Intervista al Prof. Tudor Petcu sull’Ortodossia in Occidente 

Siamo entusiasti di presentarvi un’intervista esclusiva con il Prof. Tudor Petcu, esperto nel campo della filosofia delle religioni presso l’Università di Bucarest. Il Prof. Petcu è membro del Consiglio Direttivo dell’Associazione Dimitrie Cantemir, professore di filosofia alla Little London International Academy, scrittore e filosofo di rilievo. Dottore di ricerca in Filosofia della politica, il Prof. Petcu è anche collaboratore presso il Dipartimento di scienze della storia e della documentazione storica nella Facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Milano. Tra i suoi interessi accademici, abbiamo recentemente esplorato la sua competenza nella Ortodossia di rito occidentale, la pratica liturgica del rito latino adottata da alcune comunità del Patriarcato greco-ortodosso di Antiochia in Nord America e della Chiesa ortodossa russa al di fuori della Russia. La sua prospettiva unica su questa tematica, insieme alla vasta esperienza in diversi ambiti accademici, promette di offrire una visione approfondita e illuminante.

1) Prof. Petcu, potrebbe approfondire la presenza e l’adozione della Ortodossia di rito occidentale all’interno delle comunità del Patriarcato greco-ortodosso di Antiochia in Nord America e della Chiesa ortodossa russa al di fuori della Russia?

Innanzitutto, ritengo che la presenza dell’Ortodossia di rito occidentale sia più che necessaria nell’ampio orizzonte dell’Ortodossia orientale e che la stessa Ortodossia possa essere stimolata dal rito occidentale, tenendo conto della sua eredità storica ma anche della sua adattabilità alle culture locali di l’ovest.

Per molti secoli è esistito questo principio assolutamente errato secondo cui solo un orientale può essere ortodosso, per non parlare della trappola del filetismo in cui sono cadute molte giurisdizioni ortodosse.

D’altro canto, l’Ortodossia di rito occidentale assume anticipatamente la vocazione dell’universalità, riporta in primo piano la storia culturale dell’Occidente e, non ultimo, è estremamente capace di rispondere alle domande della modernità e si adatta perfettamente alla dimensione spirituale bisogni di un occidentale dal punto di vista antropologico.

Pertanto, l’Ortodossia di rito occidentale si presenta come un complemento coerente e razionale dell’Ortodossia cosiddetta “tradizionalista” e si presenta in una luce profondamente umanistica di cui la società odierna ha tanto bisogno.

2) Quali sono le principali sfide e opportunità che le comunità che seguono la Ortodossia di rito occidentale affrontano, specialmente considerando la loro minoranza all’interno della Chiesa ortodossa e delle Chiese ortodosse orientali?

Nel caso dell’Ortodossia di rito occidentale, preferirei parlare di opportunità piuttosto che di sfide.

La prima e più grande opportunità sta nel fatto che si tratta di una fede specifica dell’Occidente, estremamente facilmente assimilabile in questo spazio, e devo anche aggiungere che diversi ortodossi dell’Europa orientale stanno cominciando a scegliere la conversione all’Ortodossia di rito occidentale.

Un’altra grande opportunità è quella dell’educazione teologica aperta che può essere seguita facilmente da chiunque voglia seguire un percorso sacerdotale o monastico e in questo modo sempre più persone arriveranno alla Cattedra di Pietro.

Ultimo ma non meno importante, la vocazione al dialogo interconfessionale e interreligioso che caratterizza l’Ortodossia di rito occidentale la colloca al piano superiore della modernità, e ritengo anche che questa Ortodossia occidentale sia in grado di rispondere alla maggior parte delle domande relative all’eutanasia, al cambiamento climatico o alla crisi dell’economia globale. .

3) In che modo la pratica liturgica del rito latino, all’interno della Ortodossia di rito occidentale, si integra o si differenzia dalle tradizioni liturgiche bizantine prevalenti nella Chiesa ortodossa?

Il rito latino dell’Ortodossia occidentale è in realtà il ritorno alle tradizioni proprie dell’Occidente e noto con grande gioia la sua espansione in vari paesi occidentali come Francia, Italia, Germania o Gran Bretagna.

È ovvio che è diverso dal rito bizantino e deve essere così perché, in definitiva, l’universalità di una fede deve facilitare la possibilità di manifestazioni liturgiche specifiche per ogni spazio.

Così afferma Maxime Kovalevskij nel suo libro “Orthodoxye et Occident: la renaissance d’une église locale”: “il rito latino dell’Ortodossia esiste per completare quello bizantino e per dare significato, come San Giovanni di San Francesco, al fatto che l’Ortodossia è universale e la sua verità deve illuminare ogni spazio.”

4) Qual è il ruolo dei vescovi di rito bizantino nell’amministrazione delle parrocchie che adottano la Ortodossia di rito occidentale, e come si gestisce questa diversità rituale all’interno della Chiesa ortodossa?

Il ruolo di questi vescovi non è puramente amministrativo, come nel caso dei vescovi ortodossi dell’Est, hanno anche una responsabilità missionaria per integrare l’Ortodossia di rito occidentale nelle società a cui appartengono.

Un esempio potrebbe essere padre Filippo Ortenzi, rettore dell’Università di San Giovanni Crisostomo, che, attraverso i corsi che organizza, chiama molti alla vocazione della Chiesa, senza imporre innumerevoli barriere accademiche.

Parliamo quindi dell’iniziativa di un vescovo ortodosso di rito occidentale che cerca di integrare i segni della Chiesa nella società e troviamo altri esempi simili in Francia e Germania dove i vescovi locali svolgono attività culturali e di beneficenza.

5) Come la presenza di comunità seguaci della Ortodossia di rito occidentale in nazioni a maggioranza cattolica o protestante influenza le dinamiche interconfessionali e la comprensione dell’ortodossia in contesti occidentali?

L’Ortodossia di rito occidentale è un modello di dialogo interreligioso ed ecumenico e, d’altra parte, tenendo conto che è parte di uno spazio che consente la libertà religiosa e la tolleranza, può dinamizzare senza problemi includendo dibattiti teologici e culturali nella sfera pubblica.

Come ho accennato, il carattere dell’Ortodossia di rito occidentale è universale e, fortunatamente, quest’ultima non risiede in una rigidità canonica e istituzionale, anzi, si tratta di un movimento attivo di risveglio spirituale, basato su criteri di semplicità integrale e, allo stesso tempo, radicata nei valori del multiculturalismo più sano e coerente.

6) Nel suo lavoro accademico, ha affrontato tematiche legate alla Ortodossia di rito occidentale? In caso affermativo, potrebbe condividere alcune delle sue osservazioni o conclusioni più significative?

L’Ortodossia di rito occidentale rientra nell’ampio orizzonte della mia ricerca accademica e intendo sviluppare in futuro anche una tesi di dottorato dedicata a questo movimento spirituale.

Il primo contatto che ho avuto con l’Ortodossia di rito occidentale è stato con il Patriarca Nicola della Chiesa Ortodossa Autonoma d’Europa che, in un’intervista, mi ha parlato delle pratiche liturgiche di questa Chiesa.

Tuttavia, il mio desiderio di approfondire questi temi mi ha portato a Jean-Luois Guillaud di Parigi, vescovo della Chiesa ortodossa francese e rettore dell’Istituto teologico Saint Dennys, con il cui aiuto ho approfondito sempre più il significato del rito latino dell’Ortodossia, il ruolo che Evgraf e Maxime Kovalevskij ebbero nella rinascita dell’Ortodossia di rito occidentale in Francia nel periodo più oscuro dell’ateismo intellettualista, così come la pneumatologia dell’Ortodossia di rito occidentale.

Tutte queste preziosissime informazioni si possono trovare in un dialogo estremamente ampio che ho avuto con l’interlocutore sopra citato, dialogo pubblicato su una prestigiosa rivista culturale rumena e posso dire che sono stato il primo ricercatore rumeno a realizzare un’intervista sulla storia dell’Ortodossia di rito occidentale nel nostro Paese.

Vorrei fare riferimento anche all’amicizia spirituale che mi lega al padre tedesco Arne Giewald, autore di diversi volumi sulla storia dell’ortodossia tedesca e anche di un calendario dedicato ai santi ortodossi tedeschi.

Il mio percorso però non sarebbe stato completo se non avessi conosciuto la Chiesa Ortodossa Italiana dalle strutture di cui sono entrato a far parte ed è per me una gioia immensa poter essere coordinatrice di un corso di Filosofia della Religione presso l’Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo.

7) Alla luce della diversità culturale e liturgica, come può la Chiesa ortodossa favorire una maggiore comprensione e accoglienza della Ortodossia di rito occidentale all’interno della sua struttura più ampia?

Ciò richiede molto tempo e molta pazienza. Purtroppo le Chiese ortodosse orientali, come le nazioni ortodosse, non sono troppo tolleranti, non capiscono molto bene il campo della diversità, nemmeno all’interno dell’Ortodossia, e in questo caso abbiamo soprattutto bisogno di una pedagogia del dialogo interortodosso che si avvicini di più e più comunità ortodosse le une dalle altre.

Posso solo sperare che un giorno l’Oriente e l’Occidente si uniscano nella santa luce dell’Ortodossia universale e che si avrà a che fare con un’unità ortodossa concreta, ma integrata nel dialogo ecumenico e interreligioso.

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