Giovanni De Ficchy

Giornalista esperto di China

 Sono una branca all’estero del regime di Pechino e fanno politica, imponendo una visione conforme all’ideologia di Partito.

Gli Istituti Confucio, presenti nel nostro Paese in ben nove città, non si limitano a insegnare la lingua e la cultura cinesi.

Milano, Torino, Venezia, Macerata, Pisa, Padova poi Roma, Bologna, e infine Napoli.

In Italia la diffusione degli Istituti Confucio è iniziata proprio da Napoli, in collaborazione con la prestigiosa Università L’Orientale.

I Confucio entrano direttamente all’interno delle università, mettendo a disposizione tutto: insegnanti, materiale didattico, e soprattutto finanziamenti.

Il direttore è sempre cinese

La questione più interessante, però, è che gli Istituti Confucio in Italia stanno man mano diffondendosi anche nelle scuole superiori, che a maggior ragione dovrebbero essere sotto lo stretto controllo didattico del ministero dell’Istruzione.

Sono una branca del governo di Pechino chiamata Hanban, che è Ufficio nazionale per l’insegnamento del cinese come lingua straniera: un nome apparentemente innocuo, che sembrerebbe assimilare questa organizzazione a quelle che in Germania promuovono nel mondo i Goethe Institut e in Francia le sedi dell’Alliance Française.

Con la differenza che  il Goethe o l’Alliance Française sono sostenuti dai rispettivi governi, ma sono indipendenti, mentre l’Hanban è parte integrante della macchina governativa cinese.

Per questo motivo gli Istituti Confucio sono stati accusati molte volte di spionaggio e di legami con i servizi segreti cinesi, accusa ancora non del tutto provate, in Italia.

In Italia il prof. Maurizio Scarpari, che nel 2014 scriveva sul manifesto: “Gli istituti sono un’emanazione dello Hanban, istituzione no profit affiliata al ministero e diretta da un Consiglio costituito da membri d’alto rango del Partito comunista e di diversi ministeri e commissioni. L’Hanban finanzia direttamente gli istituti che non sono indipendenti ma consorziati con università e istituti di istruzione”.

Da ciò dipende la loro “natura tutt’altro che autonoma, degli scopi non sempre trasparenti e delle limitazioni imposte su alcuni temi sensibili, come per esempio i diritti umani, il Tibet, Taiwan”, e più di recente Hong Kong.

L’accusa di spionaggio a Xinning Song, direttore di una sede a Bruxelles, riaccende i riflettori sui modi con cui il governo cinese riesce a esercitare il suo soft power nelle università in giro per il mondo

 Nel 2012 anche AsiaNews, la prestigiosa agenzia cattolica del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME) specializzata in vicende asiatiche, ha pubblicato uno studio di Alan H. Yang e Michael Hsiao intitolato «Gli Istituti Confucio, “cavalli di Troia” dell’egemonia cinese».

Come al solito, tutto dipende dal giudizio sulla Cina.

Se, in nome degli interessi commerciali, vogliamo vedere solo la facciata luccicante del Paese con il maggior numero di negozi di Prada allora non saremo troppo preoccupati neanche dalla propaganda degli Istituti Confucio.

Qualcuno li considera persino (sbagliando) delle istituzioni religiose o delle unità impegnate nello studio del Confucianesimo.

Secondo le interviste e il lavoro sul campo condotto dagli autori di questo studio in più di 10 Istituti, sparsi in 8 Paesi, negli IC non si studia né si diffonde il Confucianesimo.

Tuttavia, gli autori li considerano uno strumento indispensabile per l’attenta promozione di quella diplomazia soft portata avanti da Pechino: generosità estrema per i Paesi ospiti a cui si attaccano sempre delle strisce di propaganda.

Dalla BBC ai grandi quotidiani statunitensi e canadesi, molti media hanno cercato di scavare nel retroterra degli Istituti Confucio e si sono imbattuti in dichiarazioni – per uso interno cinese – di esponenti del regime secondo cui si tratta di «propaganda culturale», intesa a trasmettere un’immagine positiva della Cina attuale. 

Fanno politica, e così la North Carolina State University è stata «persuasa» a cancellare una visita del Dalai Lama, che avrebbe potuto parlare dello sgradito tema dei diritti umani nel Tibet occupato dalla Cina, e l’Università di Tel Aviv a chiudere una mostra sulla repressione del Falun Gong organizzata da un gruppo studentesco.

Così ogni volta che qualcuno le lancia una accusa di spionaggio, la reazione della diplomazia cinese è durissima.

L’Autore Giovanni De Ficchy Giornalista ha pubblicato il libro “ L’ombra del Dragone” e “THE NEW SILK ROAD: A PROJECT FOR A INVASION

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