrebbe mai detto che un paese noto per il suo formaggio e la sua baguette potesse trovarsi in una situazione così seria?

Ma non preoccupatevi, da noi c’è chi sostiene con convinzione che in fondo non stia succedendo nulla di rilevante.

“Tutto a posto!” sembra dire il nostro governo, mentre i droni volano liberamente, ignari delle norme e degli avvertimenti.



È vero, anche in Italia i nostri valorosi soldati abbattono droni; ma ahimè, non facciamo notizia. D’altronde, durante l’estate, ogni turista che si rispetti sente il bisogno irrefrenabile di scattare selfie con panorami mozzafiato, perfettamente inquadrati.

E chissà, può anche darsi che tra le folle ci sia qualcuno che utilizza droni non proprio per immortalare un tramonto, ma per osservare attentamente le nostre installazioni militari.

Mica possiamo permettere che la mancanza di notizie sulle minacce si trasformi in un argomento per i caffè.

E così, in questo scenario, la Francia decide di sparare.

Guerra ibrida

Ma cosa pensano i propagandisti filorussi?

Ecco, la bellezza della guerra ibrida è questa: non è mai chiaro chi siano gli autori o i mandanti.

Una perfetta confusione che consente a chiunque di parlare e sparlare senza sosta.

“Non preoccupatevi, gentili cittadini europei, non stiamo cercando provocazioni”, sembra dire il governo russo, mentre il dito è puntato verso l’ovest.

La realtà è che stiamo assistendo a una guerra psicologica, dove i confini tra verità e propaganda si fanno sempre più labili.

Ma passiamo all’altra notizia, perché il sipario su questo grande teatro del surreale non si chiude qui. Parliamo del presunto disimpegno degli Stati Uniti dalla NATO.

I media e certi politici europei sembrano aver trovato il loro cavallo di battaglia: perdono il sonno, preparando headline apocalittiche su un futuro in cui gli americani tornano a casa come se fossero tornati dalle vacanze.

Ma stop!

Per uscire dalla NATO, Trump avrebbe bisogno di un percorso parlamentare più tortuoso del tragitto del nostro treno regionale.

E di certo non ha ancora espresso il desiderio di farlo.

Gli Stati Uniti hanno dichiarato l’intenzione di passare il comando delle operazioni convenzionali agli europei entro il 2027.

È un po’ come dire “Ragazzi, ora tocca a voi”, mentre si prepara a chiudere la porta di casa.

Ma che idea bisogna farsi di tutto ciò?

Semplice: si tratta di pressione politica.

Washington è chiaramente scontenta della velocità con cui i paesi europei procedono nel loro riarmo. La lentezza è diventata un’arte, e noi europei siamo i Picasso di questo movimento.

Prendiamo l’Italia.

Qui abbiamo dimostrato di essere molto più abili a destinare fondi per villette, rotatorie e palazzetti dello sport rispetto a investire in sicurezza.

Oltre a questo, mentre ubriacati dai superbonus e dal PNRR ci facciamo traboccare le tasche di progetti fantasiosi, ai confini c’è il finimondo.

E i nostri pacifisti?

Ah, sbadigliano se non si parla di Palestina.

Un paese che ha l’ansia di sembrare pacifico, ma che in realtà è come un cane che abbaia ma non morde.

Le capacità convenzionali odierne richiedono una supremazia satellitare e tecnologica di cui l’Europa è ancora priva.

E colmare questa lacuna entro il 2027?

Fantascienza pura, amiche mie.

Non dobbiamo prendere le scadenze alla lettera, specialmente con una Casa Bianca che ogni giorno fa il gioco dei commenti per vedere da che parte tira il vento.

Quindi, mentre ci ritroviamo a sorseggiare un caffè guardando il telegiornale e pensando che la vita possa tornare alla normalità, è meglio tenere un occhio sulla geopolitica.

Il futuro è carico di incognite.

Non dimentichiamoci non solo del versante ucraino, ma anche di quello taiwanese.

E se non vi siete già addormentati ascoltando queste notizie, forse è tempo di rivedere cosa stia realmente accadendo intorno a noi.

Perché, come dicevano i saggi, il mondo è un palcoscenico e noi non possiamo permetterci di essere solo spettatori nella commedia della nostra storia.

In conclusione, amici miei, preparatevi a vivere in un’epoca di cambiamenti.

E mentre ci divertiamo a pensare che la Cina potrebbe essere il nostro prossimo vicino di casa (magari con qualche drone in meno), ricordate che la chiave per una buona gestione della crisi è sempre quella di rimanere vigili con un pizzico di ironia.

Perché se c’è una cosa certa, è che il dramma non smetterà di recitare la sua parte sul palcoscenico mondiale.

Di Admin

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