** Una Prospettiva Americana**



In un mondo sempre più intrecciato, la politica estera europea spesso sembra una danza complessa e confusa agli occhi degli americani.

Gli europei, che da un lato sostengono l’Ucraina nella sua lotta contro l’aggressione russa, dall’altro continuano a comprare energia dalla Russia, alimentando, di fatto, la macchina bellica di Mosca. È un controsenso che molti americani faticano a comprendere.

Come è possibile sostenere un paese aggredito mentre si alimenta direttamente il proprio aggressore?



E poi ci sono le dinamiche interne, come l’atteggiamento europeo verso gli Stati Uniti. Immaginate un gruppo di europei che, nonostante abbiano una storia di confronto con Trump, decidono di inviare truppe in Groenlandia per contrastarlo, senza nemmeno provare a coinvolgerlo in un dialogo.

E mentre si occupano di salvaguardare la sovranità della Groenlandia (un territorio che molti americani nemmeno sanno che appartiene alla Danimarca), accolgono milioni di migranti africani che hanno distrutto i loro documenti in mare.

Il messaggio è confuso: proteggere il proprio territorio e i propri interessi non sembra essere una priorità quando si tratta di questioni più umanitarie.

E non parliamo dell’Iran.

Gli europei sembrano esprimere solidarietà nei confronti del popolo iraniano in cerca di libertà, ma ci si aspetterebbe che, vista la minaccia rappresentata da quel regime, decidano di agire in modo proattivo.

Invece, spesso si aspettano che siano gli Stati Uniti a intervenire con navi e aerei, lanciando migliaia di missili cruise per risolvere la situazione.

Il prezzo di quei missili, 4 milioni l’uno, è solo uno dei tanti fattori che mostrano quanto possa essere oneroso per gli USA continuare a intervenire in conflitti che l’Europa potrebbe e dovrebbe, almeno in parte, affrontare da sola.

La stessa schizofrenia si ripete con gli Houthi nello Yemen.

Le merci che partivano verso Suez erano in gran parte destinate all’Europa, ma sembrava che l’Europa fosse più interessata a mantenere una distanza sicura dal conflitto, demandando agli Stati Uniti il lavoro sporco.

Questo crea un certo risentimento tra gli americani che, dopo anni di interventi militari e aiuti umanitari, iniziano a chiedersi: “Perché dovremmo continuare a fare questo, se non riceviamo nemmeno riconoscimento o supporto reciproco?”

C’è un limite a tutto e, avidi di ridurre il carico delle spese militari, gli americani potrebbero un giorno stancarsi di un’alleanza unilaterale.

Una cosa è certa: c’è una frustrazione crescente tra gli americani riguardo alle politiche europee che spesso sembrano incoerenti e contraddittorie.

La percezione è quella di una Europa che vuole partecipare ai benefici della sicurezza collettiva, ma senza voler condividere il peso che essa comporta, lasciando che siano gli Stati Uniti a pagare il conto.

Questo non significa che non ci siano alleanze forti e storiche; gli americani desiderano un’Europa forte e stabile.

Tuttavia, la mancanza di coerenza nelle azioni europee porta a domande legittime su quanto gli Stati Uniti possano continuare a impegnarsi nella difesa dei valori democratici e nel mantenimento della pace globale se, dall’altra parte, ci sono attori che non sembrano prendersi seriamente il loro ruolo nel gioco.

In questo scenario così complesso, sarebbe utile avviare un dialogo aperto e onesto tra Stati Uniti ed Europa.

La comunicazione è fondamentale nella diplomazia, e la mancanza di dialogo onesto e diretto può creare malintesi e persino conflitti.

Gli americani devono sentirsi ascoltati e rispettati, e allo stesso tempo gli europei devono capire che la loro sicurezza è anche nelle loro mani.

Questo richiede coraggio e leadership da entrambe le parti.

Siamo in un momento storico delicato.

L’equilibrio geopolitico sta cambiando, e le potenze emergenti come la Cina stanno cercando di sfruttare questa confusione.

Gli Stati Uniti e l’Europa possono affrontare queste sfide solo se lavorano insieme, ma per farlo, devono superare le incomprensioni e le contraddizioni che caratterizzano le loro politiche attuali.

È giunto il momento di riflettere su come vogliamo costruire il futuro.

Gli americani non possono e non dovrebbero farsi carico da soli della sicurezza globale, e gli europei devono essere disposti a fare di più, in modo intelligente e strategico.

Solo così si potrà passare da una politica estera schizofrenica a un approccio più equilibrato e collaborativo che rispetti gli interessi di entrambe le parti.

Di Admin

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