di Paola Corradi

La cosa che più mi ha colpito del viaggio negli States è l’uso degli acronimi.

Tutti sanno che NY è New York, LV è Las Vegas, LA è Los Angeles ma non tutti sanno che “u” sei “tu” e altro ancora.

Ovviamente questa è la premessa per qualcosa di più interessante.

Il Ministro del Lavoro Marina Calderone con Padre Benanti e Vincenzo Caridi, hanno annunciato oggi su Il Sole 24 Ore che nel 2026 partirà la cabina di regia pubblico-sociale dedicata a monitorare e governare l’impatto dell’AI su occupazione, competenze, diritti e condizioni di lavoro.

Con DM della legge n.132 del 2025 che recepisce l’AI Act europeo, è stato pertanto istituito l’Osservatorio sull’Intelligenza Artificiale nel mondo del lavoro.

Questa è una bellissima notizia perché è proprio il ruolo della “politica” quello di governare il cambiamento specie quando il cambiamento è epocale, come quello che sarà introdotto dall’uso massivo dell’Intelligenza Artificiale.

L’Intelligenza Artificiale non è altro che un settore dell’ambito dell’Information Technology che a sua volta appartiene al più vasto campo dell’ICT Information and Communicatino Technology.

Dalle mie ricerche in Italia esiste un solo osservatorio ICT pubblico, della Regione Piemonte, la cosa non mi stupisce perché il Piemonte è da sempre una Regione Italiana molto attenta all’innovazione tecnologica.

Potrei sbagliarmi tuttavia, perché in realtà, ci sono diversi istituti che si occupano di ICT e che elaborano degli studi tuttavia, quello che a me sembra mancare è una cabina di regia.

Purtroppo abbiamo perso la leadership nel settore ICT quando Romano Prodi (laurea in giurisprudenza) prima presidente dell’IRI-STET (dal 1982 al 1989 e poi dal 1993 al 1994) e poi Presidente del Consiglio dei Ministri volle privatizzare la STET, facendo entrare nelle reti italiane, i “partner” europei e non approvando l’operazione tra Telettra e Italtel per avere un polo nazionale delle telecomunicazioni.

Erano gli anni d’oro dove si poteva veramente creare qualcosa di tutto italiano e forse poter scrivere codice in italiano.

Dopotutto, il primo computer elettronico è stato inventato e prodotto in italia con Adriano Olivetti e Federico Faggin (tuttora vivente), è stato l’inventore del microprocessore nel lontano 1961.

Poiché ho lavorato nel settore a stretto contatto con i vertici aziendali proprio in quegli anni, posso asserire che il mercato italiano (1992-1997) era molto appetibile perché almeno per la telefonia cellulare l’Italia aveva un trend (derivata dell’aumento dei telefoni cellulari) molto più alto sull’utilizzo della telefonia cellulare rispetto ai paesi del Nord Europa pertanto l’acquisto dei nostri “asset” avrebbe reso molto di più negli anni a seguire.

Potrei dire che la vendita non è stato un buon affare per l’Italia.

Perché parlo di ICT invece che AI? perché tutto quello che viene realizzato con l’Intelligenza Artificiale prima o poi passa sui nostri computer (HW), poi utilizza il nostro software (SW) e infine passa nelle nostre reti (wired o wireless).

Detto questo, lasciatemi un’ultima postilla, tutti i linguaggi sono sviluppati in lingua inglese e ovviamente tutto ragiona con un linguaggio che non è il nostro, questo rende il tutto abbastanza incomprensibile per molti che non conoscono la lingua inglese e questo rende il tutto ancora più complesso, l’utilizzo successivo degli acronimi di un’altra lingua, rende il tutto una miscela incomprensibile ai più da cui la vignetta che farà sicuramente sorridere e spero riflettere sulla necessità che la politica entri maggiormente nella tematica diversamente la “tematica” si occuperà presto della “politica”.

Di Admin

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