Tra omofobia, spie e complotti: un viaggio nel paradosso

Se c’è una cosa che la pandemia ci ha insegnato è che il mondo ha bisogno di colonne sonore per accompagnare le sue disavventure.

E chi meglio di Sigfrido Ranucci può fornirci un’epica sinfonia di deliri assortiti?
In questo teatro dell’assurdo, il conduttore di Report si ritrova al centro di un intrigo dalle tinte fosche, in cui la “lobby gay” è il suo leitmotiv, e dove spie e complotti sembrano avere un ruolo da protagonista.
Insomma, altro che “c’eravamo tanto amati”; qui si gira un film che neanche Hollywood riuscirebbe a scrivere.
L’ultimo post di Ranucci, degno di un Oscar per la sceneggiatura più contorta, non è solo una difesa o un attacco, ma piuttosto un grido di aiuto di un uomo che ha visto troppi thriller politici e ora non riesce più a distinguere la realtà dalla fantasia.
Nel mirino, come sempre, troviamo Massimo Giletti e Tommaso Cerno, i due capri espiatori perfetti per l’immaginario di Ranucci, accusati di essere “al servizio” di Marco Mancini, quel genio del male che dal suo rifugio nell’ombra orchestrerebbe chissà quali trame malefiche.

Senza entrare nel merito delle veline di Mancini — chi non vorrebbe mettere le mani su un paio di note informative fresche di stampa?
— Ranucci continua a tessere la sua tela di complotto, come un ragno che ha trovato un angolo di casa e decide di farne la sua reggia.
Citando anche Rita Cavallaro de Il Giornale, il nostro eroe si accorge che le notizie passano velocemente, ma le accuse rimangono: “Ha passato le veline senza contraddittorio!” grida nel suo post, come se questo potesse far crollare il sistema mediatico italiano.
Ma la ciliegina sulla torta è sicuramente il ritorno del concetto di “lobby gay”, che Ranucci riprende come un vecchio disco impallato.
Qui, fortunatamente, non siamo in un dibattito accademico, ma nel bel mezzo di uno spettacolo tragicomico.
Giletti, secondo Ranucci, si è auto-invitato nel club degli “omosessuali famosi” e, udite udite, sembra che questo sia un problema suo e non di Ranucci.
Come se la questione fosse semplicemente una questione di gusti personali, un menù da scegliere a tavola.
L’esistenza di una lobby gay diventa così una verità assoluta, un assioma che Ranucci sembra voler imporre con la stessa forza di un politico con un’idea fissa.
E mentre il duetto Ranucci-Boccia si ricompone, con la bocciò (perdonate il gioco di parole) che si erge a paladina della causa, i veri attentatori della libertà di espressione, quelli con un titolo e un palcoscenico, continuano a fare mostre di sé: “Stavamo semplicemente commentando il linguaggio sgradevole” afferma Maria Rosaria Boccia, quasi che il loro vociare fosse una melodia da cantare in coro.
Ma tanto rumore per nulla, gente: la sinistra si è messa in modalità silenziosa, non un tweet, non una parola su questa vicenda
. E se qualcuno si azzarda a chiedere conto a Alessandro Zan, il bravo ragazzo del Pd, la risposta è una sorta di imbarazzato silenzio: “Giro gay? Ehm… ho lasciato il mio telefonino in macchina”.
Intanto, il capogruppo di Forza Italia, Maurizio Gasparri, si fa avanti come un cavaliere medievale, pronto a scoccare la sua freccia contro Ranucci, chiedendo interrogazioni parlamentari e lettere all’Unar.

Una lotta contro l’omofobia?
No, carissimi amici, questo è il circus della politica italiana: i gladiatori del centrodestra danzano, mentre i gladiatori della sinistra si nascondono sotto il mantello della vergogna.
Un vero e proprio balletto tragicomico, dove ognuno cerca di dire la propria, ma nessuno riesce a cogliere il punto.
Italia Viva, nel frattempo, arricchisce lo spettacolo con le sue invettive contro il Pd, sottolineando che il problema della Rai è ben più profondo di un giornalista che urla contro i mulini a vento e parla di “lobby gay”.
La senatrice Dafne Musolino, con aplomb da operaia della comunicazione, fa notare che “la vigilanza è ferma da mesi”, come se questa fosse una soluzione e non un problema.
E mentre il baratro si avvicina, la Meloni preferisce occuparsi di Sanremo invece di risolvere le criticità sociali.
Brava, Giorgia, pensa positivo!
Ma non temete, cari lettori: Fratelli d’Italia non sta con le mani in mano.
Con il deputato Mauro Malagati, lanciano affermazioni da prima pagina: “La sinistra non accetta chi la pensa in maniera diversa”.
Applausi scroscianti, davvero.
Cosa vanno dicendo?
Che chi non è d’accordo con Ranucci è automaticamente un nemico della libertà di opinione?
Siamo arrivati a questo livello di assurdità?
Se persino un comico depresso come Ranucci può permettersi di parlare di “lobby gay”, allora ci sono speranze per tutti noi.
In un panorama dove la satira è diventata un arma a doppio taglio e dove i complotti prosperano come funghi dopo la pioggia, ci ritroviamo a cavalcare queste onde anomale della comunicazione.
E mentre la sinistra tace, chiacchiere e insulti volano come coriandoli in un giorno di festa, ci chiediamo: chi sarà il prossimo ad entrare in questo grande gioco dell’oca della politica italiana?
Un colpo di scena all’orizzonte?
Solo il tempo lo dirà, ma una cosa è certa: Ranucci ha ancora molta strada da fare prima di abbandonare il palcoscenico, e noi non possiamo fare a meno di assistere a questo straordinario show.
