Un viaggio attraverso l’esperienza artistica e umana

Il Centro Studi Americani organizza, ormai da cinque anni, il progetto “Alla scoperta dell’America”, un percorso sulla storia, le relazioni internazionali e la letteratura degli Stati Uniti, dedicato agli studenti dei licei di Roma e del Lazio, con l’obiettivo di diffondere la conoscenza degli USA e promuovere le relazioni transatlantiche e i valori che legano le due sponde dell’Atlantico.

Oggi abbiamo intervistato Filippo Cusumano, definito dai più grandi critici d’arte il “Michelangelo di New York”, sin da piccolo sognava di diventare un grande artista.

Gli inizi di un sogno

Pittore, scultore e scenografo, in tutto il territorio italiano, poi in Francia e in Germania.

Ora è apprezzato, quotato e richiesto fortemente in America e nel mondo.

Fin da giovane, Filippo Cusumano coltivò il desiderio di diventare artista, concretizzando la sua aspirazione con l’iscrizione al liceo artistico di Palermo.

Dopo cinque anni dedicati all’arte, decise di ampliare i suoi orizzonti iscrivendosi all’Accademia di Brera. Insoddisfatto, si trasferì poi a Roma, dove si laureò con lode in Scenografia teatrale.

Filippo non cerca solo il successo materiale, ma anche la realizzazione personale e della propria vocazione.

L’artista in azione

Il passo successivo nella carriera di Cusumano lo porta al Teatro Sperimentale dell’Opera di Spoleto, dove sviluppa la sua abilità nel creare scenografie che raccontano storie e evocano emozioni.

La sua carriera culmina con la creazione delle scenografie per il “Don Carlos” alla Scala di Milano, un traguardo che ne consacra l’ascesa artistica.

Al di là del successo professionale, Cusumano è un artista speciale per la sua capacità di trasmettere emozioni attraverso opere che racchiudono un pezzo della sua anima, manifestazioni tangibili dei suoi sentimenti ed esperienze.

Un amore duraturo

Filippo trova equilibrio nella sua vita privata, in particolare nel rapporto con la moglie Lucia, che definisce “adorabile e formidabile”.

Il loro matrimonio di 45 anni è essenziale per affrontare le sfide, così come il figlio Tony, gioia della famiglia.

Questo senso di appartenenza e affetto si riflette nelle opere di Cusumano, ispirate alla sua vita e alle relazioni più importanti.

L’artista nel mondo: un viaggio senza confini

Il percorso professionale di Cusumano lo porta ben oltre i confini italiani.

La sua arte lo accompagna in un viaggio che attraversa diversi paesi, da Parigi a Berlino, fino ad arrivare in America.

A New York, Filippo vive un momento cruciale incontrando Josephine Buscaglia Maietta, giornalista e conduttrice di Radio Hofstra University.

Questa occasione offre a Cusumano un nuovo pubblico e la possibilità di presentare la sua arte a livello internazionale.

Josephine, attraverso il suo programma “Sabato Italiano”, annuncia e celebra l’arte di Cusumano, portandola da un pubblico italiano a quello globale.

Questo riconoscimento alimenta non solo la sua carriera, ma anche la sua determinazione a continuare a esplorare nuove forme artistiche e a rimanere fedele alla propria sensibilità e visione.

Il restauro come atto d’amore

Una delle imprese più significative di Cusumano è il restauro di una statua nel territorio di Castelvetrano, una scultura in bronzo che rappresenta la morte violenta del filosofo Giovanni Gentile.

Questa opera, carica di significato e storia, richiede un’attenzione particolare per preservare la sua integrità e bellezza.

Filippo avverte il peso della responsabilità: “Questa scultura non è solo un monumento, è parte della mia identità e della nostra cultura”.

La manutenzione necessaria, dovuta all’ossidazione che minaccia di rovinare l’opera, non è solo un lavoro tecnico, ma un atto d’amore verso la propria terra e le proprie radici.

