De Ficchy Giovanni

Vi sono storie che più di altre, ci segnano, e rimangono presenti per tutta la vita, bene oggi voglio raccontarne una, questa ha del meraviglioso, quasi dell’incredibile.

La storia di un beato che la Chiesa Cattolica si è dimenticato, dopo averLo elevato agli onori dell’altare, dopo averlo beatificato, è rimasto lì.

Chi era Giacomo Villa?

Era un simbolo della carità cristiana, della giustizia e della solidarietà.

Mostiola, moglie di Antonio Villa, rimane in stato interessante e come tutte le madri del mondo viene presa da apprensione per un sogno ricorrente in cui partoriva un bambino che portava sulle spalle una chiesa diroccata.

Per saperne il significato si rivolge ad un eremita mendicante che in quei giorni chiedeva l’elemosina proprio a Castel della Pieve.

Questi interpreta il sogno in chiave mistica (e non poteva essere diversamente) e le dice che partorirà un figlio  che avrebbe ricostruito una chiesa e sarebbe stato un uomo di grande santità.

Mostiola si sente rassicurata da questa interpretazione e quindi si rasserena. Giunta però al parto, la sera prima, sogna un giglio rosso e pensandolo un cattivo presagio viene presa di nuovo da una profonda malinconia.

Quando finalmente le nasce il figlio calma le sue paure e gli mette il nome di Giacomo.

La vicenda va inquadrata nel contesto delle lotte per l’autonomia tra Chiusi, il dipendente Castel della Pieve e Perugia.

Alla nascita di Giacomo è Vescovo della Diocesi di Chiusi Pietro III De Peridio (1248-1260), poi diviene Vescovo Raynerius II (1260-1272) che è una persona mite e non compie nessun atto notevole, infine viene nominato Pietro IV (1273-1299) che da arciprete della cattedrale viene promosso Vescovo di Chiusi da papa Gregorio X, il 17 aprile 1273.

Giacomo Villa,umile, come umile è stata tutta la sua esistenza, come si faceva in quell’epoca, quando si sentiva la vocazione, si rinunciava a tutto ciò che si possedeva e ci si metteva al servizio degli ultimi.

La sua vicenda umana fa parte dell’immaginario dei pievesi, e a me la raccontò proprio mia zia Rosina, quando ero molto piccolo.

Sacerdote e martire, Giacomo Villa nacque a Castel della Pieve nella seconda metà del sec. XIII.

Studiò diritto a Siena, dove conobbe i Servi di Maria e collaborò con loro nel servizio presso l’ospedale di Santa Maria della Scala.

Tornato in patria e ordinato sacerdote, si fece carico, donando appunto tutti i suoi beni, di un ospedale fatiscente fuori Porta del Vecciano, dove prese ad assistere con amore i più diseredati.

L’ospedale però, sottoposto alla giurisdizione del vescovo di Chiusi che esigeva pesanti censi annui, decadde e il giovane sacerdote rivendicò in tre diversi gradi di giudizio la libertà e l’autonomia dell’istituzione.

Infatti durante le operazioni di ricognizione dei beni che si appresta a restaurare per dedicarli ai poveri, trova alcuni antichi documenti.

Dopo averli esaminati attentamente si accorge che alcune proprietà dell’ospedale erano state usurpate da un potente signore di Chiusi.

Essendo divenuto procuratore della chiesa e dell’ospedale si reca quindi, presso questo signore con le carte ritrovate e tenta di fargli restituire i beni bonariamente.

Ovviamente il Signore, Manenti Rimbottuccio, fa orecchi da mercante anche perché erano molti anni che la sua famiglia possedeva quei beni e soprattutto perché ne ha bisogno in quel periodo in cui egli è stato spogliato di tutto dalla Comunità di Chianciano e da Orvieto e gli sono rimaste solo le proprietà che ha nel Chiugi.

Giacomo non si arrende e nella sua qualità di procuratore si rivolge al Tribunale della Curia Romana che, è notorio, non ama molto la famiglia dei Manenti in quanto, parte della stessa famiglia, è nemica di Orvieto.

In tale controversia giudiziaria che dura alcuni anni risulta finalmente vincente e quindi pretende la restituzione in nome dei poveri e dei malati.

Dopo un colloquio chiarificatore con il vescovo di Chiusi, sulla via del ritorno il sacerdote fu assalito da sicari e ucciso: era il 15 gennaio 1304.

Non sappiamo per quale motivo Giacomo fosse da quelle parti, ma, visto che in quel luogo c’è un mulino e vicino ci sono terreni di proprietà dell’ospedale del Vecciano si può immaginare che vi sia andato nell’interesse dei poveri che accudiva, comunque il potente signore di Chiusi, evidentemente, lo sapeva.

Dopo la morte il corpo fu occultato .

Il corpo, venne ritrovato da pastori che osservarono che in quel luogo nascevano spontaneamente fiori bellissimi e profumatissimi.

Fu sepolto a terra nella Chiesa di San Giovanni che si trovava di fronte all’ospedale  e che fungeva da oratorio dei malati. 

Secondo la tradizione popolare Giacomo comparve in sogno a molti chiedendo che da lì fosse rimosso. 

Allora il suo corpo fu riesumato e trovato intatto con le membra integre, la pelle, i capelli biondi, la barba , la peluria, la cicatrice nel capo e il vestito abituale dei Servi di Maria.

Il corpo fu messo in una cassa di legno.

I resti apparsi subito miracolosi, poichè erano perfettamente conservati furono contesi tra Chiusi e Castel della Pieve, fu affidato secondo la credenza popolare ad un carro trainato da due buoi, che si diressero a Castel della Pieve, fermandosi proprio davanti all’antico ospedale.

E qui pertanto si scelse di costruire in suo onore dapprima un’edicola, e quindi la chiesa dove poter conservare le sue spoglie.

Nel 1717, terminata la chiesa, il corpo vi fu riportato e posto in una nuova urna sotto l’altare maggiore.

Nel 1804 il Vescovo Becchetti ottenne il culto ad ufficio e Messa in nome del Beato Giacomo Elemosiniere. 

Nello stesso anno, con  un atto Consigliare, la Comunità decise di consegnare il Corpo al Vescovo per portarlo a Roma, farlo legare e collocare in un’urna decorosa. Il 25 settembre 1807 la reliquia tornò da Roma.

Dopo solenni festeggiamenti in Cattedrale, il 29 la sacra spoglia fu consegnata a Madre Suor Maria, Custode del Monastero di Santa Lucia.

La reliquia fu custodita presso il Monastero per un anno, anno in cui furono fatti lavori all’altare maggiore per contenere l’urna argentea.

Il 29 settembre 1808 il corpo fu portato processionalmente dal Monastero alla Chiesa del Beato Giacomo dove riposa ancora oggi.

Fino agli anni ‘50 Città della Pieve osservato il rito della traslazione delle reliquie.

Da qualche anno, la celebrazione dell’ evento ha ripreso vigore, grazie alla sensibilità del Sindaco Risini.
Si rinsalda così, nel nome di tradizioni antiche quel rapporto profondo tra la città e il suo Beato, in un’ unione civile e religiosa , quella che è fortemente rimarcata anche nella preziosa teca che custodisce i suoi resti mortali, dove campeggia lo stemma della città.

Lo stesso che si può ammirare nella controfacciata della chiesa, che venne realizzata nel luogo dove si inginocchiarono i buoi che trasportavano la salma di Giacomo Villa contesa dalle comunità di Chiusi e quella pievese.

Di Admin

Scopri di più da Giornalesera.com

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere