
Paola Corradi
Oggi, il Presidente Giorgia Meloni ha visitato le forze dell’ordine di Rogoredo.
Un gesto che non passa inosservato, anzi, potrebbe essere interpretato come un chiaro ‘mea culpa’ per l’incapacità di produrre un decreto valido e concreto riguardo alla sicurezza e al diritto.
Da una parte, potremmo anche ringraziarla per questo gesto, ma dall’altra si tratta di una piccola grande donna che scende a Canossa, vestita di saio, perché non ha altro da offrire.
È impensabile quanto la nostra Costituzione, che si presenta come un grande compromesso, contenga affermazioni che, nel mondo reale, sembrano surreali. Il primo articolo parla di una democrazia fondata sul lavoro; quanto possa generare qualche ‘risatina’, è un argomento che meriterebbe una discussione approfondita.
Ma se ci soffermiamo su quella frase che afferma che “tutti siamo uguali rispetto alla legge”, ci imbattiamo in una contraddizione che nella logica matematica sarebbe considerata assurda. Perché, in effetti, tutti sanno che non è affatto così.
Quante volte abbiamo sentito pronunciare frasi del tipo: “in famiglia serve un avvocato e un dottore”?
Perché questa affermazione ricorre così frequentemente?
La risposta è semplice: perché in situazioni di difficoltà, queste sono le uniche figure professionali che possono realmente aiutarti quando ti trovi nei guai. E cosa succede quando ci si trova in difficoltà legali o sanitarie?
La necessità di rivolgerti a questi due professionisti diventa imperativa; altrimenti, il rischio di non uscirne vivi – sia dal punto di vista economico che psicologico – è molto alto.
La mia riflessione è basilare, eppure profonda.
Chi, come me, ha vissuto esperienze sfortunate, pur avendo ragione, ha dovuto pagare per gli errori altrui.
Per riavere ciò che mi spetta, dovrei intraprendere un lungo e complesso iter legale, ma nel frattempo ho perso risorse finanziarie e salute. Chi ha beneficiato di ciò?
La controparte, che non ha mai dovuto sostenere neanche le spese legali, ha agito con una prepotenza inaudita e ha vinto grazie alla forza della propria posizione.
C’è un concetto importante da rilevare: la ragione, in questo contesto, sembra sempre pendere dalla parte del più forte.
È un dato di fatto che la legge, sebbene dichiaratamente equa, non offre sempre la protezione che dovrebbe. Questo è il nodo cruciale della questione.
La legge, e lo sottolineo, è uguale per tutti solo se e solo se viene applicata in modo corretto. E qui emerge l’inevitabile domanda: com’è possibile che una norma così fondamentale contenga degli “se”?
Se qualcuno conoscesse costruzioni matematiche, saprebbe che la frase “la legge è uguale per tutti” non dovrebbe contemplare alcun “se”.
Prendiamo esempio dal caso di Pavia. Non riporto i dettagli della Costituzione – non sono un esperto in materia – ma ho studiato logica matematica e questo mi basta per comprendere che un’applicazione rigorosa delle norme potrebbe ridurre notevolmente i problemi che attanagliano il nostro sistema giuridico.
La mia critica si riveste di un tono popolare, ma sento la necessità di esprimere il mio disappunto su quanto sta accadendo nel nostro paese.
In questi giorni, la miseria di certe situazioni è diventata insostenibile.
Mi chiedo se un organo come il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) avesse una visione più logica e matematica, potremmo davvero sperare di arrivare a risultati più giusti e equi.
La legge non è solo un insieme di regole, ma deve essere applicata con senso di giustizia e correttezza, altrimenti si trasforma in uno strumento di oppressione anziché di libertà.
Questo scritto è un atto di denuncia, ma anche un invito alla riflessione. Non possiamo chiudere gli occhi davanti alle ingiustizie che ci circondano.
Siamo tutti parte di una società in cui la giustizia dovrebbe prevalere, eppure sembriamo sempre più lontani da questo ideale.
Le parole della nostra Costituzione devono diventare realtà, non solo frasi vuote pronunciate in occasioni formali.
In conclusione, mi scuso se mi sono lasciato andare a queste esternazioni, ma sento la responsabilità di far sentire la mia voce contro le ingiustizie che spesso vengono tollerate e perpetuate.
La verità è che, finché non ci sarà un cambiamento radicale nel modo in cui la legge viene applicata e rispettata, continueremo a girare in un circolo vizioso dove la vera giustizia sarà sempre a sé stante rispetto ai forti, e i deboli rimarranno tali.
Desidero solo un sistema che funzioni per tutti, senza distinzioni né favoritismi, dove le parole della Costituzione possano finalmente tradursi in azioni concrete e giuste.
