Negli ultimi giorni, il Messico è stato teatro di eventi drammatici legati al crimine organizzato, ma sorprendentemente, la stampa italiana è rimasta quasi in silenzio.

La situazione si è inasprita a causa delle pressioni esercitate dall’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha spinto il governo messicano a intensificare le operazioni contro i narcotrafficanti, notoriamente potenti e influenti nel Paese.

Le sue affermazioni, che descrivono i narcos come coloro che controllano parti del governo messicano, sono state ritenute non politicamente corrette, ma tragicamente vere.

Recentemente, Trump aveva avvertito che se gli attacchi navali contro i cartelli fossero proseguiti, le azioni terrestri sarebbero seguite.

Anche se molti lo hanno deriso, etichettandolo come un “pazzo”, sembra che le sue parole abbiano avuto conseguenze dirette.

Nonostante la sua retorica bellicosa, Trump non ha inviato soldati americani, ma ha utilizzato risorse più sofisticate, come satelliti e agenti segreti, per localizzare “El Mecho“, il più grande esportatore di Fentanyl verso gli Stati Uniti.

Questo ha messo il governo messicano nella posizione di dover arrestarlo, nonostante la consapevolezza del rischio enorme che comportava.

La presidente messicana, sotto la pressione degli Stati Uniti e dell’opinione pubblica, ha autorizzato l’azione contro El Mecho e i suoi uomini, scatenando inevitabilmente una reazione violenta da parte dei narcos.

Le sparatorie che ne sono seguite hanno portato alla morte di El Mecho, un evento che non ha fatto altro che aggravare la spirale di violenza già in corso.

È un segnale preoccupante, non solo per il Messico, ma anche per gli Stati Uniti e, in ultima analisi, per il resto del mondo.

Le vendette dei soldati di El Mecho hanno colpito in particolare lo stato di Jalisco e la sua capitale turistica, Puerto Vallarta, che fino ad ora era considerata una destinazione sicura per turisti locali e internazionali.

I narcos hanno dato vita a una recrudescenza della violenza: incendi nei magazzini, attacchi a veicoli nei parcheggi, e una crescente paura tra i turisti, braccati dalla violenza e da una crisi che sembra sfuggire al controllo.

Si contano già 55 morti, un numero destinato a salire, mentre i turisti si trovano asserragliati nei loro hotel, terrorizzati all’idea di uscire.

Questa catastrofe si configura come uno dei capitoli più bui della guerra contro la droga, un conflitto che ha già portato a un numero inimmaginabile di vittime innocenti nel corso degli anni.

L’assenza di una risposta significativa da parte della comunità internazionale, e in particolare dalla stampa italiana, è sconcertante.

In Italia, tutto tace, come se ciò che sta accadendo oltre l’oceano non avesse rilevanza.

Nonostante l’influenza di Trump abbia portato a questa escalation, la mancanza di informazione e discussione attorno ai temi del narcotraffico e della violenza connessa ci lascia un sapore amaro di impotenza.

Il silenzio assordante della nostra stampa suggerisce che, forse, le questioni legate alla criminalità organizzata siano considerate lontane, estranee alla nostra realtà quotidiana.

Tuttavia, è fondamentale comprendere che ciò che accade in Messico non è solo un problema locale o regionale; ha ripercussioni globali, influenzando il mercato della droga, la sicurezza e persino le politiche immigratorie.

La lotta contro il Fentanyl e altre sostanze stupefacenti coinvolge direttamente milioni di vite in tutto il mondo e richiede un’attenzione collettiva.

Considerando l’impatto devastante del Fentanyl, è essenziale porre attenzione alle dinamiche che governano queste guerre. In assenza di un’analisi approfondita e di una copertura dei media che esplori le cause e le conseguenze di tali situazioni, rischiamo di rimanere in una bolla di ignoranza.

Se non fosse stato per l’intervento di Trump e il suo governo, probabilmente El Mecho e altri leader narcos continuerebbero a prosperare senza timori, incapaci di affrontare le resistenze governative. Eppure, mentre alcuni applaudono il “braccio di ferro” fra i due paesi, altri avvertono la gravità della situazione attuale; una guerra che sta mietendo vite umane e distruggendo città.

L’informazione è potere e il potere dell’informazione può fare la differenza in situazioni così critiche.

È nostro dovere chiedere chiarezza, esigere trasparenza e prestare attenzione a eventi che, purtroppo, possono sembrare distanti, ma che hanno implicazioni dirette su di noi e sul nostro futuro.

In un mondo sempre più interconnesso, ignorare ciò che accade in Messico significa voltare le spalle a una crisi che ci riguarda, e che potrebbe trasformarsi in un problema ancor più grande domani.

In conclusione, è fondamentale che i mezzi di comunicazione italiani rompano il silenzio e inizino a riportare quanto accade in Messico con la serietà e l’urgenza che merita.

Solo così potremo sperare di avere una visione più chiara delle sfide globali legate al crimine organizzato e dei modi per affrontarle.

Se non ci facciamo carico di queste notizie, corriamo il rischio di assistere passivamente a una tragedia che si svolge sotto i nostri occhi, e che potrebbe avere conseguenze devastanti per tutti, senza distinguere nazionalità o confini.

Di Admin

Scopri di più da Giornalesera.com

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere