
Negli ultimi anni, il Venezuela ha vissuto un crollo del chavismo che ha avuto ripercussioni ben oltre i propri confini.
La caduta di un regime che per anni è stato una fonte di sostegno e ispirazione per altri sistemi autoritari nell’emisfero occidentale ha rappresentato non solo una crisi locale, ma anche l’inizio di un lento e inesorabile soffocamento per L’Avana.
Washington ha compreso che recidendo la principale arteria economica di Caracas, il regime cubano sarebbe andato incontro a una insufficienza multiorganica, costretto a fronteggiare le conseguenze di una dipendenza insostenibile
.Una mossa calcolata, un’azione chirurgica volta a isolare il cancro castrista piuttosto che alimentarlo.
L’embargo, quindi, non era semplicemente una punizione, ma una strategia geopolitica a lungo termine, un tentativo di accelerare la transizione verso un futuro senza dittatura.
Il Venezuela, a sua volta, si è trasformato in un paziente terminale, aggrappato a flebo di petrolio e illusioni rivoluzionarie.

La Complessità della Solitudine Sistemica
L’assenza dell’iniezione costante di greggio venezuelano ha esposto Cuba a una nuova realtà: un isolamento sistemico che è difficile da superare.
Gli Stati Uniti hanno intensificato la pressione finanziaria sul governo cubano, assicurandosi che nessun paese o attore esterno potesse fornire un supporto duraturo a una dittatura morente.
Questa strategia ha comportato sanzioni severe contro individui e entità coinvolte in transazioni finanziarie con Cuba, rendendo estremamente difficile per il governo cubano accedere a capitali e risorse vitali.
L’amministrazione americana ha anche esercitato pressioni diplomatiche su alleati e partner commerciali di Cuba, esortandoli a ridurre o interrompere i loro legami economici con l’isola.
L’obiettivo dichiarato di queste misure è quello di privare il regime cubano delle risorse necessarie per reprimere il suo popolo e sostenere il suo sistema autoritario, accelerando così una transizione verso la democrazia.

Tuttavia, i critici sostengono che tali politiche colpiscono principalmente la popolazione cubana, già provata da decenni di difficoltà economiche, e rischiano di esacerbare la crisi umanitaria sull’isola.
Questo contesto ha creato un’insicurezza palpabile, rendendo la vita quotidiana sempre più insostenibile per gli abitanti dell’isola.
Il recente arrivo della nave Ocean Mariner, con una spedizione di 13 milioni di litri di carburante dal Messico, è stato visto come un potenziale salvagente.
Tuttavia, l’entità della crisi cubana è talmente profonda che questa fornitura si rivela essere solo un cerotto su una ferita che richiede ben altro.
Il Messico, pur tentando di tendere la mano, è intrappolato nei suoi stessi problemi interni, dalla violenza del traffico di droga alle sue crisi economiche e istituzionali.
Ciò limita la capacità messicana di infrangere le proprie regole per sostenere un vicino in grave difficoltà. Le spedizioni di carburante diventano quindi sporadici aiuti, incapaci di risolvere una crisi strutturale che abbraccia ogni aspetto della vita cubana.
Sequestro e Repressione: La Realtà Cubana

Per il popolo cubano, l’arrivo di carburante non si traduce in un miglioramento delle condizioni quotidiane.
La cupola di Miguel Díaz-Canel è consapevole del rischio di disordini sociali e, pertanto, opta per sequestrare queste forniture vitali per alimentare le proprie macchine repressive.
I fondi e le risorse disponibili sono destinati a garantire il controllo, mentre la popolazione si confronta con la scarsità, il mercato nero e un costo della vita alle stelle.
La situazione diventa insostenibile, con crescenti tensioni tra la necessità di mantenere il potere e la pressione sempre crescente della miseria sociale.
L’Incertezza Russa
La Russia, storicamente un alleato della Cuba castrista, si muove ora con cautela.
Recenti incidenti e complicazioni logistiche hanno reso Mosca riluttante nell’appoggiare incondizionatamente l’isola, poiché il rischio di compromettere ulteriormente le proprie risorse non è più giustificabile.
La presenza russa, che in passato poteva sembrare una certezza, è ora caratterizzata da una prudenza strategica, evidenziando un ulteriore strato di vulnerabilità nel tessuto geopolitico cubano.
Questa cautela si manifesta in una diminuzione degli investimenti diretti e in una riconsiderazione delle partnership economiche, lasciando intravedere crepe in quella che era una solida alleanza ideologica. L’isola, un tempo baluardo del socialismo nell’emisfero occidentale, si trova ora a navigare in acque inesplorate, con il peso di un embargo persistente e la necessità impellente di diversificare le proprie fonti di sostegno.
La narrazione di una Cuba resiliente, capace di superare le avversità grazie alla solidarietà internazionale, è ora offuscata da incertezze e dalla consapevolezza che i vecchi paradigmi non sono più sufficienti a garantire la stabilità futura.
Il governo si trova di fronte alla sfida di bilanciare la fedeltà ai principi rivoluzionari con l’urgenza di riforme economiche pragmatiche, un compito arduo in un contesto globale in rapido cambiamento.
La Via Messicana: Un Percorso Insufficiente
Con il passare del tempo, l’orologio continua a correre contro Díaz-Canel.
La “via messicana” si rivela essere un sentiero stretto e insufficiente, incapace di compensare la perdita del Venezuela.
A questo punto, il regime cubano si trova a dover affrontare una scelta brutale: gestire una miseria crescente in un bunker con riserve sempre più limitate, sperando che la lealtà dei generali e degli apparati di sicurezza possa permaneere anche quando il carburante scarseggia, oppure cercare una via d’uscita umiliante prima che il collasso interno sia irreversibile.
L’ombra della fame si allunga sulle strade de L’Avana, e le promesse di un futuro radioso si sono sgretolate sotto il peso di sanzioni inesorabili e di un’economia asfittica.
La retorica rivoluzionaria, un tempo eco potente di speranza, risuona ora vuota, stonata, in un paese dove la quotidianità è una lotta per la sopravvivenza.
I sussurri di dissenso si fanno più forti, e anche tra le fila del Partito, serpeggia il dubbio.
Quanto ancora potrà resistere la fortezza di Castro prima che le crepe si trasformino in voragini? L’orizzonte si fa sempre più cupo, e la scelta brutale si avvicina, inesorabile come la marea.

