
L’India ha condotto attacchi missilistici contro tre città in Pakistan (Kotli, Bahawalpur e Muzaffarabad).
Le forze armate indiane hanno spiegato di aver lanciato “l’Operazione Sindoor” per colpire nove basi terroristiche, che “sono state distrutte”.
Il premier Shehbaz Sharif ha parlato di “attacchi vigliacchi”: “Il nostro Paese ha tutto il diritto di rispondere con la forza a questo atto di guerra”.
E subito è partita la rappresaglia, con scambi di colpi di artiglieria pesante.
Si teme ora un’escalation militare tra le due potenze nucleari (ecco perché si combatte nel Kashmir).
Il bilancio dei raid indiani è salito ad almeno 26 morti, tra cui due bimbe.
Otto le vittime causate dalla risposta del Pakistan.
Pakistan: “Anche due bambine tra le vittime dei raid indiani”
Due bambine di tre anni sono morte nei raid aerei indiani in Pakistan.
Lo ha reso noto il portavoce dell’esercito pakistano, il tenente generale Ahmed Chaudhry. Nel complesso, negli attacchi aerei indiani in sei località del Pakistan e negli scontri a fuoco tra i due eserciti in Kashmir hanno perso la vita almeno 26 civili e 46 persone sono rimaste ferite.
Chaudhry ha affermato che l’attacco più sanguinoso ha ucciso 13 civili, “tra cui due bambine di tre anni”, in una moschea a Bahawalpur, nel Punjab pakistano, che secondo l’intelligence indiana era collegata ai gruppi armati del Kashmir.
Danni alla centrale idroelettrica nel Kashmir
L’esercito pakistano ha affermato che gli attacchi lanciati dall’India nelle prime ore di oggi hanno danneggiato una centrale idroelettrica sul proprio lato del confine con il Kashmir.
“L’India ha anche preso di mira il progetto idroelettrico di Neelum Jhelum”, ha dichiarato il portavoce militare, aggiungendo che è stata danneggiata parte della struttura della diga.

Questo, ha sottolineato, rappresenta una chiara violazione del diritto umanitario internazionale e mette a rischio la vita di civili innocenti che dipendono dal fiume per il loro sostentamento e per l’acqua potabile. “Tali azioni sconsiderate sono inaccettabili e avranno gravi conseguenze”, ha avvertito il portavoce, chiedendo alla comunità internazionale di intervenire e condannare fermamente l’India per le sue azioni aggressive.
Ha inoltre ribadito l’impegno del suo paese a proteggere i propri cittadini e a rispondere con forza a qualsiasi provocazione.
La situazione rimane tesa e in continua evoluzione, con entrambe le parti che si accusano reciprocamente di aver violato il cessate il fuoco lungo la Linea di Controllo.”
Le dichiarazioni ufficiali si susseguono, ognuna volta a dipingere una realtà differente e a scaricare la colpa sull’avversario. Fonti indipendenti sul campo, purtroppo scarse e difficilmente verificabili, riportano sporadici episodi di fuoco di artiglieria e movimenti di truppe, alimentando il timore di una ripresa su vasta scala delle ostilità.
La comunità internazionale, pur ribadendo la necessità di un dialogo e di una de-escalation, sembra impotente di fronte a un conflitto radicato e alimentato da diffidenze reciproche. Le prossime ore saranno cruciali per capire se i fragili equilibri raggiunti nelle ultime settimane resisteranno alla pressione, o se si assisterà a un ulteriore e pericoloso inasprimento della situazione.
“Quali norme internazionali, leggi e consuetudini di guerra consentono di prendere di mira riserve idriche, dighe e impianti idroelettrici di un altro Paese?”, si è chiesto.

