
Ah, il colonialismo!
Quella meravigliosa avventura di conquista che ha permesso a potenze europee di sentirsi come i veri padroni del mondo.
Ma non preoccupatevi, cari lettori, perché oggi non ci limiteremo a puntare il dito verso le solite nazioni occidentali.
Certo, siamo abituati a pensare che solo le nazioni europee siano state le artefici di questo “splendido” capitolo della storia, ma in realtà, anche civiltà non occidentali come la Russia e la Cina sono state dei veri campioni nella corsa al colonialismo.
E non dimentichiamoci del Giappone, con la sua espansione in Asia orientale!
Certo, magari non li chiamavano proprio “colonie” come facevano gli inglesi o i francesi, ma il succo non cambia: prendevano il controllo di territori altrui, sfruttandone le risorse e imponendo la propria cultura (o, perlomeno, cercando di farlo).
È un po’ come quando a casa, invece di dire che hai “preso in prestito” la maglietta di tuo fratello senza chiedere, dici che l’hai solo “indossata per sbaglio”.
La sostanza, però, è la stessa: hai sottratto qualcosa a qualcun altro.
Perché limitarsi, quando puoi espanderti?

Il colonialismo non occidentale: Russia e Cina
Partiamo dalla Russia.
A partire dal 1500, essa non si è limitata a guardare il resto del mondo con interesse: no, ha deciso di fare un bel viaggetto nei territori dell’Europa orientale, del Caucaso, dell’Asia centrale e della Siberia.
Dal 1500, la Russia infatti ha continuato a espandersi, soggiogando o sterminando popoli nell’Europa orientale, nel Caucaso, nell’Asia centrale e in Mongolia
L’espansione seguì i cacciatori di pellicce, appoggiati dagli zar.
Tutto era quasi disabitato e senza vere barriere politiche.
Gli zar quindi inglobarono terre altrui senza troppi referendum
Un territorio vastissimo con tante tante etnie di cultura, religione, lingua diverse asservite nel tempo con la violenza a Mosca …al potere assoluto degli zar e poi a quello sovietico staliniano!
Per nulla pacifico il popolo russo con le sue ossessioni imperialiste …anzi!
La propaganda russa sfrutta le legittime rivendicazioni del “Sud del mondo” contro il colonialismo occidentale.

Tuttavia, la Russia stessa, anche nel 2025, rimane l’ultimo impero coloniale europeo, non essendo mai stata decolonizzata.
Storicamente incentrata su Mosca e San Pietroburgo, un’etnia bianca “europea” continua a governare numerose etnie e culture non russe che si estendono fino al Mar del Giappone.
Pertanto, la Russia è l’unica potenza occidentale che rimane una concreta forza colonialista.
La prova sta nelle decine di movimenti indipendentisti all’interno della Russia, che rappresentano diverse etnie, tutte violentemente represse.
Questi gruppi si sono persino riuniti in Germania per discutere del futuro post-Putin.
Il putinismo, come tutti i fenomeni storici, prima o poi finirà.
La Russia è un’entità colonialista, imperialista , ma solo il tempo potrà dirlo.
La propaganda autoritaria e i suoi megafoni occidentali hanno manipolato la narrazione politica degli ultimi decenni.

