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I Leader del Mondo Arabo Rifiutano di Partecipare al Vertice con Putin: L’Ironia di un’Occasione Perse

Il primo vertice russo-arabo, che avrebbe dovuto segnare un epocale incontro tra Vladimir Putin e i leader della Lega degli Stati Arabi, si è rivelato essere un grande bluff, un po’ come un numero di magia andato storto.

Annunciato con gran fanfara lo scorso aprile, il summit programmato per il 15 ottobre doveva essere un’occasione imperdibile, un palcoscenico sul quale la Russia poteva mostrare la sua influenza nella regione araba.

E invece?

È successo tutto il contrario.

Con la stessa grazia di un elefante in una cristalleria, Mosca ha tentato di radunare i campioni della politica arabo-islamica.

Ma, ahimè, solo pochi dei 22 leader invitati si sono degnati di rispondere all’appello di Putin.

Il nuovo presidente siriano Ahmed al-Sharaa e il segretario generale della Lega Araba, Ahmed Aboul Gheit, si sono fatti avanti, ma dove erano i veri “pesi massimi” della scena politica?

Volete sapere?

A quanto pare, erano impegnati altrove, in eventi più interessanti, come il brunch della domenica o una maratona di Netflix.

Doveva esserci il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, il presidente degli Emirati Mohammed bin Zayed Al Nahyan, e il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, ma “oops”, niente da fare.

La loro assenza ha chiarito un concetto fondamentale: l’appeal di Putin nel mondo arabo potrebbe non essere così travolgente come sperava. Magari le promesse di dolci affari commerciali e alleanze strategiche non bastano a far venire a Mosca i leader di questi paesi.

Il Cremlino, visibilmente deluso dalla mancanza di partecipazione, non ha potuto fare altro che annunciare la cancellazione del summit, addossando la responsabilità agli eventi geopolitici in corso, in particolare il processo di pacificazione a Gaza secondo il piano di Trump.

Ironico, vero?

Un incontro programmato per discutere di cooperazione e alleanze è stato affossato da eventi esterni, mentre i leader arabi sembravano più interessati a preservare le loro comodità piuttosto che entrare a far parte di un’alleanza moscovita.

E così, mentre Mosca cercava di rafforzare la sua immagine di potenza nel mondo arabo, il risultato è stata una scomoda cancellazione che ha lasciato il Cremlino con un pugno di mosche.

La reiterata promessa di un rinvio del summit suona come una dolce melodia che fatica a convincere i disillusi leader arabi.

Si può immaginare la scena: “Dai, rimanete! Ci vediamo la prossima volta!”, dice Putin, mentre i leader arabi scappano via come se avessero visto un cobra.

La frustrazione di Mosca è palpabile, ma la situazione solleva interrogativi più ampi sulle relazioni russo-arabe.

Sarà possibile ricucire il rapporto?

O i leader arabi preferiranno piuttosto restare lontani dalle gaffe diplomatiche di Putin?

Con un altro vertice fissato nel futuro incerto, i mediatori internazionali possono solo incrociare le dita.

Forse la prossima volta gli invitati arriveranno in tempo, o magari decideranno di mandare un simpatico messaggio di scuse – un emoji che esprima il loro affetto per il presidente russo.

In ultima analisi, ciò che emerge da questa situazione è la fragilità delle alleanze nel contesto internazionale.

Non è solo una questione di presenza fisica; è una questione di fiducia, rispetto e, naturalmente, opportunismo politico.

La Russia, al momento, sembra aver sottovalutato la capacità dei leader arabi di dire “no”, e questo è un insegnamento prezioso per chiunque cerchi di navigare le complesse acque della diplomazia globale.

Allora, mentre il mondo osserva il Cremlino cercare di rimettersi in carreggiata, una domanda rimane aperta: la Russia avrà mai il coraggio di affrontare il fatto che il suo fascino sta svanendo?

Solo il tempo potrà dirlo, ma nel frattempo, possiamo goderci lo spettacolo dell’arte della diplomazia, con tutte le sue cadute e risalite, come un bel dramma in cinque atti di cui siamo tutti spettatori.

Di Admin

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