De Ficchy Giovanni

Riflettendo su quanto fosse epico e grandioso l’eroe Sandokan agli occhi di un bambino di cinque anni, si risvegliano ricordi di un’infanzia piena di avventure, colori e una fascinazione quasi sconsiderata per questo personaggio.

Sandokan non era solo un eroe televisivo; rappresentava un simbolo di libertà, coraggio e giustizia in un mondo dove il bene combatteva contro il male.
La serie, andata in onda per la prima volta nel 1976 e diretta da Alberto Negrin, ha lasciato un’impronta indelebile nella memoria collettiva italiana.
La Riforma della Rai del 1975
L’avvento di Sandokan coincide con un periodo cruciale per la televisione italiana, segnato dalla Riforma della Rai del 1975.

Questo cambiamento mirava a implementare una sorta di pluralismo interno, rendendo più concorrenziali i due canali esistenti, e anticipando la creazione di un terzo canale.
L’intento era chiaro: trasformare la televisione in una vera e propria azienda, capace di generare ricavi non soltanto tramite il canone, ma anche attraverso la pubblicità e il merchandising. In questo contesto, Sandokan emerge come il primo vero esempio di merchandising televisivo italiano, dando il via a un fenomeno che avrebbe influenzato profondamente il panorama mediatico e commerciale del Paese.
Il Fenomeno Sandokan
A partire dalla sua trasmissione, il volto di Kabir Bedi, che interpretava il protagonista, divenne rapidamente un’icona popolare.

Le immagini del suo faccione apparivano ovunque: su magliette, giocattoli, album di figurine, libri, quaderni e borse.
Ogni oggetto riportante il volto dell’eroe contribuiva a creare un universo di affezione attorno a Sandokan, rendendolo parte integrante del vissuto quotidiano dei bambini di quel tempo.
Non si può parlare di Sandokan senza menzionare la celebre sigla cantata dai fratelli De Angelis, che, con il suo ritmo incalzante e il testo evocativo, contribuì in modo significativo al successo della serie.

Questa canzone, infatti, divenne un vero e proprio jingle che accompagnò le giornate di tanti italiani, rimanendo impressa nella memoria collettiva anche in versioni parodiche e dissacranti.
Record di Ascolti e Internazionalizzazione
Con una media di 27 milioni di telespettatori, Sandokan si guadagnò il titolo di sceneggiato televisivo più visto nella storia della televisione italiana.
Va sottolineato che, oltre al successo nazionale, si trattò anche di un primo tentativo veramente riuscito di esportazione di un prodotto Rai verso altri Paesi.
La serie fu trasmessa in ben ottantacinque nazioni, inclusi gli Stati Uniti, aprendo così le porte a una serie di co-produzioni internazionali.
Questa nuova strategia rappresentò un passo decisivo per la Rai, culminando con produzioni ambiziose come “Gesù di Nazareth” di Franco Zeffirelli, una delle opere televisive più costose di tutti i tempi, realizzata l’anno successivo.
L’Avventura al Cinema
Sandokan non si limitò alla televisione, ma approdò anche al cinema, sebbene con risultati meno favorevoli. Furono realizzati due lungometraggi che riassumevano la serie, oltre a un film inedito intitolato

“La tigre è ancora viva: Sandokan alla riscossa”, uscito un anno dopo e diretto dallo stesso Sollima. Questi film cercarono di capitalizzare sulla popolarità del personaggio, ma non raggiunsero il medesimo livello di successo della serie televisiva.
Negli anni successivi, si tentò nuovamente di riaccendere l’interesse per Sandokan con un seguito nel 1996, prodotto dalle reti Mediaset, che vedeva la partecipazione di Kabir Bedi ma arrivava privo della direzione artistica di Sollima.
Quest’ultimo criticò aspramente l’operazione, considerandola un tentativo di sfruttare un marchio iconico senza rispettarne l’eredità.
Recentemente, si parla di un nuovo adattamento con Can Yaman, il che dimostra come la figura di Sandokan continui a suscitare interesse e ispirazione anche nelle nuove generazioni.
Nostalgia e Futuro Restauro
È piuttosto triste constatare come un prodotto così iconico e importante per la storia della televisione italiana, pur essendo presente su Raiplay, non abbia ancora ricevuto un trattamento di restauro da parte della Rai, come invece è avvenuto per altre opere significative come “Spazio 1999”.
La mancanza di un’edizione restaurata di Sandokan rappresenta non solo una perdita per gli appassionati, ma anche una mancanza di riconoscimento per un fenomeno culturale che ha segnato un’epoca
In conclusione, Sandokan non è stato solo un personaggio, ma un vero e proprio mito per molti bambini di quegli anni ’70.
La sua figura ha saputo incarnare valori di avventura, giustizia e libertà.
Rappresenta un tassello fondamentale della cultura popolare italiana, un simbolo di una televisione che sapeva emozionare e coinvolgere generazioni intere.
Ancora oggi, la nostalgia per quelle immagini e quelle storie riemerge nei racconti di chi ha vissuto quell’epoca, mentre ci si augura che un giorno venga riconosciuta l’importanza di questo pezzo di storia televisiva con un adeguato restauro e una celebrazione del suo lascito.