“Dopo circa dieci anni, sentire il bisogno di restaurarla è quasi un ritorno alle origini”, narra Cusumano durante la nostra intervista.

Qui, l’artista si fa custode della memoria collettiva, consapevole che l’arte trascende il tempo e lo spazio, intrecciando le vite di chi la crea e di chi la osserva.

Una nuova sfida: il restauro della Via Crucis

L’opera in gesso richiede una complessa trasformazione per ottenere un effetto marmoreo, un processo che mette alla prova l’abilità tecnica e la sensibilità artistica di Filippo.

“Non è un compito facile, ma una sfida che accolgo con entusiasmo”, dice, mentre si prepara al restauro, vedendo in questo lavoro non solo un incarico, ma un’opportunità per esprimere la propria visione.

L’arte come rifugio spirituale

Parlando con Filippo, emergono profonde riflessioni sul significato e le sfide dell’arte.

Cita spesso la dimensione religiosa e spirituale che permea il suo lavoro, affermando: “Il clima religioso è sempre stato fonte di ispirazione per gli artisti”.

Pur non essendo un praticante religioso, Cusumano percepisce la sacralità dell’arte e la sua capacità di entrare in risonanza con le emozioni umane più profonde.

Le sue opere religiose non sono semplici rappresentazioni, ma autentiche meditazioni sulla fede, l’esistenza e la ricerca di significato.

“Cristo ha lasciato un messaggio valido ancora oggi,” riflette, accennando ai suoi dubbi.

“Tuttavia, chi dovrebbe rappresentarlo non sempre mette in pratica quell’amore e tolleranza.”

Questa tensione tra arte e spiritualità, un tema ricorrente nelle sue opere, riflette la complessità della vita umana.

L’arte diventa così un’esplorazione, una ricerca di significato in un mondo imperfetto.

Un tentativo di colmare il divario tra l’ideale spirituale e la realtà umana, spesso contraddittoria e deludente.

Le sue creazioni, intrise di questa dicotomia, invitano alla riflessione, spingono a confrontarsi con le proprie incoerenze e ad aspirare a una maggiore autenticità.

Non offrono risposte facili, ma piuttosto uno specchio in cui riconoscere la propria umanità, con tutte le sue ombre e le sue potenzialità di luce.

Una mostra personale negli Stati Uniti

L’arte di Cusumano sta prendendo forma e, attualmente, sta progettando una personale di pittura negli Stati Uniti.

Consapevole delle difficoltà legate alla lingua inglese, affronta questa nuova sfida con ottimismo: “Spero di superare le barriere linguistiche e di comunicare con più fluidità”.

La sua determinazione a esprimere se stesso e a condividere la propria visione artistica è contagiosa e testimonia il suo forte spirito innovativo.

Filippo è grato agli italiani all’estero e negli Stati Uniti per l’accoglienza che ha ricevuto.

“Ogni incontro, ogni sorriso, ogni parola di sostegno sono stati imprescindibili nel mio percorso”, dice con sincerità. Riconosce quanto sia importante il supporto reciproco tra connazionali, soprattutto in un contesto così vasto e variegato come quello americano.

Rispetto per chi lascia la patria

Riflettendo sul suo cammino, Cusumano esprime un profondo rispetto per coloro che, come lui, hanno lasciato la propria patria a caccia di opportunità e fortune.

“È un percorso titanico, spesso pieno di incertezze, e non so dove mi porterà”, ammette con onestà.

La sua storia è un esempio di resilienza e determinazione, un testamento alla forza dell’artista che, nonostante le sfide, continua a inseguire il proprio sogno.

L’arte come viaggio e scoperta

In conclusione, la vita e l’opera di Filippo Cusumano ci insegnano che l’arte va oltre il mero esercizio tecnico; è un viaggio interiore che coinvolge passione, emozione e una profonda connessione con il mondo che ci circonda.

La sua straordinaria carriera è costellata di successi e battaglie, ma è anche un percorso di umanità, una testimonianza del potere dell’arte di unire le persone e di ispirare le generazioni future.

Di Admin

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