
l rapporto tra Donald Trump ed Elon Musk è giunto al termine in modo burrascoso, con accuse e attacchi personali reciproci.
Questo spettacolo offre materiale succulento alla stampa e ai social media, da sempre critici verso la presenza del magnate tecnologico a Washington, ma risulta imbarazzante per l’immagine della democrazia occidentale.
Analizziamo gli eventi che hanno portato a questa escalation di insulti.
Quando un rapporto finisce si prova sempre a trovare il colpevole, chi dei due è venuto meno?
Chi ha tradito?
Se fosse una storia d’amore andremmo a cercare il terzo incomodo, ma qui non è il caso.
Allora si guarda al danaro.
Si, quello che muove il mondo – e spesso anche gli “affetti” e “l’amicizia”, due sentimenti che si sgretolano quando l’interesse finisce e la maschera cala.
l pomo della discordia tra Trump e il CEO di Tesla è stato la nuova Legge di bilancio approvata dalla Camera — la One Big Beautiful Bill Act — che taglia gli sprechi, riduce crediti fiscali distorsivi e mette al centro le priorità economiche del Paese: crescita, occupazione, energia competitiva.

Una manovra che riflette quanto promesso dal candidato repubblicano durante la campagna elettorale.
Nessuna sorpresa, dunque.
I tagli e la riduzione del debito pubblico sono stati il mantra di Trump in ogni comizio, tanto che appena rieletto ha nominato proprio Musk consulente speciale del nuovo Dipartimento per l’Efficienza del governo (DOGE).
Un’istituzione creata ad hoc per razionalizzare la spesa pubblica. il mandato era a termine: 130 giorni.
Musk accettava l’incarico con l’entusiasmo di un bambino al parco giochi e, solo dopo quattro mesi, annunciò con enfasi di aver contribuito ad un taglio di 175 miliardi nel taglio agli sprechi nel settore pubblico.
Si sentiva soddisfatto il patron di Tesla, nella consapevolezza che il suo contratto era scaduto.
Difatti, il 30 maggio nello Studio Ovale, Trump e Musk annunciavano la fine della collaborazione con sorrisi e abbracci.
Sembrava un finale sereno.
Ma il fuoco covava sotto la cenere.
Perchè?
Forse Musk sperava in una proroga ? Voleva raggiungere l’obiettivo simbolico dei mille miliardi di risparmi e passare alla storia?
Oppure si aspettava, che come contropartita alla sua consulenza gratuita, venissero garantiti fondi generosi alle sue aziende?
Aspettative disattese.
E lui ha perso il controllo.
Secondo i bene informati, pare che Musk sia saltato dalla sedia quando ha realizzato che i tagli previsti nel Big Beautiful Bill avrebbero colpito direttamente anche i suoi interessi.
E allora, come da copione, alzando il volume, drammatizzato lo scontro, recitato la parte del visionario tradito, ha attaccato quello che oramai era il suo ex amico, Donald.
Da qui, il delirio social: botta e risposta al vetriolo, senza filtri, a colpi di post su X e Truth Social.
Le dimenticanze di Musk Uno scontro frontale, senza mezzi termi, Musk su X ha scritto: “Senza di me Trump non avrebbe vinto” (dimenticando che l’inquilino della Casa Bianca è stato votato da circa 80 milioni di americani), “Trump è un arrogante” (dimenticando che il Beautiful Bill è una promessa elettorale); “Questa legge di bilancio aumenta il debito nazionale ( dimenticando che il Congressional Budget Office (CBO) ha stimato che anche se la legge aggiungerà 2.400 miliardi di dollari al deficit in dieci anni, i tagli per 1.600 miliardi e l’impatto positivo dei nuovi dazi, stimato dalla stessa CBO in 2.800 miliardi di risparmio, faranno calare il deficit di 500 miliardi).
Una serie di dimenticanze dettate più dal livore del momento che da una reale analisi economica.
Ma davvero Musk è preoccupato per il debito pubblico americano?
Difficile crederlo, osservando i conti in rosso delle sue aziende e le perdite milionarie accumulate negli ultimi mesi.
Il miliardario tech sa bene che, senza i tanti – tantissimi – fondi governativi il suo impero rischierebbe un declino disastroso.
La legge colpisce Musk?

Una lite che ha ancora contorni sfumati.
Chi l’ha davvero innescata?
Trump ai giornalisti ha dichiarato: “Conosceva i dettagli del provvedimento meglio di chiunque altro in questa stanza.
Ha avuto un problema solo quando ha scoperto che avremmo tagliato l’obbligo sui veicoli elettrici.”
Difatti, tra le misure previste è contemplata la graduale eliminazione del credito da 7.500 dollari per i veicoli elettrici entro il 2026 e il ridimensionamento di altri incentivi “green” introdotti da Biden nel 2022.
“Riforme necessarie per un sistema fiscale più equo, soprattutto in un momento in cui famiglie e imprese devono affrontare un’inflazione persistente e un deficit in crescita” – detta la dottrina presidenziale.
Ma il CEO di Tesla non ci sta.
E forse è facile capire perché: stiamo parlando di oltre 38 miliardi di dollari ricevuti da Tesla, SpaceX e le altre sue aziende.
Crediti ambientali, prestiti federali, contratti miliardari con NASA e Pentagono. Per anni Musk ha costruito il suo “capitalismo visionario” grazie al sostegno di fondi pubblici.
Trump non si fa intimidire Nel botta e risposta Musk è arrivato ad insinuare che il presidente fosse “nei file di Epstein”.
Una dichiarazione grave che porterà conseguenze.
Trump, da parte sua, ha dichiarato la sua delusione per l’ex amico, e forte del sostegno che i sondaggi gli accreditano, puntuale e senza freni, come il distintivo di questo suo secondo mandato, ha detto: “I contratti pubblici non sono una rendita garantita e il modo più rapido per risparmiare è tagliare i sussidi ai contratti di Elon”.
Il Paese si divide Lo scontro Elon-Donald ha aperto un vivace dibattito nel Paese, l’establishment progressista dipinge questa frattura come la “guerra del populismo contro l’innovazione”, mentre i repubblicani parlano di trasparenza, equità fiscale e coerenza.
Il GOP mostra compattezza, tuttavia alcuni senatori repubblicani hanno espresso perplessità su singole misure della legge.
E sebbene il partito al Senato può contare su una comoda maggioranza, ma non solida, qualche ombra sul voto finale resta.