In fondo, perché non soggiogare e sterminare qualche popolazione indigena?
È tutto parte dell’espansione, giusto?
Certo, c’è chi si ostina a dire che questa espansione fosse complessa e sfumata, ma chi ha bisogno di sfumature quando hai una mappa e una buona dose di ambizione?
E che dire della Cina?
Durante la dinastia Qing, dal 1644 al 1912, si è dedicata a estendere il proprio dominio su Tibet, Mongolia e Xinjiang.
La Cina, così ricca di cultura millenaria, ha messo in atto politiche coloniali e assimilazioniste che hanno alterato radicalmente le strutture sociali e culturali delle popolazioni locali.
Ma, ovviamente, raccontare questa parte della storia non è mai facile.
L’azione degli utili idioti woke e degli estremisti di destra ha convergentemente distorto la storia, riducendola a una caricatura iper-semplificata e falsa.
Hanno riscritto una storia caricaturale , che presenta Russia, Cina e altre potenze non occidentali come eroi da film Disney o Marvel.
Meglio rimanere ancorati a un’idea romantica e idealizzata della civiltà cinese, che si sa, è più comoda e meno imbarazzante.
Fino al XVIII secolo, i nordafricani razziarono le nostre coste, riducendo le persone in schiavitù e vendendole nei loro mercati, così come nelle Americhe.
Anche alcune tribù indiane nordamericane praticavano la schiavitù, senza dimenticare le civiltà precolombiane in Sud America, che opprimevano e sfruttavano i popoli vinti, praticando persino sacrifici umani.
Si parla di queste atrocità come se fossero un’invenzione europea, ignorando che figure come Assurnasirpal II (VIII secolo a.C.), crudele dittatore assiro, non era certo occidentale.
Si accusano l’Occidente di crimini passati, ignorando le violazioni dei diritti umani che avvengono oggi in certi “paradisi terrestri”.
Il risveglio della narrativa anticolonialista
Negli ultimi decenni, l’Occidente ha finalmente aperto gli occhi sull’orribile eredità del colonialismo. Finalmente!
Peccato che questa nuova coscienza collettiva sia finita per polarizzarsi.
Da un lato abbiamo il risentimento contro l’Occidente, che con le sue degenerazioni storiche ha fatto abbastanza danni da meritare un posto d’onore nel club delle colpevoli storiche.
Dall’altro, c’è una rappresentazione quasi mitologica delle potenze non occidentali, come se fossero arrivate sulla Terra con un’aura di bontà e giustizia.
Dobbiamo ammettere che è tutto molto affascinante, e anche un po’ comico, se ci pensi.
All’interno di questo scenario, alcuni megafoni dell’autoritarismo hanno approfittato della frustrazione di chi cerca giustizia per le ingiustizie passate, mescolando propaganda e ideologia “woke”.
Risultato?
Una narrazione manichea in cui gli oppressori sono sempre gli stessi e le vittime vengono catalogate in base alla loro provenienza
Oh, quanto è semplice!
La crisi della narrativa storiografica contemporanea
Attualmente, la narrativa storiografica è caratterizzata da una semplificazione eccessiva.
Quello che un tempo era un affascinante racconto delle interazioni tra culture e imperi è diventato un gioco di caricature.
Ora, invece di analizzare le azioni di tutte le civiltà con spirito critico, ci ritroviamo a dividerle in categorie rigide di “buoni” e “cattivi”.
È così pratico!
Molti storici e teorici postcoloniali hanno tentato di smontare questo paradigma binario, ma il risultato è stato un gran caos.
Non può essere che anche le civiltà non occidentali abbiano perpetuato forme di colonialismo?
Oh, che sorpresa!
La verità è che si tratta di una questione di responsabilità, sì, ma anche di un approfondimento delle relazioni globali nel corso della storia.
Ma chi ha tempo per riflessioni complesse quando possiamo semplicemente schierarci da una parte o dall’altra?
Verso una comprensione globalizzata della storia
Per evolvere il discorso sulla memoria storica e sulle ingiustizie coloniali, è evidente che dobbiamo abbandonare le narrazioni semplicistiche e abbracciare una visione più ampia e complessa.
La vera storia del colonialismo non può ignorerà il ruolo di ogni civiltà, sia essa occidentale o non occidentale.
Ma, naturalmente, questa è una richiesta piuttosto ambiziosa.
Solo attraverso questo approccio possiamo sperare di costruire una nuova narrazione globale.
E chi lo sa, magari un giorno potremo aspirare a un futuro in cui la nostra memoria collettiva non sarà più motivo di divisione, ma piuttosto di comprensione e rispetto reciproco.
Ma ancora una volta, chi ha detto che la storia debba essere così facile?
