
Siamo forse a un punto di svolta positivo della guerra in Ucraina.
Il colosso energetico Gazprom è crollato in borsa di un altro 6%: Gazprom non ha soldi in cassa per pagare i dividendi, i conti in rosso sono adesso praticamente uguali se non peggiori a quelli del 1999 quando iniziava l’avventura di Putin.
Il tentativo della Russia di ricattare gli europei con la leva energetica (un ricatto amplificato dalla quinta colonna dei propagandisti filorussi: Ochini, Turacciolo, Contessa, Salvietti…) è sostanzialmente fallito.
Mentre è riuscita la diversificazione delle fonti energetiche attuata dai governi europei ricordiamo in particolare l’operazione compiuta dal governo Draghi.
A questo punto per evitare i conti in rosso di quella megapompa di benzina e gas che è la Russia Putin deve pregare il grande alleato orientale la Cina per realizzare il gasdotto compensativo Power of Siberia.
Ma l’Impero Giallo oggi dice no (forse alza la posta delle richieste per domani, dopo aver già ottenuto la concessione di Vladivostock….).
Buon rosso i conti in rosso di Gazprom.
