Tanti “Ramadan Mubarak”, poca Quaresima

Negli ultimi anni, la comunicazione istituzionale nei comuni italiani ha preso una piega interessante e controversa.

Nei primi mesi del 2026, molte amministrazioni hanno scelto di evidenziare l’inizio del Ramadan con messaggi ufficiali di auguri, promuovendo valori di rispetto e integrazione.

Tuttavia, questi stessi comuni hanno mostrato una preoccupante assenza di riferimenti alla Quaresima, un periodo fondamentale per la maggioranza cristiana.

Questa disparità ha sollevato interrogativi sul modo in cui le istituzioni pubbliche gestiscono la comunicazione religiosa in un paese che, nonostante la sua crescente pluralità, continua a essere radicato nelle tradizioni cristiane.

Un segnale di squilibrio

Il caso di Vergato rappresenta perfettamente questa tendenza: il Comune ha postato un augurio di Ramadan, mettendo in evidenza il significato del digiuno e della riflessione spirituale.

Parole simili sono state pronunciate dal sindaco di Roma, il quale ha esortato alla convivenza civile e alla condivisione tra culture diverse.

Tuttavia, queste iniziative, pur legittime, si sono accompagnate a una lacuna altrettanto evidente. In molte pagine Facebook e Instagram dei comuni italiani, i messaggi di buon Ramadan erano presenti in abbondanza, mentre quelli per la Quaresima sembravano scomparire nel nulla.

La mancanza di un messaggio equivalente per la Quaresima è stata oggetto di critiche da parte di politici locali e cittadini.

Come riportato, l’assenza di qualsiasi riferimento al Mercoledì delle Ceneri è stata evidente, e in alcuni casi — come accaduto a Reggio Emilia — il focus esclusivo sul Ramadan ha scatenato una vera e propria polemica.

Un consigliere di Fratelli d’Italia ha persino presentato un’interrogazione al sindaco di Rivalta di Torino, evidenziando la necessità di “equilibrio” nella rappresentazione delle ricorrenze religiose.

Tali eventi non sono solo il risultato di scelte comunicative, ma rappresentano un sintomo di una più ampia questione culturale e sociale che merita attenzione.

La risonanza di ciò che non viene detto

La comunicazione istituzionale non è mai neutra; essa specchia le priorità e i valori di una comunità. La scelta di enfatizzare il Ramadan senza menzionare la Quaresima viene percepita come un gesto di discriminazione.

In un paese dove il cristianesimo ha influenzato profondamente la cultura e la società, l’assenza di riferimenti pubblici al tempo quaresimale può essere interpretata come una sottovalutazione delle tradizioni religiose che hanno modellato l’identità nazionale.

Se da un lato è fondamentale riconoscere e celebrare la pluralità delle fedi, dall’altro non si può ignorare l’importanza delle tradizioni storiche e culturali della maggioranza.

In questo contesto, è essenziale che le istituzioni trovino un modo per comunicare il rispetto e la considerazione per tutte le confessioni religiose, senza sacrificare quella che è parte integrante della storia e della cultura italiana.

L’assenza di riferimenti a pratiche religiose radicate rischia di creare un senso di alienazione tra i membri di queste comunità, dando vita a divisioni inutili e potenzialmente dannose.

Una questione di rappresentanza

La rappresentanza nelle istituzioni pubbliche è fondamentale per garantire che tutte le voci siano ascoltate e rispettate.

La comunicazione dei comuni non dovrebbe limitarsi a un semplice scambio di messaggi religiosi, ma dovrebbe invece riflettere l’intero panorama culturale del territorio. In questo modo, si promuove una società più coesa, dove il dialogo tra diverse fedi è accolto come un’opportunità per crescere insieme.

I messaggi istituzionali possono fungere da ponte tra le comunità, promuovendo il rispetto reciproco e l’integrazione.

Tuttavia, è altrettanto importante che tali messaggi non risultino sbilanciati o parziali, ma piuttosto offrano una visione inclusiva e rappresentativa della diversità presente nel paese.

L’assenza di comunicazioni riguardanti la Quaresima si traduce quindi in un’operazione di silenziamento di una tradizione e di una comunità, contrariamente agli obiettivi dichiarati di integrazione e rispetto.

Conclusioni

In conclusione, quanto avvenuto nei mesi di febbraio e marzo del 2026 ci offre l’opportunità di riflettere su come le istituzioni possano e debbano operare nel rispetto di tutte le fedi.

È cruciale che i comuni italiani si impegnino a equilibrare i loro messaggi ufficiali, celebrando tutte le tradizioni religiose senza trascurare quelle storiche.

In un mondo sempre più globale e interconnesso, la promozione del dialogo e della comprensione reciproca rimane irrinunciabile.

Ecco perché è fondamentale che la comunicazione pubblica si faccia carico di rappresentare equamente tutte le componenti della nostra società.

Solo in questo modo potremo costruire una comunità inclusiva e rispettosa, capace di affrontare le sfide del nostro tempo, valorizzando le differenze e rafforzando i legami sociali.

In un’epoca in cui la polarizzazione e le divisioni sono all’ordine del giorno, un approccio equilibrato alla comunicazione religiosa potrebbe davvero fare la differenza.

Di Admin

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