De Ficchy Giovanni

Purtroppo a volte nascere nella famiglia “sbagliata” può significare avere poche possibilità di scelta o, forse, nessuna.

Alle sue spalle c’è una lunga scia di violenza e abbandono.

La sua esistenza è stata un continuo peregrinare fra riformatori, istituti minorili, galere e centri psichiatrici. “Sono una prova vivente di come si viva ‘dentro’, e non voglio tenermelo per me”, aveva dichiarato al sito dell’Osservatorio Pop, per il quale aveva ricordato le date della sua vita, quelle dei reati, degli arresti, dei processi, dei provvedimenti giudiziari.

Nato a Foggia nel 1976 e lasciato a due anni dalla madre in un orfanotrofio a Montecatini, “Nicolino” fu ritrovato dal padre che, uscito dal carcere, lo riportò in famiglia.

Il primo arresto arrivò a sette anni e, nonostante nemmeno avesse la barba, mantenne il voto d’omertà.

Fu così che ottenne la sua prima promozione, un punto inciso sulla mano da uno zio appartenente al clan.

L’esistenza estrema di questo ragazzo pugliese, a cui viene imposto, a soli 12 anni, di uccidere la madre per vendetta.

Dopo anni di riformatorio, Nicola fu trasferito a Roma.

A quel tempo fu adottato dalla malavita, e l’uso di droga diventò un modo per offuscare i problemi

Un’incredibile vicenda umana fatta di abbandono, solitudine, emarginazione. 

In un territorio segnato da indigenza e precarietà, dove le case impregnate di umidità si sfaldano e arrivare a fine mese è un’incognita, di Nicola, un uomo di 45 anni di cui 27 spesi in prigione. 

Mi racconta ; «Una volta , ricorda tentarono di uccidermi soffocandomi con una borsa di plastica avvolta alla testa mentre dormivo.

La mia colpa era di rispondere alle loro provocazioni, di far valere i diritti miei e degli altri»

«Dall’ultima scarcerazione, gli assistenti sociali che mi seguivano mi dissero che avrei potuto chiamarli quando volevo.
Alla prima telefonata, mi risposero che siccome era libero, non dovevo più disturbarli.

Da quando è arrivato il Covid, continuano a respingermi tirando in ballo l’emergenza».

Oggi Nicola cerca di voltare pagina, fà Istruttore di pugilato.
Per i ragazzi difficili alto rischio, ragazzi che vivono nel degrado e nel disagio.

Mette la sua esperienza di vita al servizio dei meno fortunati, sottrae i ragazzi sbandati, che non hanno avuto come lui la fortuna di nascere in un ambiente idoneo.

Di Admin

Un pensiero su “Dalla Malavita all’Istruttore di Pugilato: La Straordinaria Rinascita di Nicola”
  1. un grande carico fi sofferenza Lovaglio Nicola

    oggi quello che faccio lo faccio perché conosco cosa vuoldire essere abbandonato e vivere nella sofferenza, non è che io oggi abbia una vita agiata, ansi…nessun supporto nessun aiuto da nessuno, ma io mi lancio per poter lanciare in una vita corretta tutti i giovani che anno la necessità di essere recuperati.

    lo faccio perché io non sono stato aiutato, e voltare la faccia dall’altro lato mi farebbe sentire male…..io mi sento fiero quando oggi vedo tanti ragazzotti che mi dicono zio,Maestro sei un padre per me grazie per quello che hai fatto per me, oggi mi sento di coprire parte del mio passato con i loro complimenti di riconoscenza vuoldire che qualcosa di buono la sto facendo, e per me è la più grande gioia di altre…..

    Niko

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