Gli abbagli tragici di una certa sinistra: 1979,

Nel 1979, il mondo assisteva a uno dei cambiamenti più tumultuosi della storia moderna: la rivoluzione islamica in Iran.

Era un periodo segnato da speranze e illusioni, da sogni di libertà e democrazia che si scontravano con la realtà di un regime oppressivo.

In questo contesto, il New York Times pubblicava un articolo del professor Richard Falk, docente di diritto internazionale a Princeton, il cui titolo evocativo – “fidarsi di Khomeini” – emanava un profumo di ottimismo che rasentava il ridicolo.

Già, perché chi non vorrebbe fidarsi di un uomo che promette di rovesciare un tiranno?

Ma la bella favola si trasformò ben presto in un incubo, e ora, a distanza di cinquant’anni, ci chiediamo: ma che ci è saltato in mente?

Falk scriveva con fervore che l’Iran era sull’orlo di un’epoca d’oro, dove la democrazia avrebbe preso piede come un bel giardino fiorito in piena primavera.

Ma chissà se avesse mai immaginato che il fiore sarebbe stato un cactus spinoso, capace di pungerti in ogni momento.

L’idea che gli ayatollah avrebbero trasformato il paese in un modello democratico per i paesi del Terzo Mondo è, oggi, materia di un film horror piuttosto che di un sogno politico.

Ma non preoccupatevi, cari lettori!

Questo delirio di ottimismo non è affatto limitato a Falk o alla sinistra degli anni ’70.

No, no, la storia si ripete!

Le attuali forze politiche italiane, quelle stesse che hanno visto la luce della ragione nel volere di un guru qualunque, sembrano tributare una venerazione simile per le “rivoluzioni” che sorgono nei luoghi più improbabili.

Con un pizzico di ironia, si potrebbe dire che grillini e soci non hanno certo fatto progressi nel loro cammino verso la saggezza.

Prendiamo ad esempio il movimento 5 Stelle. Impegnati nel loro proclama di “buon governo”, sembrano essersi dimenticati che spesso le promesse di cambiamento portano a risultati disastrosi.

Ricordiamo tutti l’entusiasmo con cui sono stati accolti come i salvatori della patria, solo per trovarci, invece, a navigare in un mare di naufragi e utile “wishful thinking”.

Se la sinistra americana aveva riposto la propria fiducia in Khomeini, i nostri moderni politici sembrano aver trovato i propri Khomeini in poster appetitosi, ricchi di slogan ma vuoti di sostanza.

Ancora oggi, ci sono coloro che pensano che un cambio di regime, di qualsiasi tipo, possa portare a un domani migliore, ignorando del tutto la lezione avuta con l’Iran.

“Basta un po’ di coraggio e buona volontà”, sembra dirci questa visione arcobaleno del mondo.

E così, tra un meme e l’altro, la sinistra continua a sognare rivoluzioni che non sono mai state.

Ma torniamo per un momento a quell’Iran che Falk descriveva come un modello.

Cosa abbiamo scoperto, dopo decenni di regno degli ayatollah?

Che il paese è una teocrazia medievale, dove le libertà civili sono state soffocate e un’intera generazione è cresciuta sotto il giogo di regole oppressive.

Ma hey, chi ha bisogno di libertà quando puoi vivere in un mondo in cui la religione è l’unica legge?

Un vero sogno per i difensori dei diritti umani, eh?

E non finisce qui.

La sinistra continua a minacciare di ripetere gli stessi errori, dando fiducia a movimenti che promettono il cambiamento senza rendersi conto che quel cambiamento potrebbe essere più simile a un ritorno indietro piuttosto che a una vera evoluzione.

È incredibile vedere come quelle stesse menti brillanti che una volta si sono illuse di Khomeini oggi possano lanciarsi in un altro affascinante progetto di “riqualificazione” sociale e politica, pregando affinché non si tratto di un’altra occasione perduta.

Poniamoci quindi questa domanda: davvero possiamo fidarci di un processo rivoluzionario? Sarebbe sufficiente guardare oltre l’orizzonte, osservare quello che è accaduto altrove e comprendere che non esiste un’ascensore per il progresso, solo scale ripide e faticose da percorrere. Eppure, c’è sempre qualcuno che sembra avere la chiave per aprire la porta del futuro, ignorando gli avvertimenti del passato.

La lezione dell’Iran dovrebbe esserci chiara, ma la storia ha un terribile senso dell’umorismo.

La sinistra continua a crogiolarsi nella sua illusione di un mondo perfetto, mentre il resto di noi deve fare i conti con le conseguenze di tali sogni.

E così continuiamo a osservare, a ridere amaramente e, forse, a piangere per coloro che cadono nel trappolone della credulità, come i sostenitori di Khomeini nel 1979.

In conclusione, la vera tragedia non è solo la capacità di una certa sinistra di scivolare nei medesimi abbagli, ma è il prezzo che tutti noi paghiamo per la loro mancanza di saggezza.

Perché se c’è una cosa che abbiamo imparato da Khomeini, è che fidarsi è bene, ma non fidarsi di chi promette il paradiso in terra è certamente meglio.

E ora, mentre ci troviamo a riflettere su queste questioni, ci viene da chiedere: chi sarà il prossimo a farci ridere amaramente nel nostro viaggio attraverso la storia?

Di Admin

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