De Ficchy Giovanni

La sua vita si è rivelata un castello di menzogne, uno scrittore di fantascienza .

Uno Che affermava di essere stato nella fascia di Van Allen e di avere ispezionato una stazione su Venere? 

Ron Hubbard, un uomo impegnato fin dalla giovinezza a falsificare la sua stessa biografia, capace di vendere milioni di copie dei suoi romanzi di fantascienza, e naturalmente dei suoi manuali parareligiosi, e perfettamente a suo agio nella divisa di commodoro della flotta privata su cui Scientology, bandita per reati fiscali dal consesso delle nazioni civili, fu costretta per anni ad autosegregarsi. 

 Uno che sostiene che il pianeta Terra, chiamato in eoni precedenti Teegeeack, apparteneva a una «confederazione di pianeti posta sotto il comando di un governatore dispotico chiamato Xenu» (p.216) che cercò di distruggere e confinare i «thetan» – gli illuminati – sulla Terra?

Capirlo è stato il motivo che ha spinto lo scrittore e giornalista del New Yorker Lawrence Wright, premio Pulitzer nel 2007 per un saggio su al-Qaeda e l’attentato alle Torri Gemelle, a scrivere La Prigione Della Fede. Scientology A Hollywood (Adelphi 2015).

Racconta che  Paul Haggis non sapeva che l’affiliazione casuale, e all’inizio piuttosto scettica, alla Chiesa di Scientology segnerà la sua carriera di regista, trasformandosi via via in un inferno personale e professionale. 

Quando, molti anni dopo, Haggis riuscirà finalmente a uscirne, racconterà tutto a Lawrence Wright, che in questa superba inchiesta racconta (per la prima volta) tutto a noi: le violenze, i ricatti, le estorsioni cui Scientology sottopone i suoi affiliati; le figure più grandi del vero, e per molti versi mostruose – David Miscavige, attuale guru della Chiesa, e Tom Cruise, suo principale testimonial –, che la tengono in vita; le grottesche procedure private (come le sedute di auditing, un improbabile incrocio fra la parodia di una seduta di analisi e quella di un colloquio aziendale) in cui si articola la lunga iniziazione dell’adepto, e le fantasmagoriche cerimonie pubbliche che celebrano i trionfi della setta più vasta mai apparsa sul pianeta.

 Ma soprattutto un uomo carismatico, in grado di convincere centinaia di migliaia di seguaci che il nostro mondo è governato da un’ occulta cricca di psichiatri malvagi, i quali «operano secondo metodi tratti direttamente dai manuali per terroristi»: e che l’unico modo per sconfiggerli è versare, a lui stesso e alla sua ristretta cerchia, donazioni sempre più consistenti.

David Miscavige, attuale guru della Chiesa, e Tom Cruise, suo principale testimonial –, che la tengono in vita; le grottesche procedure private (come le sedute di auditing, un improbabile incrocio fra la parodia di una seduta di analisi e quella di un colloquio aziendale) in cui si articola la lunga iniziazione dell’adepto, e le fantasmagoriche cerimonie pubbliche che celebrano i trionfi della setta più vasta mai apparsa sul pianeta. 

Testo al quale il documentarista Alex Gibney, attratto da temi ad alto rischio (Taxi to the Dark Side, Mea Maxima Culpa, The Armstrong Lie), s’ispira per questo suo film omonimo, selezionato dal Sundance Festival nel 2015 e trasmesso nello scorso marzo da HBO negli Stati Uniti.

Attraverso filmati di archivio e testimonianze di ex membri, Gibney ci mostra ciò che i seguaci di Scientology sono disposti a fare in nome della religione.

Il film tocca una vasta gamma di aspetti della chiesa, dalla sua origine con un ritratto intimo del fondatore L. Ron Hubbard, ai modi di reclutamento, alle pratiche giornaliere dei funzionari, fino al ruolo delle celebrità che ne fanno parte.

Un film ricco d’informazioni, che a una ricostruzione delle origini di Scientology alterna le testimonianze di altri sette (oltre a Haggis) scientologist di lungo corso, tutti fuoriusciti.

Going Clear è quindi un’indagine rara, da vedere soprattutto per le domande che scatena.

Di Admin

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