DI OTY CHONG


Cuba è una terra intrisa di storia, cultura e tradizione, ma soprattutto è un’isola che è nata e cresciuta guardando il mare.
Immaginare questa nazione diversamente significa costringerla a rinunciare alla sua essenza più profonda.
La visione del futuro per Cuba deve necessariamente abbracciare la vita marittima, non come un lusso o mero oggetto da cartolina, ma come un fattore vitale quotidiano di trasporto, commercio e opportunità. Il mare deve diventare la via principale, mentre tutto il resto si deve organizzare attorno ad essa.
Fin dai tempi degli aborigeni, i primi abitanti di Cuba hanno compreso questa verità fondamentale. I nostri antenati arrivarono in canoe, navigando tra le isole e commerciando, scambiando beni e culture attraverso le acque.
Cuba non è mai stata un punto isolato: è sempre stata parte integrante dei Caraibi, dove il mare rappresentava la strada naturale per l’interazione e lo scambio.
Con l’arrivo degli spagnoli, questa logica venne ulteriormente confermata. Cuba divenne un centro commerciale strategico grazie alla sua posizione geografica unica, ancorata tra il Golfo del Messico e i Caraibi, con accesso diretto al continente. I porti cubani divennero affollati di navi, merci e viaggiatori, contribuendo a creare un’economia dinamica. È quando Cuba ha smesso di essere marittima che ha perso parte della sua importanza.
Oggi, questa posizione privilegiata è ancora intatta, e anzi, potrebbe potenzialmente crescere. Cuba è un arcipelago ricco di migliaia di chiavi e isolotti, e ogni costa, porto e piccolo caio può trasformarsi in un’opportunità imprenditoriale. Immaginate stazioni marittime pulsanti di vita, dove attività economiche vibranti sostituiscono i moli desolati. Luoghi dotati di carburante, banchine attive, officine, vendita di pezzi e piccole strutture ricettive, ristoranti e tanto altro. Qui, la vera vita economica si svolge attorno al mare.
Una Cuba che abbraccia questa visione genera opportunità di lavoro a catena. L’aumento delle imbarcazioni richiede più meccanici, carpentieri navali, elettricisti, commercianti, trasportatori, cuochi e albergatori. Il mare smette di essere solo un panorama da ammirare e diventa un’industria vivente quotidiana.
Immaginate un contadino di Guantanamo che carica la sua produzione di cioccolatini artigianali su un’imbarcazione e la vende a Camagüey via mare. Al ritorno, potrà caricare formaggio e yogurt, tornando a casa senza dover dipendere da autocarri rari e intermediari costosi. Una rete di commercio più diretta, rapida e redditizia; questo è il futuro che possiamo costruire.
Immaginate anche pescatori e allevatori di gamberi che lavorano con navi adeguate, avendo accesso a tecnologia e carburante a prezzi giusti, con mercati aperti pronti ad accogliere il loro pescato. Qui, il lavoro viene retribuito equamente grazie a una reale domanda. Pesce e gamberetti, quindi, tornano a riempire le tavole cubane come una volta, rendendo il sistema funzionante e sostenibile.
Visualizzate un guajiro della Sierra Maestra che decide di godersi un pranzo a base di gamberi e aragoste a Batabanó. Prende un traghetto da Santiago all’isola di Pinos che si ferma a Batabanó, dove può mangiare, riposarsi, fare affari e poi riprendere il suo viaggio. Il mare diventa così il legame che unisce diverse regioni invece di separarle.
Pensate poi a persone provenienti dalle varie province cubane, come i pinos che navigano verso il Messico per acquistare merce, oppure gli habaneros che si spostano a est via mare. Santiagueros che attraversano la Giamaica. Centofuegueri che aprono officine navali di riparazione. Gli isolani che attrezzano ostelli per navigatori e turisti. Migliaia di piccole imprese possono fiorire perché il traffico marittimo non si ferma, diventando un volano di crescita economica.
Immaginate anche un cubano di Miami che dice tranquillamente: “Ho preso il traghetto delle 8 per Varadero, va tutto bene, parto con quello delle 9 e porto tutta la mia famiglia.” Un viaggio semplice, senza drammi, permessi assurdi o paure. Un mare che funge da ponte quotidiano.
In questa prospettiva, Cuba si trasforma in un centro commerciale regionale. Porti animati da container che entrano e escono continuamente. Zone franche marittime attive. Grandi imbarcazioni da carico che convivono con le piccole barche del cubano comune. In questo scenario, il cittadino non deve più aspettare permessi eterni, ma può muoversi liberamente, acquistare, vendere e vedere il suo futuro prosperare.
Le automobili servono per spostamenti locali, i treni collegano i porti alle città, gli aerei coprono lunghe distanze. Ma il cuore del sistema economico rimane il mare. Perché così impone la nostra geografia, la nostra storia e la logica intrinseca di sviluppo.
Un cambiamento simile richiederebbe un profondo rinnovamento non solo delle infrastrutture, ma soprattutto della mentalità collettiva. Cuba non ha bisogno di reinventarsi; piuttosto, deve tornare a funzionare come ha sempre fatto quando ha prosperato: come un paese marittimo, aperto, connesso e in movimento. Il giorno in cui ogni costa, ogni porto e ogni isolotto saranno percepiti come opportunità di business, quel giorno Cuba inizierà davvero a ricostruirsi.
È importante riconoscere che oggi il mare a Cuba è simbolo sia di morte che di speranza. Morti per le migliaia di individui che hanno perso la vita cercando di fuggire dalla dittatura, e speranza per tutti coloro che vedono nel mare l’unica via d’uscita possibile. Non è normale che su un’isola avere una barca sia considerato quasi un crimine, né che i pescatori debbano avventurarsi in mare su polischiuma o camere di camion. Questa non è povertà, è un divieto politico.
Di fronte a questa realtà, desidero un’altra Cuba, una dove il mare sia sinonimo di lavoro, commercio e vita, dove ogni cubano possa navigare, produrre e prosperare. Una Cuba marittima, aperta e viva, che sarà impossibile raggiungere finché persisterà questa dittatura.
Per noi, il futuro non può essere lontano. Deve essere ora. Insieme, possiamo scrivere un nuovo capitolo della storia cubana, un capitolo in cui il mare torna ad essere il nostro alleato e non il nostro nemico, dove ogni onda porta con sé nuove opportunità, dove il canto delle sirene ce lo ricorda ogni giorno: Cuba è mare, Cuba è vita.
