
Chi brinda allora in Italia?
Inaspettatamente, Viktor Orbán, il paladino della “democrazia illiberale” e maestro di ogni retorica sovranista che si rispetti, è stato spodestato da un altro conservatore… anzi, più a destra.
Il suo ex braccio destro, Zsolt Magyar – imprenditore di successo e fervente campione di quella destra estrema che va oltre il confine dell’“ordinaria” destra cara a Orbán – ha deciso che il potere non può restare nelle mani di un solo uomo.
E così, l’anno scorso, dopo due decadi di leale (e forse fin troppo devoto) servizio, ha detto addio al vecchio padrone, pronto a prendersi lui la scena.
Ora, mentre in Ungheria la destra arricchisce ulteriormente il suo arsenale con una nuova tonalità ancora più scura – quella di Magyar, evidentemente – in Italia qualche mente ingenuamente festeggia.
Perché?
Solo perché Orbán ha perso?
Ma ragazzi, sveglia!
È come se, da noi, Giorgia Meloni venisse battuta alle prossime elezioni da Alessandro Vannacci (per chi non lo sapesse, personaggio ancor meno “romantico” nello spettro politico).
Insomma, se cambia il nome sulla poltrona non significa necessariamente che le cose migliorino, anzi.
Dunque, cari amici della sinistra italiana, prima di stappare lo spumante, riflettete su cosa festeggiate davvero.
La destra ungherese non è stata affondata da una forza progressista, bensì da una sfumatura ancora più radicale e profonda della medesima ideologia.
E questo dovrebbe farci tremare, non sorridere.
Perché quando la destra si fa ombra di sé stessa, significa solo che cambia faccia, non movimento.
E quando un “fascismo imprenditoriale” vince sul “populismo nazionalista”, il pericolo non diminuisce, si evolve.
Quindi, se tra qualche tempo vedremo forze ancora più oscure emergere nel nostro paese (magari ispirate dall’esempio ungherese), non dite di non essere stati avvisati.
E intanto brindiamo pure, ma con un pizzico di ironia – e tanta, tantissima attenzione.
Perché?
Buona festa, se vi va.
