Negli ultimi anni, il panorama geopolitico ha visto emergere alleanze e fratture inaspettate, con attori come Russia, Iran, Cina, Cuba e Hamas che si collocano in posizioni spesso contrapposte ai principi democratici e ai diritti umani.

In questa cornice complessa si inserisce la sinistra italiana, impegnata in una navigazione politica travagliata, non solo nei confronti dei regimi autoritari esteri, ma anche rispetto alle questioni interne e alla propria identità ideologica.

E seppure sia un continente giovanissimo somiglia all’Africa, per le sue straordinarie ricchezze naturali e l’incapacità (non sempre autoctona) di distribuirne equamente le ricchezze.

La sinistra italiana non perde il vizio di dividere le dittature, terribili, del continente tra “buone e cattive”. 

Unicamente in base al colore politico di chi reprime, uccide, prende il potere con la forza annullando ogni forma di democrazia.

  Così I 15-17mila morti causati dalla rivoluzione castrista a fine anni 50 sono “dettagli”.

Così come la privazione di diritti elementari.

Il Venezuela di Nicolás Maduro, anch’esso con oltre 17 mila morti, è diventato un simbolo di questa ambiguità.

Il regime chavista,infatti è da decenni sotto accusa per violazioni sistematiche dei diritti umani e per una gestione economica disastrosa, trova ancora sostenitori tra alcuni gruppi della sinistra italiana, i quali non esitano a schierarsi contro l’intervento statunitense che ha portato all’arresto di Maduro con accuse di narcotraffico.

È una posizione che, pur nella legittimità di chi si oppone a politiche imperialiste, solleva interrogativi sulla coerenza e sull’etica del sostegno a un governo così controverso.

Negli ultimi mesi, abbiamo assistito a manifestazioni e mobilitazioni in diverse città italiane, dove il Movimento 5 Stelle (M5S), i centri sociali, e altri partiti, hanno alzato la voce in difesa del presidente venezuelano.

Giuseppe Conte, ex premier e figura di spicco del M5S, ha preferito un approccio prudente, evitando di prendere le difese di Maduro e concentrandosi nella critica all’intervento degli Stati Uniti.

Un atteggiamento che, sebbene si presenti come un tentativo di mantenere un certo equilibrio, rischia di apparire come una fuga dalla realtà di un regime che continua a reprimere e a negare libertà fondamentali.

In aggiunta, la presenza di Pedullà, noto esponente del M5S, durante le manifestazioni milanesi ha contribuito a rafforzare questo fronte diverso, pur mantenendo toni decisamente critici verso l’operato americano.

Tale dinamica ricorda fortemente le posizioni assunte dalla sinistra italiana riguardo alla questione palestinese, dove, pur condannando le azioni violente di Hamas, si è spesso stati in prima linea a difendere la causa palestinese senza distinguere chiaramente tra diritti del popolo e le azioni di chi guida il movimento.

Elly Schlein, leader del Partito Democratico (PD), ha sentito l’urgenza di convocare la segreteria per emettere una dichiarazione ufficiale, riflettendo la tensione interna al partito nel gestire la questione.

La sua dichiarazione, sebbene condanni fermamente l’operato degli Stati Uniti, evidenzia comunque la posizione storica dell’Italia, che sostiene le aspirazioni democratiche del popolo venezuelano e rifugge dall’appoggiare un regime autocratico come quello di Maduro.

Palazzo Chigi, infatti, ha chiarito la posizione del governo, sottolineando che l’azione militare non è mai la strada da percorrere per risolvere problemi legati a regimi totalitari, ma riconoscendo nel contempo la legittimità di interventi difensivi contro minacce ibridi.

La reazione di Schlein e del PD a questa nota governativa, considerata a dir poco indigesta, mette in luce una contraddizione interna: mentre si oppongono fermamente agli Usa, evitano deliberatamente di schierarsi a favore di Maduro.

Questa ambivalenza porta naturalmente a interrogativi su come la sinistra italiana possa realmente definire i propri valori e le proprie priorità, specialmente quando si tratta di rispondere a regimi che violano sistematicamente i diritti umani.

Osservando questo pantano politico, emerge un evidente conflitto tra il desiderio di difendere i diritti umani universali e la necessità di abbracciare la retorica del diritto internazionale in modo coerente.

La sinistra italiana, dal canto suo, sembra trovarsi imprigionata in un labirinto ideologico, dove il sostegno a determinate cause può facilmente scivolare nella negazione dei diritti fondamentali di molti.

Se da un lato c’è un legittimo impegno a denunciare gli interventi imperialisti, dall’altro è essenziale non perdere di vista le reali condizioni di vita delle persone sotto regimi oppressivi.

La situazione in Venezuela è l’emblema perfetto di tale conflitto.

Difendere l’autonomia e l’auto-determinazione di un paese è certamente fondamentale, ma non a costo di ignorare le sofferenze di chi vive in regime di repressione.

Le mobilitazioni in difesa di Maduro e le manifestazioni contro gli Stati Uniti potrebbero salvarsi dall’essere semplicemente catalogate come una questione ideologica, poiché sottendono un dibattito più ampio sulle forme di solidarietà e sull’efficacia dei movimenti politici nel XXI secolo.

Diventa allora cruciale per la sinistra italiana trovare un linguaggio e una strategia che possano unirli nella lotta per i diritti umani, invece di dividerli in base a schieramenti geopolitici.

L’appello all’unità è fondamentale.

Solo attraverso una rinnovata riflessione sui propri valori e sulla loro applicabilità in un contesto mondiale complesso, la sinistra italiana avrà la possibilità di rimanere rilevante e credibile.

La sfida è dunque duplice: resistere alle pressioni esterne e definire una visione chiara e coerente che metta al centro i diritti umani, non solo a parole, ma nella pratica quotidiana.

In conclusione, la posizione della sinistra italiana nei confronti di figure come Maduro non può essere una mera questione di opportunismo politico.

Deve essere una scelta consapevole, informata e rispettosa dei diritti e delle libertà di ogni individuo.

Solo in questo modo potrà rispondere adeguatamente alle sfide del presente, ritrovando un’identità che non tradisce i propri principi per la convenienza momentanea.

Di Admin

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