Il contesto politico attuale in Romania.
Un’articolo scritto da Maria Rătescu, allieva nell’undicessima classe presso il Liceo Internazionale King George di Bucarest, Romania

In questo articolo Maria Rătescu sta cercando di mettere in evidenza la situazione politica attuale in Romania, facendo riferimento alle elezioni e allo stesso tempo alla storia delle dottrine politiche.
L’attuale contesto politico in cui si trova la Romania è atipico e teso. Le elezioni del 4 maggio sono state in realtà una ripetizione, dopo che il primo turno, organizzato nel novembre 2024, è stato annullato dalla Corte costituzionale a seguito di sospetti di frode e interferenza esterna, soprattutto da parte della Russia. Fu una decisione senza precedenti, che destabilizzò ulteriormente uno scenario politico già fragile.
Il 4 maggio i rumeni sono tornati alle urne con grandi aspettative. La campagna è stata caratterizzata da duri attacchi tra i candidati e da una frattura sempre più evidente tra l’elettorato tradizionale e le nuove correnti populiste. Degli 11 candidati rimasti in gara, due sono passati al secondo turno: George Simion, leader dell’AUR, con il 41% dei voti, e Nicușor Dan, sindaco della capitale, candidato indipendente, con il 21%. Il risultato è stato un duro colpo per i partiti della coalizione di governo PSD, PNL e UDMR, che insieme hanno sostenuto Crin Antonescu. Ha ottenuto solo il 19,2%, sconfiggendo per la seconda volta il candidato dei partiti tradizionali. Subito dopo si sono dimesse Marcel Ciolacu dalla guida del PSD e dalla carica di Primo Ministro della Romania.
Elena Lasconi ha annunciato le sue dimissioni dalla guida dell’USR subito dopo la proclamazione dei risultati del primo turno, accusando la dirigenza del partito di mancanza di lealtà e di principi, dopo che l’USR aveva deciso all’inizio della campagna elettorale di sostenere Nicușor Dan, fondatore dell’Unione Salviamo la Romania, e non il proprio candidato.
L’ex presidente dell’USR mantiene il suo incarico di sindaco di Câmpulung.
L’attuale sindaco della capitale, Nicușor Dan, è entrato nel secondo turno, beneficiando del sostegno di diverse organizzazioni civiche, ma anche di quello di una parte dell’USR. Questo sostegno portò anche a una crisi interna all’USR. Dopo le dimissioni di Elena Lasconi, il sindaco di Timișoara Dominic Fritz è diventato presidente ad interim del partito.
D’altro canto, George Simion ha dominato la campagna elettorale attraverso un discorso nazionalista e antisistema, intensamente promosso sui social network. Grazie a un elettorato fedele e mobilitato, l’AUR è riuscita a trarre profitto dal malcontento economico e sociale, soprattutto nelle aree rurali e nella diaspora. Simion si è presentato come un’alternativa radicale a quello che lui chiama “il sistema corrotto dei vecchi partiti”. Sostenuto dal controverso candidato Călin Georgescu, Simion è riuscito a raccogliere oltre 3.860.000 voti, vincendo così il primo turno.
L’affluenza alle urne è stata superiore alle aspettative, oltre il 58%, segno che la posta in gioco di queste elezioni è stata avvertita dagli elettori. I risultati riflettono un profondo divario tra generazioni, background sociali e regioni. I giovani delle città universitarie hanno votato principalmente per Nicușor Dan, mentre il voto per Simion è stato predominante nelle aree meno sviluppate e tra coloro che sono rimasti delusi dalle recenti politiche economiche.
L’instabilità politica ebbe un rapido impatto sull’economia e la borsa di Bucarest registrò notevoli cali. Gli investitori hanno reagito negativamente all’incertezza politica e l’indice azionario BET è crollato considerevolmente, riflettendo un calo della fiducia nella stabilità dell’economia rumena. Parallelamente, il leu si è fortemente deprezzato nei confronti dell’euro, raggiungendo un massimo storico di 5 lei e 10 bani, un aumento significativo rispetto alla settimana precedente le elezioni. La Banca Nazionale della Romania ha speso oltre 6 miliardi di euro dalle riserve valutarie per mitigare queste fluttuazioni, ma gli effetti dell’instabilità persistono.
Il secondo turno, previsto per il 18 maggio, si preannuncia estremamente teso. Da un lato, George Simion ha un elettorato disciplinato e numeroso. D’altro canto, Nicușor Dan cerca di attirare il sostegno dell’elettorato liberale, userista e di coloro che, pur essendo critici nei confronti dei vecchi partiti, non si riconoscono nel messaggio radicale dell’AUR.
Le elezioni del 2025 non riguarderanno più solo chi sarà il prossimo presidente. Sono una prova per la democrazia rumena e per la capacità delle istituzioni di resistere alle pressioni interne ed esterne.
