Il Ministro Salvini

Corte dei Conti e Ponte sullo Stretto: quando il contrappeso diventa zavorra

Se pensate che la burocrazia italiana sia una delle meraviglie del mondo contemporaneo, eccomi qui per raccontarvi una storia che vi farà ricredere.

Al centro della nostra narrazione troviamo la Corte dei conti, quel magnifico organo di controllo che, con la sua lente d’ingrandimento, ha deciso di negare la registrazione a una delibera CIPESS che prometteva di stanziare ben 13,5 miliardi di euro per la costruzione del famosissimo Ponte sullo Stretto di Messina. Ma chi pensava che un progetto di tale portata potesse procedere senza intoppi?

Certo, non noi!

In Italia, quando si parla di sviluppo infrastrutturale, le cose tendono a farsi complicate.

Qui non ci troviamo di fronte a un semplice rilievo tecnico su un singolo appalto, ma a un atto di valore politico e strategico, deliberato da un governo legittimamente eletto.

Sì, proprio quel governo che ci promette ponti, strade e opere faraoniche, ma che è ostacolato da una Corte dei Conti che sembra avere una vera e propria passione per il freno a mano.

Dovremmo esaminare il ruolo della Corte dei conti in questa commedia dell’assurdo. Secondo l’articolo 100 della Costituzione e la legge n. 20 del 1994, il suo compito è garantire la legittimità degli atti pubblici, non entrare nel merito delle scelte politiche.

Ma come sempre, la realtà si prende delle libertà creative.

Quando il controllo preventivo si trasforma in un intralcio all’operato di un governo, corriamo il rischio che quella che dovrebbe essere una salvaguardia si tramuti in una zavorra, capace di affondare le navi più promettenti.

In altri Paesi europei, come Francia e Germania, le Corti dei conti svolgono controlli successivi, limitandosi a riferire inefficienze e malefatte ai Parlamenti.

Ma in Italia, evidentemente, trovare una soluzione semplice è troppo banale.

La Corte dei conti si erge a paladina della burocrazia, decidendo che non solo può mettere in discussione ciò che è stato approvato dal Consiglio dei ministri, ma può anche fermarlo sul nascere.

Ma perché spendere miliardi per costruire un ponte, quando possiamo semplicemente bloccato tutto in nome della “legalità”?

E mentre altrove i cantieri stanno per essere completati, qui da noi assistiamo a un balletto di pareri, bollinature e contro-rilievi che renderebbero orgoglioso qualsiasi burocrata del secolo scorso.

Il Ponte sullo Stretto è un progetto destinato a cambiare la geografia economica del Paese.

Sì, esatto, l’abbiamo già detto, ma ripetiamolo: un ponte che potrebbe rappresentare un collegamento cruciale tra Sicilia e Calabria, un vero “ponte verso il futuro”.

Eppure, in questo teatro dell’assurdo, ci troviamo a discutere di quanto sia giusto che la Corte dei conti possa bloccare opzioni strategiche, lasciando il potere decisionale in mano a funzionari e revisori.

Quindi, se pensate che la sovranità popolare possa contare qualcosa, vi sbagliate di grosso.

In Italia le scelte strategiche spettano alla politica… ah no, aspetta, forse toccano alla burocrazia.

Chi lo sa?

Se ogni grande decisione deve passare attraverso il setaccio di funzionari che credono di sapere cosa sia meglio per il Paese, allora, cari amici, siamo messi bene.

Già, perché mentre altri Paesi procedono con determinazione verso il progresso, noi restiamo impantanati in una melassa di regolamenti e cavilli, perfettamente conformi, ma completamente immobili.

Ma non vi preoccupate!

La burocrazia è qui per aiutarci.

La Corte dei conti potrebbe aver bisogno di un po’ di tempo (decenni, forse?)

per riflettere sulle opere da approvare.

Dopotutto, non è che ci sia fretta, giusto?

Cosa sono in fondo cinque o sei lustri quando parliamo di un ponte?

Chissà, magari nel frattempo arriverà un nuovo governo con nuove idee… o forse no?

In questo contesto di paralisi istituzionale, è evidente che sarebbe ora di spostare il controllo dal “prima” al “dopo”

. Potremmo finalmente potenziare la trasparenza e la responsabilità sull’esecuzione e sui risultati, piuttosto che bloccarsi in partenza.

Ma ehi, si sa, il cambiamento è sempre difficile.

Lasciamo pure che i cittadini attendano ancora qualche decennio; tanto alla fine, che importa?

Perché, vedete, il vero compito della Corte dei conti non è mai quello di fermare lo sviluppo.

No, certo che no!

È piuttosto di assicurarsi che le risorse pubbliche siano spese bene e fino in fondo, senza mai dimenticare di inserire un bel timbro di approvazione.

Ma chi ha bisogno di un ponte quando abbiamo così tanta burocrazia?

In conclusione, il Ponte sullo Stretto non deve essere “bollinato”: va semplicemente costruito!

Stiamo parlando di un’infrastruttura vitale, di un sogno che si nutre di promesse e speranze, e non di un gioco di carte in cui l’obiettivo è vedere chi riesce a ritardare la partita più a lungo.

Ma in Italia, sembra che i sogni debbano aspettare in fila dietro i nostri cari burocrati, sempre pronti a tirare il freno a mano quando meno ce lo aspettiamo.

Così, mentre l’Europa corre a passo spedito verso il futuro, noi rimaniamo qui, bloccati dall’incredibile peso di una zavorra chiamata burocrazia.

Di Admin

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