
I segnali del regime iraniano in crisi: un’analisi geopolitica
Negli ultimi mesi, la Repubblica Islamica dell’Iran ha mostrato segni evidenti di deterioramento interno.
La crescente instabilità socio-politica ha spinto i leader iraniani, in particolare gli ayatollah, a prepararsi per la possibilità di una fuga.
Fonti attendibili rivelano che i funzionari iraniani stanno organizzando voli cargo russi per trasferire beni vitali, personale e familiari all’estero, un chiaro segnale della gravità della situazione.
Secondo l’intelligence statunitense, il leader supremo Ali Khamenei avrebbe già in mente un piano di emergenza per lasciare l’Iran e rifugiarsi in Russia nel caso in cui il regime fosse sopraffatto dalla crescente ondata di proteste.
Le proteste, scatenate da anni di oppressione e mala gestione economica, si sono intensificate in risposta alle politiche del regime, in particolare il suo sostegno a gruppi armati come Hezbollah, Hamas e milizie sciite in Medio Oriente.
Questo sostegno, definito dall’asse della resistenza, è sempre più contestato dalla popolazione iraniana, che chiede aiuti e attenzione per le proprie esigenze interne piuttosto che interventi all’estero.
“Né Gaza né Libano: darò la vita solo per l’Iran” è lo slogan che ha attraversato le strade, rappresentando una netta rottura con il dogma ideologico del regime.

La crisi interna del regime
A livello interno, nonostante il controllo strenuo esercitato dal regime, i segnali di frattura stanno emergendo.
Il presidente Masoud Pezeshkian appare sempre più come una figura simbolica, priva di potere reale, sotto il dominio della guida suprema.
Le dimissioni recenti di ministri e le lotte di potere tra le varie fazioni politiche stanno creando crepe sempre più evidenti nel sistema.
L’Assemblea consultiva islamica, il parlamento iraniano, sta cercando di rialzare la testa sotto la leadership di Mohammad Bagher Qalibaf, posizionandosi come alternativa centrale nel panorama politico.
Tuttavia, il potere continua a essere fortemente influenzato dai sostenitori della linea dura e dal “governo ombra” di Saeed Jalili, che controllano l’ideologia dominante e limitano ogni tentativo di apertura.
Queste rivalità interne non sono solo schermaglie politiche; esse rappresentano preparativi per un eventuale ordine successivo alla guida di Khamenei.
L’incertezza della successione al potere alimenta ulteriormente la fragilità del regime, poiché i potenziali leader emergenti affrontano pressioni crescenti sia dall’interno sia dall’esterno.
Il futuro geopolitico dell’Iran

Da un punto di vista geopolitico, il destino dell’Iran potrebbe dipendere dalle dinamiche della regione e dalle relazioni internazionali.
Un attore importante in questo contesto è il principe in esilio Reza Pahlavi, visto come una figura rassicurante per l’Occidente e supportato da un’alleanza regionale composta da Arabia Saudita, Regno Unito e Israele.
C’è anche la possibilità che il presidente statunitense Donald Trump possa sfruttare la debolezza del regime per ripristinare una connessione con l’Iran, riavvicinandolo all’asse israelo-americano.
La credibilità del regime iraniano è stata ulteriormente compromessa dalla sua incapacità di affrontare le sfide interne e di rispondere alle istanze della popolazione.
Ciò rende sempre più plausibile l’idea che, se le attuali tendenze continueranno, l’Iran potrebbe trovarsi a dover affrontare un cambiamento radicale, sia attraverso la pressione interna che mediante l’intervento esterno.
In conclusione, l’attuale situazione in Iran evidenzia un regime traballante, segnato da crisi interne e un crescente isolamento internazionale.
La preparazione degli ayatollah per un’eventuale fuga è solo uno dei molteplici segnali dell’instabilità in corso.

Mentre la popolazione chiarisce le proprie priorità con slogan di autonomia e indipendenza, il futuro geopolitico dell’Iran rimane incerto.
L’asse della resistenza, pur mantenendo un certo supporto da parte di alcuni settori del regime, è sempre più contestato, e la possibilità di un cambiamento significativo non può essere ignorata.
Le dinamiche locali, le rivalità interne e le pressioni esterne plasmeranno inevitabilmente il corso degli eventi nei mesi e negli anni a venire.
