
Una confessione shock ha scosso la Milano bene, svelando un vortice di eccessi e sperperi. Un facoltoso milanese, ribattezzato “ram-pollo” per la sua ingenuità, ha ammesso di aver dilapidato un patrimonio di un milione e 400 mila euro in soli sei anni, frequentando assiduamente la “Gintoneria” di Davide Lacerenza.
Il locale, noto per la sua atmosfera esclusiva e per la frequentazione di “signorine”, si è trasformato in un pozzo senza fondo per il “ram-pollo”, che ha acquistato bottiglie di champagne a prezzi esorbitanti, consumato ingenti quantità di cocaina e goduto della compagnia delle ragazze. “Nella vita capita di essere avvoltoi e capita di essere polli.
Io sono stato pollo”, ha dichiarato l’uomo, ammettendo di aver sperperato tutti i suoi averi.
E il conto, naturalmente, lo pagava sempre lui.
Nessuno si sognava di offrire un giro al “ram-pollo”, un fiume in piena di banconote che pareva non esaurirsi mai. Le “signorine”, abili nel carpire i desideri del loro generoso benefattore, lo circondavano di attenzioni, alimentando la sua illusione di potere e controllo.
Un circolo vizioso, in cui ogni bicchiere vuoto, ogni striscia aspirata, lo spingeva un po’ più giù nel baratro. “Pensavo di comprare la felicità”, confessò con un filo di voce, “ma ho solo comprato la mia rovina.” Ora, le luci sfavillanti del locale sembrano ricordargli solo il buio che si porta dentro.
Il ricordo dei sorrisi interessati e delle promesse sussurrate gli brucia come acido.

E il tintinnio dei calici, prima musica per le sue orecchie, ora risuona come un lugubre rintocco funebre. Il pozzo, purtroppo, si è rivelato essere senza fondo davvero.
La confessione del “ram-pollo” ha svelato i meccanismi con cui Lacerenza “fregava” i suoi clienti facoltosi. I prezzi delle bottiglie di champagne non erano esposti, e una bottiglia pagata 3.000 euro poteva valerne anche 100.
Lacerenza, sfruttando la debolezza dei suoi clienti, li induceva a spendere cifre folli, alimentando un circolo vizioso di eccessi e sperperi.
E non si limitava allo champagne. Anche vini pregiati, distillati rari, sigari cubani introvabili, tutto veniva proposto a prezzi gonfiati, spesso senza nemmeno la minima parvenza di giustificazione. “Era un gioco al rialzo continuo,” ha raccontato il “ram-pollo” agli inquirenti, “più il cliente dimostrava di potersi permettere, più Lacerenza spingeva sull’acceleratore.” Un sistema perverso, fondato sull’ostentazione e sull’inganno, dove il valore reale della merce contava meno della percezione di lusso e esclusività che Lacerenza era abilissimo a creare. E i clienti, avvolti in questa spirale di opulenza artificiale, finivano per accettare qualsiasi cifra, pur di sentirsi parte di quel mondo dorato. Un mondo, però, costruito su fondamenta fragili e destinate, prima o poi, a crollare sotto il peso della verità.
La vicenda del “ram-pollo” milanese ha scatenato un’ondata di indignazione e stupore.
La città, nota per il suo stile di vita frenetico e per la sua ostentazione di ricchezza, si trova ora a fare i conti con un lato oscuro, fatto di eccessi, sfruttamento e ingenuità.
La confessione del “ram-pollo” milanese, quindi, non è solo una cronaca di eccessi, ma un monito sui rischi dell’ostentazione e della superficialità.
La vicenda mette in luce la fragilità di un sistema basato sull’apparenza e sul consumo, dove la ricchezza diventa un’arma a doppio taglio, capace di distruggere chi non sa gestirla con saggezza.
