De Ficchy Giovanni

Credo sia ora che i pacifinti compiano alcuni significativi gesti di umiltà.

Intanto ammettendo di non aver capito nulla fin dall’inizio.

Quando cioè noi tutti provavamo a spiegare che non c’era niente di ragionevole nelle pretese della Russia.

Ma anche che le “cause profonde” di questa guerra criminale erano solo pretesti per nascondere la volontà di Putin di rivendicare il suo impero, e che non ha mai avuto alcun senso impegnarsi nella ricerca di una trattativa ad ogni costo con chi, da un quarto di secolo, governa applicando la sola legge del più forte ed ha violato ogni accordo, appena ha avuto l’opportunità politica e militare per farlo, senza pagarne le conseguenze.

L’Unione Europea, pensava di essere un porto sicuro di pace e stabilità.

Chi avrebbe mai pensato che un giorno saremmo stati noi a difendere il sacro fuoco della diplomazia in un mondo che sembra andare a fuoco come un vecchio palazzo in un film di serie B?

La nostra storia è scritta con l’inchiostro della riconciliazione, un’epopea piacevole e polverosa, dove non ci sono eroi, ma solo amministratori pubblici ben intenzionati.

Eppure, qui siamo, pacifisti convinti in un’epoca di conflitti, armamenti e leader che tirano fuori i muscoli come se dovessero partecipare a una competizione di bodybuilding.

La visione pacifista europea

Essere pacifisti non significa fuggire di fronte alle minacce, ma affrontarle con fermezza.

Noi crediamo fermamente nel diritto internazionale, come se fosse la nostra Bibbia.

Sì, il conflitto è parte della natura umana, ma questo non significa che dobbiamo sdraiarci e lasciarci calpestare dai criminali e dai dittatori. Ah, Putin, sempre lui, il fratello scomodo della famiglia geopolitica globale!

Non abbiamo bisogno di passare il tempo a cedere ai suoi capricci.

No, un pacifista non è un pacifinto, per quanto possa suonare bene.

Il dilettantismo della difesa

La nostra sicurezza non è un buffet a cui attingere liberamente; va difesa!

Non possiamo permettere che le minacce armate diventino azzardate e suicida come il protagonista di un film d’azione.

Così, mentre il nostro Ministro della Difesa ricorda che i cieli polacchi sono sia della NATO che dell’UE, ci rendiamo conto che in questo gioco di scacchi mortale, ogni pezzo ha un’importanza cruciale.

Un militare che sostiene Putin?

Non è solo un diverso punto di vista; è un traditore.

Ma certo, viviamo in un mondo libero dove anche i traditori possono esprimere le loro opinioni, purché non indossino una divisa.

La politica estera: un teatro dell’assurdo

E parliamo un po’ della politica italiana, un vero e proprio teatro dell’assurdo.

La Lega e il Movimento 5 Stelle, insieme come una coppia di ballerini improbabili durante un ballo di beneficenza, hanno votato contro l’ingresso dell’Ucraina nell’UE.

Hanno fatto entrare i militari russi in Italia e si sono inginocchiati davanti alla Cina, probabilmente in segno di rispetto.

È quasi poetico, se non fosse tragico.

La politica estera non può essere un circo dove ognuno fa il proprio numero senza preoccuparsi del significato più profondo delle proprie azioni.

E così, ci troviamo in un Parlamento europeo dove forze politiche si dimostrano più interessate alle elezioni che alla sicurezza dei loro cittadini. Questa è una situazione di emergenza, non solo politica, ma morale.

La copertura reciproca tra partiti è così evidente che ci si potrebbe chiedere se stiano recitando una commedia del terrore senza nemmeno accorgersene.

Ritorno all’ignoto: il passato come monito

Il Presidente della Repubblica ha fatto riferimento a un tempo precedente alla Prima guerra mondiale.

Ottima scelta!

È esattamente ciò di cui abbiamo bisogno: più storie di catastrofi globali per confortarci nel nostro angolo di ottimismo.

Il rischio è palpabile, e l’inconsapevolezza dilaga come una malattia contagiosa.

La gente non percepisce il pericolo.

Un vero peccato, perché questo dà a personaggi come Putin la sensazione di poter osare, sfidare e provare la resistenza delle nostre linee difensive.

È un gioco pericoloso, e purtroppo sembra che la coreografia non preveda eventuali errori.

L’errore di appeasement: mai più!

Ecco un’altra lezione dalla storia: non possiamo pensare che concedere territori e diritti sia sufficiente a placare la brama di potere.

L’accordo tra Stalin e Hitler è un capitolo da non dimenticare, una lezione di vita che sembra esserci sfuggita.

Offrire in sacrificio la carne dei Sudeti non ha placato il mostro, ma ha creato le condizioni per una guerra devastante.

E noi, in Europa, abbiamo chiesto a Putin di negoziare quando in realtà avremmo dovuto dirgli di piantare i suoi piedi sul suolo russo e lasciarci in pace.

Oggi, gli Stati Uniti hanno un ex presidente che ignora le alleanze e invece alimenta la divisione interna.

Siamo tutti spettatori di uno spettacolo grottesco, dove ci vorrebbe un bravo regista per riportare la situazione sotto controllo.

E noi, invece di restare i paciosi cani da guardia dell’ordine mondiale, dobbiamo rizzarci in piedi e iniziare a ringhiare.

Informare l’opinione pubblica: il nostro dovere

Infine, l’opinione pubblica deve essere informata, non solo per essere svegliata dalla sua apatia, ma per evitare che si continui a credere che la soluzione sia allearsi con chi ci minaccia.

La storia ci ha insegnato che le coalizioni sbagliate portano a conseguenze disastrose.

Se non lo comprendiamo, rischiamo di tornare a vivere le tragedie del passato, questa volta vestiti di modernità e con un sorriso sulle labbra.

In conclusione, l’Europa deve rimanere un faro di pace, nonostante le tempeste che infuriano intorno a noi.

Siamo convintamente pacifisti, ma sappiamo che la pace va conquistata, non data per scontata.

E se c’è una cosa che la storia ci ha dimostrato, è che chi non impara dal passato è destinato a riviverlo… questa volta con un buddista pacifista al comando.

.E magari pure vegano, che almeno le cavallette sarebbero salve.

Ma non illudiamoci, eh, perché pure il Dalai Lama, messo alle strette, tirerebbe fuori l’artiglieria pesante.

Il problema è che ‘sta storia è un loop infinito: oppressi che diventano oppressori, ideali che si trasformano in pretesti, e la ruota gira, gira, gira, macinando sempre gli stessi sogni e le stesse speranze.

Quindi, che ci sia un santone illuminato o un dittatore sanguinario al timone, la sostanza non cambia: qualcuno starà sempre a piangere e qualcun altro a far festa.

E noi, poveri cristi, nel mezzo, a cercare di capire da che parte stare, o magari, più semplicemente, come sopravvivere.

Sarà un bel film, no?

Di Admin

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