
Un attimo su Di Battista, giusto per una brevissima riflessione che, promesso, non sarà un trattato né un saggio accademico, ma solo qualche pensiero sparso condito da quella sana ironia che ci aiuta a digerire anche il peggior boccone politico.
Partiamo da un dato di fatto: il buon Alessandro si è ripreso, ringraziando e rassicurando i suoi followers con post e emoticon varie.
Un gesto da “io ce la metto tutta”, roba che fa quasi tenerezza, se non fosse che, nella stessa occasione, ha scelto di sorvolare completamente su quella cloaca antisemita che, sulle sue disgrazie, ha subito attribuito l’epocale colpevolezza di un “complotto sionista”.
E qui casca l’asino, o meglio, qui si scopre una strategia ambigua: non una parola di condanna, non un fatidico “basta odio”, nulla. Silenzio.
Ora, se fossi un maestro di analisi politica e psicologica, potrei addentrarmi in mille ipotesi, ma lasciatemi essere più semplice: o Di Battista non vuole zittire questa feccia di complottisti antiebraici perché tra le righe gli va bene così, oppure pensa come loro.
Magari è addirittura felice di alimentare questo rogo di ignoranza e rancore, che dai suoi follower si propaga come una rete di veleno pronto a intossicare il dibattito pubblico e sociale.
E poi ci stupiamo dei voti?
Ma no, pure questo fa parte del gran teatro della politica italiana.
E qui arriva il pietoso balletto delle colpe elettorali.
Da un lato abbiamo “la masnada di ignoranti disgustosi” che voteranno a campo largo, dall’altro il centrosinistra che festeggia l’avvento di un elettorato “colto”, come ha detto con quell’aria da intellettuale illuminato Bonaccini.
Dimenticando forse che “colto” non è sinonimo di “immune da fanatismi”, e che dietro ogni voto c’è un mondo complesso, fatto di idee spesso distorte e pregiudizi più o meno consapevoli.
Insomma, la realtà è pura ironia: il centrosinistra crede di essersi lasciato alle spalle i rozzi ignoranti del centrodestra, ma ha accolto a braccia aperte un elettorato tutt’altro che esente da ignoranza, rancore e complottismo.
E allora, chi ride bene?
Beh, forse nessuno, o forse proprio loro, quelli che si illudono di avere il monopolio del buon senso e della cultura politica.
In conclusione, se mai dovessimo trarre una morale da questa vicenda, sarebbe che in Italia la politica è un campo minato dove la coerenza si perde tra post, emoji e silenzi imbarazzanti.
E che, alla fine, ognuno ha davvero l’elettorato che si merita: con tutte le sue contraddizioni, le sue bassezze e le sue piccole grandi ipocrisie.
Che non sono poi così diverse da quelle che vediamo ogni giorno, sui social come nelle urne.
Ironia della sorte (e chiudo con questa), nel gran circo dei complotti e degli odi incrociati, a rimetterci davvero siamo sempre noi spettatori, con il nostro sorriso amaro e la certezza che, forse, le supercazzole non finiranno mai.