Implicazioni Future
L’analisi di questo scenario complesso evidenzia che il futuro di Cuba non è solamente legato alla capacità di ricevere aiuti esterni, ma anche alla sua capacità interna di affrontare e risolvere le proprie contraddizioni.
Tuttavia, l’interdipendenza globale rende impossibile ignorare il ruolo cruciale che gli attori internazionali, sia statali che non statali, svolgeranno nel plasmare questo futuro.
Le relazioni con gli Stati Uniti, in particolare, rimangono un fattore determinante, oscillando tra la possibilità di una normalizzazione che aprirebbe nuove opportunità economiche e il persistere di un embargo che ne limita lo sviluppo.
Allo stesso modo, il rafforzamento dei legami con altri paesi, come la Cina, la Russia e gli alleati latinoamericani, offre alternative cruciali per mitigare la dipendenza da un unico partner commerciale.
In definitiva, il successo di Cuba dipenderà dalla sua abilità nel navigare questo complesso panorama geopolitico, preservando al contempo la sua identità e i suoi valori fondamentali.
La capacità di bilanciare pragmatismo economico e principi ideologici sarà la chiave per sbloccare il suo pieno potenziale e garantire un futuro prospero per il suo popolo.
Senza un reale cambiamento politico e economico, l’isola rischia di continuare a subire una spirale discendente verso una crisi ancor più profonda.
La geopolitica gioca un ruolo cruciale in questa narrazione, dove le relazioni internazionali possono determinare l’esistenza o la caduta di regimi autoritari.
La pressione esercitata dagli Stati Uniti, le ambivalenze messicane e la cautela russa contribuiscono a creare un quadro in cui le opportunità di salvezza per Cuba sembrano sempre più limitate.
La persistente crisi economica, aggravata dalle sanzioni e dalla pandemia, mina la stabilità interna.
Il turismo, un tempo vitale, stenta a riprendersi, mentre la dipendenza dalle rimesse dall’estero aumenta la vulnerabilità dell’isola.
La diaspora cubana, sempre più numerosa e influente, esercita pressioni per un cambiamento politico, amplificando le voci di dissenso interne.
Il governo, arroccato su posizioni ideologiche rigide, fatica a trovare soluzioni innovative e a rispondere alle esigenze della popolazione, alimentando un circolo vizioso di malcontento e repressione.
La sfida per Cuba è quella di reinventarsi, trovando un equilibrio tra la salvaguardia della propria identità e l’apertura a nuove opportunità economiche e politiche, in un contesto internazionale sempre più complesso e ostile.
In sintesi, il crollo del chavismo in Venezuela ha avuto ripercussioni devastanti per Cuba, delineando un futuro incerto e precario.
La realtà attuale è quella di una solitudine sistemica, aggravata dalle crisi interne e dall’assenza di un supporto esterno robusto e duraturo.
Se il regime cubano non sarà in grado di affrontare le proprie contraddizioni e risolvere le questioni strutturali alla base della sua crisi, l’orologio della sua esistenza continuerà a ticchettare inesorabilmente verso un destino che potrebbe rivelarsi catastrofico.

Giovanni De Ficchy : Giornalista, Antropologo Criminale e Criminologo Forense appassionato di storia e divulgazione letteraria esperto di geopolitica ed Economia, Direttore del Centro di studi strategici “Libertè Cherie Aps” , ha pubblicato “ Geopolitica della Groenlandia il sogno imperiale di Trump”, “ La Dea e il Cartel de los Soles” “Geopolitica del Medio Oriente: Influenze e Alleanze: Analisi del Conflitto“; ” “L’ombra del dragone“
