
Negli ultimi anni, e in particolare dall’insediamento del governo Meloni, abbiamo assistito a un proliferare di commentatori e analisti pronti a pronunciare sentenze definitive sul futuro della premier e sul suo esecutivo.
Quella che una volta sembrava una luna di miele tra Giorgia Meloni e gli italiani si è trasformata in un coro di “suonatori di requiem” che, con toni allarmistici, hanno cercato di anticipare crisi e insuccessi politici.
Ma se ci si sofferma ad analizzare i dati e le statistiche, emerge una realtà ben diversa.
La Fine della Luna di Miele?
Il 18 settembre 2023, articoli pubblicati da testate prestigiose come La Stampa e il Financial Times avevano sancito la fine della luna di miele con i mercati finanziari.
Lo spread, già da tempo un indicatore sensibile delle politiche economiche italiane, era tornato a superare quota 180, un campanello d’allarme che ha fatto drizzare le orecchie a osservatori attenti.
Allo stesso tempo, portali come l’Huffington Post amplificavano paure e preoccupazioni evocando l’“incubo spread”.
Tuttavia, questa narrativa allarmistica si scontrava con una realtà più complessa e sfumata.
Un Esame Critico
Nonostante le tensioni evidenziate dai mezzi d’informazione, un’analisi più attenta dei dati mette in discussione queste affermazioni.
Dall’interno della stessa coalizione di centrodestra sono giunti segnali discordanti.
Testate come Linkiesta, pur esprimendo critiche nei confronti della premiership di Meloni, si sono trovate a riconoscere che “sembra che Giorgia Meloni abbia svoltato l’angolo”, lasciando intravedere nuovi orizzonti per la sua leadership politica.
La sinistra, sempre incline a confondere le proprie aspirazioni con il reale sentimento degli italiani, non ha mancato di esprimere scetticismo.
Stefano Bonaccini, leader del movimento democratico, sosteneva che l’“adesione quasi fideistica del Paese” fosse ormai un ricordo.
Pierluigi Bersani si spingeva oltre, affermando che “la luna di miele con gli italiani è finita”, mentre Matteo Renzi, nella sua consueta veste polemica, si lamentava del calo dell’effetto novità.
Ma i fatti stanno dimostrando il contrario.
La Dimostrazione dei Fatti
Secondo il sondaggista Antonio Noto, esiste effettivamente una “anomalia positiva in termini di consenso” per la Meloni e per Fratelli d’Italia.
I numeri parlano chiaro: dal gennaio 2025, il partito è passato da una percentuale di consensi che si aggirava attorno al 28%, a chiudere il 2025 intorno al 30%
. Questo rappresenta un aumento significativo rispetto al 2022, suggerendo che l’ascesa della premier non è soltanto una reazione temporanea ma un trend consolidato.
Inoltre, la fiducia nella Meloni come presidente del Consiglio ha toccato il 44%.
Se questi livelli di consenso dovessero mantenersi fino alle elezioni del 2026, il capitale politico della premier potrebbe rivelarsi cruciale.
In un contesto politico in cui la stabilità è spesso miraggio, questo segnale di fiducia popolare costituisce un punto di forza difficile da ignorare.
La Verità sullo Spread
Uno dei temi caldi nel dibattito economico riguarda lo spread, un indicatore che ha storicamente influenzato le valutazioni sui governi italiani.
Ebbene, i numeri relativi agli ultimi mesi raccontano una storia ben diversa da quella paventata dai detrattori.
Oggi, i titoli italiani oscillano attorno ai 70 punti base, il livello più basso dal 2009.
Da quando il governo Meloni è in carica, lo spread è addirittura diminuito del 70%, un dato che contraddice chiaramente le narrazioni di crisi.
Inoltre, le agenzie di rating, che negli anni passati avevano assunto un ruolo chiave nell’orientare i mercati, hanno mostrato una tendenza al miglioramento piuttosto che alla degradazione.
Da quando Giorgia Meloni ha assunto il potere, l’Italia ha ottenuto dieci miglioramenti consecutivi nei giudizi di rating, sette dei quali solamente nel 2025.
Questo scenario sembra confermare che, nonostante i pessimistici presagi, la realtà economica nazionale è ben diversa da quanto silenziosamente sperato da alcuni critici.
Un Nuovo Corso
Mentre la sinistra intonava i propri requiem, nel silenzio ci si poteva accorgere di un cambiamento di rotta.
L’analisi dei dati e la comprensione delle dinamiche di consenso non solo rivelano un’affermazione della Meloni, ma pongono anche interrogativi sulla capacità dei commentatori di cogliere correttamente il polso del paese.
Siamo di fronte a una narrazione alternativa, dove i numeri contraddicono le interpretazioni affrettate e dove la resilienza del governo può essere vista sotto una luce favorevole.
Anche la stampa estera ha deciso di incoronare il premier Giorgia Meloni e il suo esecutivo nel 2025, dimostrando che negli altri Paesi europei e occidentali c’è chi ora riconosce la grandezza dell’Italia.
Per il Telegraph, il premier si è dimostrata “l’artefice del miracolo italiano”, trasformando la penisola da “malato d’Europa” a “oasi pacifica in un mondo scosso dalle crisi”

Le sfide che attendono Giorgia Meloni e il suo governo non mancheranno, come in ogni contesto politico, ma le fondamenta su cui si sta costruendo la sua leadership appaiono sorprendentemente solide.
Gli indicatori economici e il consenso popolare forniscono, infatti, un supporto tangibile rispetto alle critiche, confermando che la tanto teme terminologia dei “suonatori di requiem” potrebbe non essere altro che un canto stonato.
Per il nuovo anno, il buon proposito è chiaro: più attenzione ai fatti, meno spazio a stonature e meno sentimenti di sfiducia ingiustificata.
In un panorama politico in continua evoluzione, ciò che conta è saper ascoltare e analizzare con obiettività, per trasformare le avversità in opportunità di crescita e cambiamento positivo.
La storia, come sanno bene i veri leader, è scritta dalle azioni e dai risultati, non dai desideri di chi guarda dall’esterno.
