
Ah, Cuba!
L’isola del ritmo, dei sigari e della vita sotto il sole.
E ora, sembra che ci sia un ulteriore motivo per festeggiare: la Casa Bianca ha finalmente confermato che la mega nave petroliera sequestrata al largo delle coste venezuelane non trasportava semplicemente acqua fresca, ma ben più prezioso petrolio, diretto a Cuba.
Chi l’avrebbe mai detto?
Le fonti di intelligence hanno rivelato che dietro questa operazione si cela una rete criminale di proporzioni epiche, che collega il regime tirannico di Nicolás Maduro alla dolce vita castrista.
Che meravigliosa trama!
Ciò che serve a Cuba è essenziale: il petrolio, il carburante del potere, dell’economia e, ovviamente, dell’illuminazione notturna che potrebbe far luce su quei meravigliosi blackout.
Ma adesso, ahimè, quel petrolio non arriverà mai nei porti cubani.
Che tragedia!

O forse è solo un altro giorno nella vita di un regime che sta perdendo il suo grip sul potere.
La reazione a L’Avana è stata nulla meno che monumentale
. Il presidente Miguel Díaz-Canel e il suo indomito cancelliere Bruno Rodríguez si sono scatenati online, accusando gli Stati Uniti di “pirateria” e “furto sfacciato”.
Ma, cari lettori, chi ha bisogno di diritto internazionale quando hai il cuore in tumulto e il terrore di perdere il controllo?

È un vero capriccio diplomatico, una performance degna di un Oscar, se solo avessero un pubblico più vasto
Si pavoneggiano, si insultano con un sorriso, e intanto tessono trame complesse sotto la superficie patinata delle strette di mano e dei comunicati stampa.
Ogni parola è soppesata, ogni sguardo calcolato, ogni silenzio un’arma affilata.

È teatro, è politica, è la danza macabra del potere, il tutto condito con un pizzico di finta indignazione e un’abbondante spruzzata di cinismo.
E noi, poveri spettatori, siamo costretti a indovinare il finale, sperando che non ci travolga come l’onda di uno tsunami.
È impossibile non provare un po’ di compassione per loro.
Sanno bene che questa perdita di carburante non farà altro che aumentare i già terribili blackout che affliggono l’isola.
Grida di giustizia mentre loro stessi calpestano i diritti umani dei cubani?
Io non ci posso credere!
Ma parliamo del colpo economico devastante che questa operazione infligge alla Cupola Castrista.
Il piano, oh sì, il piano!
La società statale Cubametal, quella bandiera di corruzione, era pronta a rivendere quel petrolio sul mercato nero asiatico, probabilmente in Vietnam o Cina, per guadagnare valute fresche.
E indovinate un po’?
I familiari del dittatore Raúl Castro erano perfettamente a conoscenza di questo schema.
Che peccato!
Non c’è nulla di meglio di una bella corruzione tra famigliari per rinvigorire i legami congiunti, non è vero?

E ora, gli Stati Uniti hanno messo loro i bastoni tra le ruote, togliendo i soldi dalla bocca ai generali che saccheggiano il paese.
Oops!
Mi scuso, dimenticavo che stiamo parlando di generali che dovrebbero proteggere la nazione e non riempire le loro tasche, cosa di cui i cubani godono sempre tanto.
Questa operazione militare degli Stati Uniti rappresenta un doppio colpo per il socialismo regionale.
Da un lato, taglia il flusso finanziario della droga venezuelana; dall’altro, soffoca energeticamente il regime cubano, privandolo di quel porto sicuro di risorse necessarie per mantenere vivo il suo dramma quotidiano.
Che bello vedere come le cose si intrecciano!

Nel contesto attuale di massima pressione, con la portaerei USS Gerald R. Ford che danza nei Caraibi come una diva del mare, è chiaro che l’impunità è finita.
Le due dittature parassite affondano insieme, mentre Washington chiude il rubinetto petrolifero dei regimi.
Non c’è da stupirsi che i cubani stiano applaudendo, giusto?
Ora, la domanda da un milione di dollari: la dittatura cubana sopravviverà senza il petrolio che gli Stati Uniti hanno appena confiscato?
Ah, caro lettore, per quanto ne so io, le previsioni non sembrano rosee.
In un mondo dove ogni goccia di petrolio conta e dove i blackout diventano una costante, ci si può aspettare che i cubani inizino a riflettere su quale sia il prezzo della libertà.
Certo, possono sempre accendere alcune candele e organizzare eventi romantici a lume di candela.
È un modo originale di affrontare la crisi!

In conclusione, mentre gli alti papaveri cubani si disinteressano della loro gente, circondati dal lusso mentre il popolo annega nella miseria, gli Stati Uniti hanno lanciato una bomba (metaforica) sulla loro festa di compleanno.
Che strano modo di festeggiare, eh?
Eppure, la vita continua.
Gli occhi del mondo sono puntati sulla libertà e le speranze che si alzano in mezzo alla difficoltà.
Quindi, tengamos fe!
Ma anche, perché no, un pizzico di sarcasmo, mentre ci prepariamo a brindare all’inevitabile cambiamento a Cuba.
