Ancora una volta, gli Stati Uniti si scontrano con gli avversari della Guerra Fredda in America Latina, questa volta per il Venezuela e il suo presidente socialista, Nicolas Maduro, arrivando fino alla sua cattura.

Negli ultimi anni, il dibattito sul Venezuela è diventato un terreno minato per molti politici e intellettuali. La questione non è semplice e, come spesso accade nella geopolitica, le posizioni nette sembrano più un’illusione che una realtà.
Il principio della sovranità, per quanto sacro possa apparire, è fluido in questo contesto, soprattutto considerando la scarsità di democraticità delle elezioni che si sono svolte a Caracas.
È cruciale, però, che una sinistra moderna e orientata ai valori si ponga delle domande fondamentali: la sovranità vale solo se è rafforzata da un autentico processo democratico?

E se sì, può essa essere valida a fasi alterne?
La questione non è semplicemente un fatto di postura ideologica; è una riflessione profonda su cosa significhi sostenere certi principi.
È evidente che si può criticare l’intervento statunitense, come molte voci anche illuminate fanno, senza cadere nell’errore di dimenticare le colpe di Maduro, considerato da molti un tiranno.
Un tiranno che non solo ha messo a repentaglio la vita dei suoi cittadini, ma è anche legato, secondo molte indagini, al vasto giro del narcotraffico sudamericano.
Questo è un punto fondamentale: mentre cerchiamo di comprendere e discutere la complessità della situazione venezuelana, dobbiamo anche riconoscere le colpe di chi governa in modo oppressivo.
Tuttavia, sembra che la sinistra, sia italiana che europea, stia rincorrendo gli estremismi di strada, abbracciando un antiamericanismo che è più una bandiera di comodo che una reale riflessione politica.
La geopolitica è cambiata e continua a farlo, ma ci si chiede se la sinistra riesca a tenere il passo o se sia intrappolata in schemi superati.

La trappola storica
Ciò che è interessante notare è come questa “trappola degli anni ’70 e ’80” influisca sul modo in cui interpretiamo il mondo contemporaneo.
Se il sangue è rosso, va bene; se è “nero”, allora diventa un problema.
Come se il mondo fosse un laboratorio dove si analizza ogni goccia di sangue, a seconda della sua provenienza, con conseguenze diverse a seconda delle convenienze politiche.
Questa visione binaria rischia di offuscare la realtà complessa in cui viviamo e di limitare la capacità di sviluppo di una sinistra realmente progressista.
Riflettiamo sull’ironico epiteto di Khomeini quando definiva gli Stati Uniti come “il grande Satana”.
A quel tempo, l’accusa era carica di significato, una critica alla potenza imperiale americana che si scontrava con i diritti e le autonomie di popoli lontani.

Ma oggi, quella stessa etichetta viene utilizzata senza considerarne le amnesie che caratterizzano la storia europea.
È un approccio che ignora il passato imperialista dell’Europa e le responsabilità che porta con sé.
Da Roma al Medioevo, passando per i periodi iberici, francesi e inglesi, gli imperi si sono espansi nei continenti nuovi, spesso portando conflitto e violenza anziché civiltà e progresso.
La necessità di un’analisi equilibrata
Storicamente, Washington ha cercato di esercitare l’ultima parola su ciò che accadeva nell’emisfero, una politica notoriamente formulata nella Dottrina Monroe del 1823.
Per decenni, l’America Latina sarebbe stata notoriamente considerata “il cortile di casa degli Stati Uniti”, e qualsiasi governo ritenuto non sufficientemente amico degli interessi statunitensi sarebbe stato rapidamente rovesciato dalla vista di cannoniere statunitensi al largo delle sue coste o da un colpo di stato appoggiato dalla CIA.
Almeno 700.000 migranti venezuelani si trovano negli Stati Uniti, nonostante un recente tentativo di revocare il loro status di protezione temporanea.
Un Venezuela stabile, prospero e calmo è un luogo in cui potrebbero essere rimpatriati, con la forza o volontariamente.
Sia la Cina che la Russia hanno prestato miliardi a Maduro mentre l’economia del suo paese crollava e bruciava.
Cuba ha ricevuto miliardi di dollari in petrolio venezuelano e ha inviato decine di migliaia di consiglieri militari e di intelligence per sostenere i suoi alleati a Caracas.

In questo contesto, una sinistra che si definisce moderna dovrebbe cercare un’analisi più equilibrata. Criticare gli Stati Uniti non deve significare ignorare i propri errori o quelli di altri regimi autoritari, come quello di Maduro.
Ricordiamoci che la geopolitica non è un gioco semplice: si tratta di interazioni complesse tra potere, cultura, economia e storia.
Per questo è necessario un approccio critico e informato, piuttosto che una reazione emotiva a freddo.
L’idea che il Venezuela sia solo una vittima dell’imperialismo americano è una narrazione che semplifica una realtà intricatissima.
Ci sono responsabilità che vanno attribuite ai leader locali, alle politiche economiche disastrose, e, purtroppo, ai legami con il narcotraffico, che complicano ulteriormente la situazione.
Chiedersi perché il Venezuela sia arrivato a questo punto non è una questione di biasimo, ma piuttosto un’indagine sul perché di tali dinamiche sociali e politiche.
La sfida della sinistra italiana
La sinistra italiana ha bisogno di rispondere a queste domande.
Ha il compito di emanciparsi da un passato ingombrante e di creare una narrativa che consideri la complessità del mondo contemporaneo.
Invece di perseguire estremismi, deve coltivare un pensiero critico che veda il valore nella diversità delle esperienze globali.
Esaminare il passato è essenziale, ma non basta.
È necessario un dialogo aperto sulle strade da percorrere.
Dobbiamo accettare che, anche se la geopolitica cambia, i principi di giustizia, democrazia e sovranità devono essere sempre in primo piano, e mai utilizzati come strumenti di propaganda politica.
In conclusione, la questione del Venezuela non può essere ridotta a una lotta tra buoni e cattivi.
È un labirinto di sfide che richiede un approccio serio e meditato.
Essa rappresenta un banco di prova per la sinistra contemporanea, chiamata a riflettere su quali debbano essere i valori fondanti delle proprie posizioni.
La sovranità, in un contesto di governo oppressivo e narcotrafficante, deve essere criticabile, così come devono essere criticate le ingerenze straniere.
La vera sfida consiste nel trovare un equilibrio fra la difesa dei principi democratici e una critica degli interventi esterni.
Solo così una sinistra moderna potrà emergere, pronta ad affrontare le complessità del nostro tempo, sfuggendo alle trappole del passato e aprendo nuove strade verso un futuro di giustizia e rispetto reciproco.
