
Nel lontano 2001, Napoli si preparava a un’importante tornata elettorale.
In questo contesto, la neoeletta sindaca democristiana di sinistra, Rosa Russo Jervolino, si rese protagonista di una dichiarazione che fece scalpore.
“Ringrazio i napoletani onesti che mi hanno scelto come loro sindaco”, affermò.
Peccato che, con questa frase, non solo esprimeva gratitudine, ma insinuava, in modo piuttosto subdolo, che chi votava per la sua avversaria, Alessandra Mussolini, fosse in qualche modo disonesto.
Un’esemplare operazione di delegittimazione, che non mancò di suscitare polemiche.
Oggi, in un’epoca che sembra ripetere le stesse melodie, ci troviamo di fronte a un’altra figura pubblica—un magistrato, di cui preferiamo non fare il nome per non dargli ulteriore visibilità—che ha avuto l’ardire di affermare che chi voterà “Sì” al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo è da considerarsi un delinquente, un mafioso, un massone.
Dunque, secondo questa logica, chi oserebbe esprimere un’opinione contraria in un momento di decisione democratica si troverebbe automaticamente catalogato in una delle categorie più infamanti della società.
È curioso come certe affermazioni possano esistere nel dibattito pubblico senza che nessuno si senta in dovere di scandalizzarsi.
Forse dovremmo abituarci all’idea che l’onestà, proprio come la morale, è un concetto flessibile, malleabile, a seconda di chi lo pronuncia.
Il triste paradosso è che chi si erge a giudice degli altri ha spesso alle spalle un’incredibile dose di arroganza, che rende il suo giudizio tanto distante dalla realtà quanto un sogno di gioventù.
Ma tornando al nostro misterioso magistrato, io non me la prendo più di tanto.
Anzi, mi trovo quasi grato verso la sua esternazione.
Grazie a lui, ho trovato un motivo in più per votare “Sì”.
È un bel paradosso, vero?
Un’affermazione che in teoria mina la dignità di chi la ascolta, ma che, al contrario, si trasforma in un potente incentivo alla partecipazione. Non è forse sublime?
Non crediate che io sia un delinquente, un mafioso o un massone!
Chi meglio di me può conoscere la mia integrità?
Nonostante le etichette gratuite e le affermazioni infondate, sono qui a rivendicare il mio diritto di voto, libero ed esercitato senza paura di essere categorizzato.
La verità è che la democrazia funziona anche grazie ai dissensi, alle opinioni contrastanti e, sì, anche a quel “Sì” che oggi rappresenta una scelta di responsabilità e consapevolezza.
E allora, cari lettori, cosa dovremmo fare? Abbandonare le nostre convinzioni perché qualcun altro ci ha etichettato?
Assolutamente no!
Dobbiamo continuare a riflettere e ad analizzare le varie posizioni, non fermandoci mai a chiacchiere superficiali.
Le parole di quel magistrato, con la loro pesantezza, non faranno altro che rafforzare il mio spirito di opposizione.
Perché, se è vero che non siamo mai stati delinquenti, mafiosi o massoni, allora è ora di alzare la voce e rivendicare il nostro diritto di parola e di voto.
In fondo, la vera grandezza di una democrazia sta anche nel riconoscere il diritto di dissentire. Siamo in un paese dove ancora ci si batte per la libertà di pensiero, dove non possiamo accettare che vengano minacciate le nostre scelte da affermazioni capziose e infondate.
Anche le parole di Jervolino, che a prima vista potevano sembrare innocue, hanno mostrato il loro lato oscuro; una sorta di pastoia retorica che, purtroppo, continua a presentarsi sotto forme diverse.
Pertanto, mentre ci avviciniamo alle prossime elezioni e referendum, ricordiamo che il voto è nostro; è il nostro strumento per plasmare il futuro e per affermare la nostra dignità.
Un “Sì” che, anche se deriso, rappresenta una scelta consapevole e collettiva.
E io rifiuto di essere definito da qualcuno la cui moralità è messa in discussione ogni giorno dalla sua stessa retorica.
Quindi, in risposta a tutte queste affermazioni squalificanti, mi sento motivato nel ribadire la mia scelta.
Con sarcasmo e una buona dose di ironia, accetto il ruolo di delinquente, mafioso e massone—perché così ha deciso un giudice.
Eppure, nella verità della mia coscienza e nella trasparenza delle mie azioni, resterò sempre un cittadino attivo, pronto a far sentire la mia voce e a lottare per ciò che credo sia giusto.
Alla fine, il voto non è solo un diritto, ma anche un’opportunità per sollevare domande su cosa significhi davvero “essere onesti” in una società che, come la nostra, è intrisa di contraddizioni. Quindi, prepariamoci; perché il nostro “Sì” riempirà di significato queste polemiche semantiche e, chissà, potrà trasformarsi in un passo verso una maggiore consapevolezza collettiva.
Votiamo.
Non solo per noi stessi, ma per un futuro in cui ogni voce, ogni opinione, possa finalmente trovare il suo posto nella grande orchestra della democrazia.
