Sanchez e Metz



La geopolitica contemporanea offre una visione complessa delle dinamiche internazionali, specialmente quando si tratta di conflitti come quello tra Stati Uniti e Iran.

La reazione dell’Europa a tali eventi è spesso caratterizzata da una prudenza che solleva interrogativi.

Mentre alleati come Israele, Australia e Canada sostengono attivamente le azioni militari contro Teheran, l’Europa sembra adottare un approccio più cauto, se non addirittura timido.

## Un’analisi della reazione europea

L’attacco americano all’Iran ha suscitato immediatamente una reazione di apprensione in Europa.

Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha espresso preoccupazione per l’escalation del conflitto e ha sottolineato la necessità di riprendere i dialoghi diplomatici.

In modo simile, Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, ha invitato a un esercizio di “massima moderazione”.

Questa reazione è espressione di una strategia più ampia; l’Unione Europea teme che un aumento delle tensioni possa avere ripercussioni dirette sui suoi confini e, di conseguenza, sulla sicurezza interna.

La dichiarazione dei 27 ministri degli Esteri dell’UE, che hanno chiesto il pieno rispetto della Carta delle Nazioni Unite, riflette questa cautela.

Ma perché l’Europa, forte della sua tradizione diplomatica, appare così esitante nell’affrontare la questione iraniana?

Una delle ragioni principali risiede nella consapevolezza delle diverse implicazioni interne ed esterne che un intervento militare potrebbe comportare.

## La paura di un’escalation interna

L’Europa ha una popolazione significativa di musulmani, stimata intorno ai 45 milioni, rappresentando circa il 6% della popolazione totale. Nonostante il dissenso che molti di loro potrebbero provare nei confronti del regime iraniano — ricordando le repressioni brutali contro i manifestanti — la possibilità che un attacco militare possa accrescere il malcontento o provocare manifestazioni violente sulle strade europee è una preoccupazione concreta.

La storia recente offre esempi significativi di come conflitti esterni possano riflettersi in tensioni interne.

Gli eventi in Gaza, ad esempio, hanno generato massicce manifestazioni nelle città europee, evidenziando come le questioni mediorientali possano rapidamente trasformarsi in un tema locale.

Pertanto, la riluttanza a sostenere un intervento contro l’Iran è alimentata dall’incertezza su come le comunità musulmane potrebbero reagire a tale decisione.

## Il doppio standard europeo

C’è un evidente contrasto tra l’approccio europeo verso l’Iran e quello riservato alla Russia.

Mentre l’Unione Europea ha adottato una posizione chiara e aggressiva nei confronti del regime di Putin, definito “predatore” da leader come Von der Leyen, l’Iran sembra godere di un trattamento più cauto.

Questo doppio standard è, in parte, dettato dalla percezione che la Russia non abbia le capacità di incitare disordini civili in Europa quanto piuttosto l’Iran.

La guerra fredda dall’altra parte del Mediterraneo, infatti, non ha il potenziale di espandersi in Europa con la stessa intensità del conflitto iraniano.

La leadership europea è consapevole che, mentre le sanzioni e la pressione diplomatica possono rappresentare una strategia valida contro la Russia, un approccio simile nei confronti dell’Iran rischierebbe di provocare conseguenze indesiderate.

## La minaccia dei proxies

I timori riguardo a possibili attacchi terroristici controllati dall’Iran rimangono costantemente presenti nel dibattito pubblico europeo. Recentemente, fonti di intelligence hanno allertato riguardo alla possibilità che Teheran possa utilizzare le sue reti di “proxies” per condurre operazioni in Europa.

La crescente insicurezza dovuta ai flussi migratori irregolari — di cui una percentuale crescente è costituita da iraniani — rende la situazione ancora più precaria.

L’atteggiamento di alcuni partiti europei, che vedono l’azione americana contro l’Iran come una violazione del diritto internazionale e un’opportunità per rafforzare le proprie credenziali politiche, riflette anche la divisione interna.

Questo fenomeno è emblematico della polarizzazione politica che affligge l’Europa, dove la sinistra tende a schierarsi in opposizione a Washington e Tel Aviv, anche al costo di solidarizzare con un regime noto per la sua brutalità.

## Il parallelo storico

Il timore europeo di una ritorsione iraniana non è una novità.

Si pensi alla fatwa emessa dall’ayatollah Khomeini contro Salman Rushdie nel 1989, che scatenò proteste violentissime in tutta Europa.

La reazione allora fu segnata da un senso di impotenza e paura, sentimenti che continuano a pervaderne la retorica odierna.

Più di tre decenni dopo, la lezione non sembra essere stata appresa.

L’Europa, paralizzata dalla paura di un’estremismo crescente, si trova nuovamente in una posizione precaria, in balia di equilibri politici instabili e pressioni interne.

Il regime iraniano però è alle battute finali, tra poco sarà incapace di reagire militarmente.

Per tutti coloro che hanno fatto il tifo contro USA e Israele, contro Trump e Netanyahu, quindi contro l’Occidente e i suoi alleati, sarà difficile accettarlo.


Ma è quasi storia, peraltro scritta in una settimana.


In conclusione, la paura dell’Europa di opporsi all’Iran deriva da un mix di fattori: la consapevolezza delle conseguenze potenzialmente devastanti di un conflitto, la necessità di mantenere l’ordine interno, e una valutazione pragmatica dei rischi associati a un allineamento troppo vicino agli Stati Uniti.

Gli europei sanno che il regime iraniano è malvagio e che molti iraniani desiderano la libertà, ma sono altresì consapevoli che il conflitto potrebbe irrompere nei loro confini storici e culturali, cambiando radicalmente il volto del continente.

Questa complessa realtà non giustifica la ritrosia, ma invita a riflessioni più profonde sul ruolo dell’Europa nel mondo contemporaneo e sulla necessità di adottare una posizione più ferma, equilibrata e coerente nel contesto della diplomazia globale, in particolare quando si tratta di affrontare regimi autoritari e violenti come quello iraniano.

Di Admin

Scopri di più da Giornalesera.com

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere