De Ficchy Giovanni

Nervi tesissimi per Giuseppe Conte, il presunto leader di un M5s sempre più allo sbando.
”Capisco la vostra difficoltà e il vostro imbarazzo, ma dalla storia non si esce. Questo foglio dimostra la scarsa serietà di un governo che prima di fare gli scatoloni lasciava questo pacco al governo successivo”.
Uno dei momenti più interessanti del discorso di replica, al Senato della premier Giorgia Meloni, smaschera Conte .
Carta canta.
E lo ha fatto in piena crisi di governo, perché la crisi della maggioranza giallorossa è iniziata il 11 gennaio 2022 con l’uscita di Italia Viva.
È un fatto gravissimo.
Sulla vicenda Mes è bene che Giuseppe Conte si prenda le sue responsabilità perché è stato il suo governo, come dimostrano documenti ufficiali, a dire sì al trattato.
Meloni ha ragione quando dice che la firma sulla riforma del trattato del Mes è stata messa quando il secondo governo Conte era dimissionario da un giorno.
Infatti non conta la data del fax, del Ministro Di Maio, non potevano ratificare il trattato, anche trattandosi di un atto formale, esso assume valenza sostanziale, quando viene firmato.
Il governo era in carica esclusivamente per gli affari correnti, ossia ordinaria amministrazione, sottoscrivere un trattato internazionale, sia pure discusso in precedenza alle camere è un atto di straordinaria amministrazione, è un atto politico.
Un sì giunto, quindi, quando già il Conte 2 non aveva più la fiducia e dunque era impossibilitato a ratificare.
Oggi, assistiamo ad una capriola delle più spettacolari, perché il leader dei 5 Stelle dice apertamente che non voterà mai il MES, che però lui stesso ha approvato.
E scarica sul governo Meloni un peso che spettava a lui.
