Molti meno morti, molta meno distruzione, e forse oggi saremmo più vicini a una soluzione concreta, se Hamas non avesse mai compiuto gli attacchi terroristici del 7 ottobre 2023, con massacri che hanno sconvolto il mondo.

Da quel giorno, è stato un susseguirsi di errori gravissimi, una spirale autodistruttiva che sembra non avere fine.

La cosa più assurda è che non si capisce nemmeno perché continuino: qual è il senso di tutto questo?

Qual è l’obiettivo, se non alimentare un ciclo infinito di odio e devastazione?

Un numero così elevato di ostaggi civili israeliani in mano ad Hamas è un’arma potente che può produrre molti effetti, è  anche una spinta fortissima per convincere Israele a entrare a Gaza via terra.

Immagino (è una mia opinione personale) che l’idea di Hamas fosse quella che Israele avrebbe limitato i bombardamenti per non rischiare di uccidere gli ostaggi e avrebbe avviato subito le operazioni via terra per individuarli e liberarli.

Se i piani di Hamas erano quelli, Israele non li ha assecondati, perché da subito ha bombardato senza andare per il sottile (una reazione che comunque gioca a favore di Hamas perché mette in cattiva luce Israele sul piano internazionale) e ha ritardato l’offensiva terrestre, muovendosi con molta prudenza.

Soprattutto, non sembra che Israele abbia intenzione di trattare in alcun modo la resa degli ostaggi.

Qualunque fosse la ragione per cui Hamas ha preso gli ostaggi, tutto fa pensare che il destino di quelle povere anime sia ormai segnato.

Hamas era convinto che gli ostaggi sarebbero stati una terribile arma di pressione e intimidazione su Israele.

Il governo israeliano ha deciso di non consentirgli di utilizzarla, investendo Hamas, il suo territorio operativo (Gaza) e la sua catena di comando con una furia distruttiva che ha spazzato via tutto e tutti.

Se Hamas avesse restituito immediatamente gli ostaggi, è probabile che centinaia o addirittura migliaia di persone in meno sarebbero state uccise o ferite, poiché il conflitto in corso, compresi gli attacchi aerei e le operazioni di terra, si è intensificato in gran parte in risposta alla situazione degli ostaggi.

Non c’è stata una trattativa, non c’è stato un ultimatum.

Hamas non ha avuto nemmeno il tempo di organizzare una qualche forma di gestione degli ostaggi nè di spostarli al di fuori della Striscia, che è stata immediatamente isolata via mare e via terra.

Passata la bufera, ciò che restava di Hamas ha avuto la possibilità di restituire tutti gli ostaggi e c’è stato un accordo di scambio con un folto numero di palestinesi reclusi nelle carceri israeliane.

Quello era un buon momento per terminare le ostilità e risparmiare la vita ad altre migliaia di persone.

Ma Hamas non ha restituito tutti gli ostaggi e questo ha portato a una ripresa delle ostilità e a un massiccio intervento terrestre israeliano nella Striscia, con l’intento dichiarato di occuparla totalmente e per un tempo indefinito.

Ecco, questa seconda tranche di vittime si sarebbe potuta evitare.

Adesso si parla di nuova tregua.

Se dovesse funzionare, questa sarebbe un’altra occasione da prendere al volo per porre termine al conflitto e consentire la distribuzione di aiuti alla popolazione.

E in questa prospettiva, la restituzione degli ultimi ostaggi (una decina ancora in vita e 18 salme) ancora in mano ad Hamas giocherebbe a favore.

Ma Hamas non sembra voler accettare quest’ultima possibilità.

Ma lo scopo delle organizzazioni terroristiche è promuovere ed incrementare l’odio verso il nemico, non limitare le vittime, né del nemico né della loro parte

Hamas rappresenta l’esempio più chiaro di come l’odio, quando diventa la sola bussola, non porta liberazione né dignità, ma solo rovina.

L’odio può sembrare una forza, un’identità, ma alla lunga ti consuma.

Se quella rabbia fosse stata trasformata in visione, in costruzione, in orgoglio civile — per esempio, dimostrando che Gaza poteva diventare un modello di progresso, forse persino più avanzato di Israele in alcuni aspetti — oggi saremmo già a parlare di due popoli e due Stati, ognuno con la propria strada e il proprio futuro.

Evidentemente, chi controlla Hamas non è interessato alla fine della guerra ma ad ottenere il maggior numero di vittime tra la popolazione civile a Gaza, nella convinzione (a mio avviso del tutto illusoria) che questo comprometta la posizione politica internazionale di Israele.

Si è scelto il fanatismo, la vendetta, la retorica della distruzione.

E il prezzo lo pagano gli innocenti: generazioni cresciute sotto le bombe, vite interrotte, speranze cancellate.

Tutto per dimostrare cosa?

Che si è più bravi a odiare che a costruire?

Di Admin

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