TETI, MADRE DI ACHILLE
Se di tutte le cinquanta figlie di Nereo e dell’oceanina Doride si poteva dire che fossero più belle di qualunque donna mortale, ce n’era una fra loro che si distingueva sulle altre: era 𝗧𝗲𝘁𝗶.
La ricorrenza di Teti nei miti è più costante e incisiva di quella di ogni altra sorella: secondo il racconto, per esempio, fu lei ad accogliere Efesto quando Era, vergognandosi della bruttezza e deformità del figlio, lo gettò giù dal cielo nel mare; la nereide se ne prese così cura custodendolo in una grotta nel fondo del mare, dove il dio imparò a fabbricare mirabili oggetti d’arte.
Ma ciò che ha reso Teti uno dei personaggi della mitologia così conosciuti e amati è il suo ruolo di madre, coinvolta nel folgorante e drammatico destino del figlio Achille.
Il mito racconta che Zeus in persona volesse sposare Teti, ma la titanide Temi lo dissuase: le Moire avevano infatti profetizzato che la nereide avrebbe generato un figlio più potente del padre e questo, per Zeus, era un rischio che non valeva la pena di correre. (Tale profezia, per inciso, scoraggiò anche le intenzioni matrimoniali di Poseidone nei confronti di Teti).
Così gli olimpici si orientarono per farla sposare con un mortale e la scelta ricadde su Peleo, re di Ftia.
Convincere Teti a sposare un mortale non fu affatto facile: per opporsi all’unione la dea si trasformò in fuoco, acqua, bestie feroci e mostri spaventosi.
Peleo però seppe resistere e, dopo molte fatiche, la lotta tra i due si risolse in un amplesso appassionato.
Le nozze furono solennemente celebrate alla presenza di tutti gli dei.
Fra i doni magnifici ricevuti dagli sposi ci fu una lancia costruita da Atena ed Efesto, una splendida armatura in oro e dei cavalli immortali.
La circostanza fu turbata solo dall’arrivo di Eris, dea della discordia, unica degli dei a non essere stata invitata, che per vendetta lanciò il pomo d’oro destinato “alla più bella”, che sarebbe poi stato oggetto del giudizio di Paride e, quindi, causa della guerra di Troia.
Dall’unione di Teti e Peleo nacque Achille, che, nell’Iliade, si rivolge più volte alla madre cercando conforto nelle sue parole.
Ma, come è noto, il destino dell’eroe era segnato fin dalla nascita: secondo la versione più nota, appena nato venne immerso da Teti nell’acqua del fiume infernale Stige ma, poiché era tenuto dalla madre per il tallone, divenne invulnerabile dappertutto tranne che in quella parte del corpo. Secondo un’altra versione, invece, Teti cercò di immergere Achille nel fuoco di un braciere per dargli immortalità, ma non riuscì a compiere l’opera perché fu bloccata da Peleo, spaventato di fronte al rito magico della sposa.
Mitologia greca e romana
