
Dio ti aiuti, prego per te
Sembrano parole inoffensive, vero?
“Dio ti aiuti, prego per te.” Una frase semplice, carica di significato, spesso pronunciata con sincerità.
Ma oggi, dire queste parole in un luogo pubblico potrebbe non solo costare una riprovazione sociale, bensì anche l’arresto, un processo e una multa.
Non stiamo parlando di paesi lontani come Cina, India o Pakistan, ma dell’Italia.
La Risoluzione 284/2025: un attacco alla libertà
Poche settimane fa, l’Emilia-Romagna ha approvato la Risoluzione 284/2025, un provvedimento che minaccia gravemente la libertà religiosa, di opinione ed espressione.
Questo atto, sotto il pretesto di proteggere la privacy delle donne che si recano nei presidi sanitari per interrompere una gravidanza, trae in inganno mascherando un grave attacco alle nostre libertà fondamentali.
La misura prevede l’intervento delle forze dell’ordine per creare cosiddette “zone sicure” nei pressi di ospedali, cliniche e consultori.
Ma zone sicure da cosa?
Non da crimini o violenze, bensì da qualsiasi evento ritenuto “a favore della vita nascente”, che comprende non solo volantinaggio per offrire ascolto e aiuto a mamme in difficoltà, ma persino momenti di preghiera silenziosa.

Le autorità affermano di agire per non “turbare” le donne intenzionate a interrompere la gravidanza.
Ma vogliamo affrontare la verità?
Queste misure servono a impedire che una donna possa cambiare idea.
È un controllo del pensiero, un modo per eliminare ogni presenza che possa far riflettere su una scelta così profonda e individuale.
Conseguenze devastanti
Gli effetti pratici di tale provvedimento saranno devastanti.
Ci ritroveremo in quartieri dove sarà vietato affermare che nel grembo di una madre ci sia un bambino e non un semplice grumo di cellule, una verità scientifica e biologica.
Strade e piazze trasformate in luoghi di silenzio complice, dove pregare il Rosario o semplicemente esprimere una visione a favore della vita nascente diventa atto criminale.
Una spirale di intolleranza che soffoca la libertà di pensiero e di espressione, avvelenando il dibattito pubblico e minando le fondamenta di una società democratica.
Il dissenso, anziché essere accolto come stimolo al confronto e alla crescita, viene demonizzato e perseguitato, relegando chi osa manifestarlo ai margini della società, marchiato come nemico da silenziare.
Un clima di paura e repressione che ricorda tempi bui, in cui il potere cercava di soffocare ogni voce discordante, ogni anelito di libertà
La Risoluzione non si limita all’Emilia-Romagna; chiede infatti al Parlamento di estendere questa censura illiberale e anticristiana a tutta Italia.
Se restiamo in silenzio di fronte a questo abuso, altre regioni seguiranno l’esempio e, in breve tempo, la situazione potrebbe arrivare in Parlamento.
Rischiamo di essere travolti da una marea di repressione e censura.
Immagina di vedere cartelli simili affissi in piena città:
Attenzione! Stai entrando in una “zona sicura”: da qui è severamente vietato pregare, offrire aiuti a donne incinte o esprimere opinioni a favore della vita nascente.
Ti sembra impossibile?

Ma è esattamente così che iniziano le persecuzioni.
Iniziano sempre con incredulità: “No, non può accadere!”
E poi, un giorno, accade.
Già accade altrove

All’estero, situazioni simili si sono già concretizzate.
In Inghilterra, una nostra connazionale di nome Livia è stata processata e condannata a pagare 20mila sterline per aver violato una “zona sicura”.
La sua colpa?
Aver sostato nei pressi di una clinica abortiva, in assoluto silenzio, con un cartello che diceva semplicemente: “Sono qui per parlare, se vuoi.”
Arrestata, processata, condannata.
Un crimine?
No, solo un atto di amore e disponibilità verso chi si trova in un momento di crisi.
La Francia, la Spagna, l’Australia, il Canada e gli Stati Uniti stanno creando sempre più “zone” in cui azioni come offrire un volantino a sostegno della maternità o pregare un’Ave Maria possono costare multe salate.
In questi paesi, le leggi non tutelano solamente i diritti, ma reprimono anche ogni forma di dissenso o espressione pacifica a favore della vita.
La resistenza è fondamentale
È fondamentale alzare la voce contro questo stato di cose.
Dobbiamo combattere affinché le nostre libertà fondamentali non vengano sacrificate sull’altare di ideologie che mirano a discordia e divisione.
Non possiamo permettere che la nostra società scivoli verso una dittatura del pensiero unico, dove chiunque osi esprimere un’opinione contraria viene emarginato o punito.
Ogni volta che vediamo un attacco alle libertà religiose, è necessario rispondere con determinazione e unità. Resistere è essenziale.
Non possiamo aspettare che la situazione degenera ulteriormente per prendere posizione; dobbiamo esserci ora, pronti a difendere il diritto di esprimere ciò in cui crediamo.
Un futuro da costruire
Dobbiamo immaginare un’Italia dove i diritti siano garantiti per tutti, dove ogni voce, compreso il messaggio a favore della vita, possa risuonare liberamente nelle piazze, negli ospedali, in ogni angolo della nostra amata nazione.
Non possiamo darci per vinti.
La battaglia per la libertà e per la dignità umana deve continuare.
Nel momento in cui vediamo il nostro diritto di esprimere la nostra fede ridotto al silenzio, è nostro dovere far sentire la nostra voce.
Non è solo una questione di libertà religiosa personale, ma di rispetto per la vita e per le scelte delle donne.
La verità non può essere messa a tacere.
Facciamo in modo che le parole “Dio ti aiuti, prego per te” possano risuonare libere, senza paura di conseguenze punitive.
Preghiamo, agiamo, parliamo. Perché la libertà di espressione è un diritto fondamentale che non possiamo permettere venga calpestato.
La storia ci insegna che le persecuzioni iniziano sempre così, con piccole restrizioni e un silenzio assenso
. E noi non possiamo permettere che questo accada.
