Il ‘macronismo’ nacque nel 2017 come un esperimento centrista e tecnocratico: un movimento di élite che doveva superare la destra e la sinistra.

La Danza dei Premier: Il “Record” di Sébastien Lecornu

Ah, la politica francese!

Un vero e proprio palcoscenico dove i protagonisti cambiano come le stagioni.

Questa volta, il dramma si è consumato in un tempo da record: ventisette giorni.

Sì, avete capito bene, ventisette!

È come se avessimo appena assaporato il primo caffè al bar e poi ci fossimo già dimenticati di pagarlo. Così ha fatto Sébastien Lecornu, il premier che ha battuto il record del mandato più breve della Quinta Repubblica.

Nominato il 9 settembre, il povero Lecornu è riuscito nell’incredibile impresa di dire “Arrivederci” al suo ufficio prima ancora di decidersi su quale foto appendere alla parete

. Se pensate che la sua successione sia avvenuta in un periodo di tranquillità, vi sbagliate di grosso.

Domenica sera, durante la presentazione della squadra di governo, è scoppiata una crisi che nemmeno un film di Kubrick avrebbe potuto prevedere.

Le tensioni sono esplose con la riconferma di Bruno Le Maire alle Armate e l’esclusione di figure chiave della coalizione centrista.

Una vera e propria tempesta in un bicchier d’acqua, insomma.

Immaginate la scena: Lecornu, vestito di tutto punto, pronto a dire al mondo cosa intende fare per il suo governo.

E invece, si ritrova a dover comunicare al presidente Macron le sue dimissioni.

Qui c’è da chiedersi: ma che fine hanno fatto i progetti di governo?

Erano stati scritti su una bolla di sapone, pronti a svanire con il primo colpo di vento?

Ecco, dunque, Lecornu che fa visita all’Eliseo nella notte.

Una mossa degna di un thriller politico, con il presidente Macron che, tra un sorso di caffè e uno sbadiglio, accetta le dimissioni come se stesse semplicemente annullando un abbonamento a una rivista. “Il Presidente della Repubblica ha accettato le dimissioni del Primo ministro.”

Voilà, un’altra pagina della storia francese girata.

Ma non è solo la politica a risentire della situazione.

A Parigi, il mercato ha reagito come se avesse visto un clown in un funerale.

Il CAC 40, l’indice dei titoli azionari, ha perso oltre l’1,7%.

Qualcuno deve aver detto ai mercati: “La Francia è ingovernabile”, perché i titoli bancari e assicurativi sono crollati.

È un segnale chiaro, signori e signore: la fiducia nei nostri governanti è più fragile di un castello di carte.

E come sempre accade in questi casi, i politici dell’opposizione sono scesi in campo.

Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National, ha preso il microfono e ha chiesto la dissoluzione dell’Assemblea nazionale e un ritorno alle urne.

Perché, si sa, in momenti di crisi, l’unica soluzione è far ballare il popolo al ritmo di nuove elezioni, come se non avessimo già assistito a questo balletto innumerevoli volte.

Marine Le Pen, invece, ha optato per il silenzio.

Una scelta astuta, visto che il potere spesso crolla da solo e non c’è bisogno di mettere in scena un “I told you so”.

Magari sta preparando un grande ritorno, ma nel frattempo ha deciso di accoccolarsi in un angolo e godersi lo spettacolo.

Del resto, perché sprecare energie quando il disastro è evidente e i suoi avversari si buttano giù da soli?

Ma torniamo per un attimo al furbo Sébastien, il quale ha probabilmente ricevuto un “bravo” da tutti gli ex premier che hanno fatto della brevità un’arte.

Dopo tutto, chi non vorrebbe entrare nel libro dei record?

Certo, non del modo più brillante possibile, ma pur sempre un record.

Magari sarà ricordato come il premier che ha aperto la strada a nuovi arrivi, come un autobus che carica e scarica gente in continuazione.

Già, perché è evidente che con ogni cambio di governo, la Francia deve fare i conti con il rischio di finire in una sorta di viaggio on the road, senza mai arrivare a destinazione.

Chi avrà il prossimo posto nella carrozza?

La scommessa è aperta.

Allora, cosa ci insegna questa mini-serie di episodi politici?

Forse la risposta è che, nella danza delle elezioni e dei governi, ci si può divertire un po’, almeno finché qualcuno non decide di prendersi troppo sul serio.

I cittadini, infatti, non possono far altro che ridere (o piangere) di fronte a questa tragicommedia, mentre gli investitori osservano preoccupati il loro portafoglio Peccato?

Poco importa.

E così termina la prima puntata della saga Lecornu, un episodio che resterà nella memoria collettiva come un esperimento riuscito male.

O, come si dice in Francia, un “fiasco”.

Ma tant’è, la vita continua e, con essa, il palcoscenico della politica.

Chi sarà il prossimo protagonista a calcare le scene?

Soltanto il tempo ce lo dirà, ma nel frattempo, continueremo a gustarci il dramma, il divertimento e, perché no, il cinismo che caratterizzano le cronache politiche francesi.

In fondo, ciò che conta è che noi, spettatori della storia, possiamo goderci lo spettacolo.

E mentre brindiamo a Lecornu, magari pensando: “Almeno ha avuto il coraggio di fare il primo passo”, aspettiamo con ansia il prossimo atto di questa commedia che sa di tragico e comico allo stesso tempo. Santé!

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